IL SACRAMENTO DELLA CONFERMAZIONE – seconda parte

III.    Il «rito» della Confermazione

Dopo queste necessarie premesse dottrinali diventa agevole comprendere il rito liturgico della Confermazione che é estremamente breve e semplice.

Occorre distinguere tra il Sacramento conferito nel contesto dell’iniziazione cristiana degli adulti e nel diverso contesto dell’Iniziazione cristiana dei bambini battezzati fin dalla nascita.

Iniziazione cristiana degli adulti. La Confermazione é conferita nella Veglia pasquale appena che i neofiti sono stati battezzati e prima di accedere all’altare per il Sacrificio divino e la recezione del Corpo e sangue del Signore. Il Vescovo o il presbitero, dopo i riti battesimali, procede al rito  crismale: rivolta una breve monizione, impone le mani sui neofiti e recita l’antica prece sacramentale, quindi accostandosi ad ognuno, impone sul capo la mano destra e col pollice unge la fronte in forma di croce col Crisma, pronunziando la formula stabilita. Quindi accoglie i cresimati col segno della pace.

(lettura dei testi dal rituale della Confermazione)

L’antica e breve prece sacramentale, enumerando i sette doni dello Spirito Santo secondo il testo del profeta Isaia (Cfr. Is 61, 1-2) ha un forte richiamo alla pienezza del dono dello Spirito Santo, che, come fu dato al Signore (Battesimo) e alla Chiesa (Pentecoste) viene elargito su ciascun cresimato nella Confermazione.

Iniziazione cristiana dei fanciulli già battezzati. Il rito nella sua essenza e brevità é identico, tuttavia esso é celebrato in qualsiasi altro giorno (si preferisce la domenica) secondo la necessità e le leggi dell’Anno liturgico ed é preceduto dal rinnovamento da parte dei cresimandi delle Promesse battesimali (rinuncia a satana e professione di fede). Questo elemento sta ad affermare lo stretto legame della Confermazione col Battesimo.

Il ruolo dei Padrini (o Madrine) ha un significato sia per i catecumeni adulti, sia per i cresimandi, in quanto rappresentano un sostegno opportuno nella testimonianza e nella educazione cristiana dei cresimandi.

 

1.  L’ordine dei sacramenti nell’Iniziazione cristiana

Vi sono due modelli che influenzano rispettivamente l’Iniziazione degli adulti e quella dei bambini già battezzati e che si rapportano ai due grandi eventi evangelici che costituiscono il mistero della Confermazione: la «teofania» al battesimo di Gesù e la Pentecoste.

La prima offre il modello all’Iniziazione degli adulti, la seconda a quella dei fanciulli.

1 – Nell’Iniziazione degli adulti i tre sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia vengono celebrati in un unico rito liturgico, nella Vegli pasquale e seguono secondo l’ordine tradizionale: Battesimo, Cresima ed Eucaristia. L’evento di riferimento é il battesimo di Gesù nel quale si dice che il Signore dopo il battesimo ricevette il dono dall’alto dello Spirito Santo e successivamente nel deserto fu servito dagli angeli (cfr. Mt 4, 11). Ebbene i neofiti, sul modello del battesimo di Cristo, escono dal fonte battesimale e ricevono l’unzione crismale (cresima) per poi accostarsi alla Comunione sacramentale.

2 – Nell’Iniziazione dei fanciulli si realizza un ordine diverso: il Battesimo subito dopo la nascita, la Confessione e la prima Comunione al subentro dell’uso di ragione, infine, dopo una congrua catechesi la Cresima. Un ordine diverso quindi: Battesimo, Eucaristia e Cresima. L’evento di riferimento é lo stesso evento pasquale nel quale gli Apostoli, purificati dal Battesimo e dalla parola di Cristo, secondo l’affermazione del Signore nell’ultima Cena: «Voi già siete mondi» (cfr. Gv 13, 10) ricevono lì Eucaristia e nella successiva Pentecoste il dono dello Spirito Santo, già anticipato la sera di Pasqua.

