LA CENTRALITÀ E IL PRIMATO DELLA LITURGIA NELL’ECCLESIOLOGIA DELLA ‘LUMEN GENTIUM’ – prima parte

DON ENRICO FINOTTI

1.  Con il Vaticano II si assiste definitivamente ad un cambiamento di prospettiva. L’ecclesiologia ha ora come punto di partenza da dimensione liturgico-sacramentale mentre la dimensione giuridica – seppur importante – viene dopo. Perché questo cambiamento nel modo di concepire il Mistero della Chiesa?         

Possiamo affermare in senso generale che l’ecclesiologia del Vaticano II si configura come ecclesiologia sacramentale rispetto all’ecclesiologia precedente, prevalentemente giuridica.

In altri termini, nel Vaticano II vi è il primato del sacramento sul diritto; dell’azione precedente, sovrana e fondante di Dio rispetto alla sua determinazione giuridica; della struttura ontologica soprannaturale che scende come dono dall’alto, rispetto al pur necessario vincolo giurisdizionale.

In breve il primato della grazia divina sulla legge umana.

MARIA NELL’ ‘ORDO MISSAE’ – quarta parte

DON ENRICO FINOTTI

IV    Maria SS. nelle Antifone mariane finali

Mentre la sobrietas romana, nel Canone, si esprime con un accenno breve e solenne, la liturgia bizantina conferisce all’invocazione a Maria SS. una tale consistenza da interrompere la prece eucaristica con un canto a lei dedicato, che ha nell’anafora lo spessore e l’impatto  del Sanctus:

(sac.) In modo particolare ti offriamo questo sacrificio per la tuttasanta, immacolata, benedetta, gloriosa Signora nostra, Madre di Dio e sempre vergine Maria.

(coro) E’ veramente giusto proclamare beata te, o Deipara, che sei beatissima, tutta pura e Madre del nostro Dio. Noi magnifichiamo te, che sei più onorabile dei Cherubini e incomparabilmente più gloriosa dei Serafini, che in modo immacolato partoristi il Verbo di Dio, o vera Madre di Dio.

MARIA NELL’ ‘ORDO MISSAE’ – terza parte

Vergine con bambino in trono c. 1225 – dipinto su legno – San Romolo, Fiesole

II. Maria SS. nel Confiteor dei riti iniziali

La Madonna si presenta fin dall’inizio dell’Ordo Missae ed aspetta sul portale di ingresso tutti coloro che accedono all’assemblea santa e si apprestano ad offrire il Sacrificio eucaristico. Il suo nome risuona nel momento centrale dei riti iniziali, ossia nell’atto penitenziale, dove  esercita un duplice ruolo nel Confiteor. Per comprendere pienamente l’azione svolta da Maria SS. dobbiamo riflettere sulla forma antica ed ampia del Confiteor ancora conservata nel vetus ordo. Questa ha la medesima composizione e struttura del Canone Romano: un centro costituito dal triplice mea culpa al quale si sale con una prima invocazione ai Santi e dal quale si ridiscende con la ripetizione della stessa invocazione.

MARIA SS. NELL’ ‘ORDO MISSAE’ ROMANO – seconda parte

Jacopo Torriti, Incoronazione di Maria, 1295, Basilica Papale di Santa Maria Maggiore

 

DON ENRICO FINOTTI

Maria SS. nel Canone Romano (continua dal post precedente)

3. La Mater Ecclesiae che presiede l’assemblea sacrificale della Chiesa

 Nel Communicantes Maria appare quasi plasticamente come la Mater Ecclesiae. Infatti, Ella sembra sorgere quale punto di riferimento per gli Apostoli quando allora erano convocati nel Cenacolo in attesa dello Spirito nella Pentecoste ed oggi pure sono continuamente convocati ogni volta che si celebra il Sacrificio incruento. Infatti la singolare lista dei Dodici, seguita da quella dei nomi dei primi Pontefici e grandi Martiri romani, attesta l’incipit del’immensa litania dei Santi, che forma nei secoli l’immensa schiera del popolo cristiano, raccogliendo al contempo i Santi del cielo e quelli che ancora sono pellegrini sulla terra verso il regno. Ed è così che la solenne convocazione liturgica, che si realizza negli embolismi della prima parte del Canone, trova in Maria SS. il punto di riferimento più sublime che unisce ed orienta i suoi figli alla celebrazione del Sacrificio ormai imminente. Può forse essere assente la Madre nel momento più alto della vita della Chiesa, proprio quando essa si dispone a celebrare in sintonia col suo Capo, il sommo Sacerdote Cristo Gesù, quel Sacrificio incruento che è