I due ordini sono ritenuti dalla Chiesa ugualmente legittimi, anche se il dibattito in materia resta aperto ed alquanto vivace. Tuttavia il fatto che le due possibilità siano attestate dai vangeli, ossia nell’evento fondante dei Sacramenti stessi, consente una loro legittima celebrazione.

 

2.  L’età della Confermazione e la sua preparazione

L’età della Confermazione riguarda i bambini già battezzati da infanti e non certo gli adulti che in ore diverse della loro vita vengono alla fede.

I bambini battezzati, fino all’uso di ragione non possono perdere lo stato di grazia santificante, come ha stabilito il Concilio Tridentino: « Rigenerati, infatti, dal lavacro del battesimo e incorporati a Cristo, non possono a quell’età perdere la grazia di figli di Dio, che hanno acquistato »[1]. Tuttavia appena subentra l’uso di ragione, che per il Codice di Diritto Canonico é presunta col compimento del settimo anno di età[2], i bambini cristiani hanno il diritto e il dovere di ricevere i sacramenti della Riconciliazione, dell’Eucaristia e della Cresima per tutelare ed alimentare la vita di grazia santificante, che inizia ad essere insidiata dal risveglio della concupiscenza. Tale diritto e dovere é proprio di ogni cristiano e neppure la Chiesa lo può conculcare, secondo la sentenza del Dottore angelico ripresa nella Quam singulari: «Il fanciullo, giunto che sia a quest’uso della ragione, immediatamente e per diritto divino, contrae tal obbligo, da cui non può essere affatto liberato dalla Chiesa» (In 3 P.S. Thom., disp.214, c.4, n.43).  Con l’età della discrezione subentra pure il dovere dell’osservanza del precetto pasquale, secondo il canone tridentino: «Se qualcuno negherà che tutti i fedeli cristiani dell’uno e dell’altro sesso, giunti all’età di ragione, sono obbligati ogni anno a comunicarsi almeno a Pasqua, secondo il precetto della santa madre Chiesa: a. s. »[3].

In tal senso il decreto Quam singulari (8 agosto 1910) del papa san Pio X stabilisce, fra le altre cose:

  1. – L’età della discrezione tanto per la Confessione quanto per la Comunione è quella in cui il fanciullo comincia a ragionare, cioè verso il settimo anno, sia al di sopra di esso, sia anche al di sotto. Da questo momento comincia l’obbligo di soddisfare all’uno e all’altro precetto della Confessione e della Comunione.
  2. – Per la prima Confessione e per la prima Comunione non è necessaria una piena e perfetta cognizione della dottrina cristiana. Però il fanciullo dovrà in seguito venire imparando il catechismo intero, in modo proporzionato alle forze della sua intelligenza.

III. – La conoscenza della Religione che si richiede nel fanciullo, perché possa prepararsi convenientemente alla prima Comunione, consiste in questo, che egli comprenda, per quanto lo consentano le forze della sua intelligenza, i misteri della Fede necessari di necessità di mezzo, e sappia distinguere il Pane eucaristico dal pane comune e materiale, per potersi accostare alla santissima Eucaristia con quella devozione di cui è capace la sua età.

In base a questo decreto quindi, i genitori e i parroci sono tenuti a impartire ai loro piccoli una breve ed essenziale catechesi sugli elementi primari della fede per poi procedere a conferire loro i sacramenti suddetti.

Il Catechismo Tridentino sembrerebbe indicare per la Confermazione l’arco di tempo che intercorre tra il settimo anno (età della discrezione) e il compimento dei dodici anni. Afferma il catechismo:

«Pur non essendo necessario attendere il dodicesimo anno di età, é bene ad ogni modo differire il sacramento [della Cresima] fino al settimo»[4].

L’età dei dodici anni potrebbe essere significativa in rapporto con il compimento dei dodici anni del Signore (cfr. Lc 2, 42), quando nel tempio di Gerusalemme, secondo l’antica legge, celebrò la sua maggiore età, ma anche potrebbe consentire quella maggior maturità di fede che il bambino potrebbe ragionevolmente acquisire con un’adeguata catechesi tra la prima Comunione (sette anni) e la Confermazione (dodici anni).

Se la Confermazione, conferita in prossimità della prima Comunione (prima o dopo, ma sempre dopo la prima Confessione), può certamente contribuire da subito a mettere a frutto la grazia specifica del sacramento per la crescita cristiana del bambino, da un altro punto di vista, però, potrebbe distogliere il bambino e i suoi genitori dall’assolvere al dovere grave della catechesi indispensabile per la sua Iniziazione cristiana.

Sembrerebbe allora da suggerire questo itinerario classico: subentrato l’uso di ragione (circa il settimo anno di età) i bambini vengono preparati, con una iniziale catechesi, ai sacramenti della Riconciliazione e della Comunione, quindi, intrapreso un cammino ben strutturato ed essenziale di catechesi completa adatta alla loro età, potrebbero concludere l’Iniziazione circa al compimento del dodicesimo anno di età (e non oltre) con la recezione della Confermazione.

Il rigoroso rispetto di questi due limiti – i sette e i dodici anni – assicurerebbe al bambino cristiano il diritto inalienabile di ricevere da subito, col subentro dell’uso di ragione, i due sacramenti per la difesa e l’incremento della vita di grazia (Confessione e Comunione) e imporrebbero al fanciullo cristiano di concludere con i dodici anni la sua Iniziazione, in modo da evitare che la fede venga abbandonata ancor prima di essere compiuta. Inoltre i genitori cristiani devono poter assolvere il loro compito di educazione alla fede entro un tempo ragionevole, prima dell’età critica dei loro figli, che rischia di estraniare l’adolescente e dalla famiglia e dalla fede. La Chiesa, poi, deve evitare che si formi quella singolare categoria di cristiani con iniziazione incompleta: battezzati e comunicati, ma non cresimati.

Naturalmente qui si sono esposte le norme generali della disciplina canonica della Chiesa senza entrare nel merito delle complesse e diversificate disposizioni diocesane e locali.

E’ infine interessante, nel catechismo Tridentino, il collegamento tra la Confermazione e il giorno liturgico ideale per la sua celebrazione, la solennità di Pentecoste:

« Vige nella Chiesa di Dio la consuetudine, scrupolosamente rispettata, di amministrare questo sacramento soprattutto nel dì di Pentecoste, perché proprio in questo giorno gli Apostoli furono rafforzati e confortati dall’effusione dello Spirito Santo. Così ricordando il grande fatto, i fedeli potranno riflettere meglio sui grandi misteri, che a proposito di questa sacra unzione vanno considerati »[5].

 

[1] Concilium Tridentinum, Sessione XXI, 16 luglio 1562, Decreto della comunione sotto le due specie e dei fanciulli, Can. 4: «Se qualcuno dirà che la comunione eucaristica é necessaria ai bambini anche prima che abbiano raggiunto l’età di ragione: a. s. », in Conciliorum Oecumenicorum Decreta, EDB, 1991, p. 727.

[2] CDC, Can. 97 – § 2. Il minorenne, prima dei sette anni compiuti, viene detto bambino e lo si considera non responsabile dei suoi atti, compiuti però i sette anni, si presume che abbia l’uso di ragione.

[3] Concilium Tridentinum, Sessione XIII, 11 ottobre 1551, Decreto sul santissimo sacramento dell’Eucaristia, Ca. 9, in Conciliorum Oecumenicorum Decreta, EDB, 1991, p. 698.

[4] Catechismo Tridentino, ed. Cantagalli, 1981, n. 203.

[5] Catechismo Tridentino, ed. Cantagalli, 1981, n. 206.

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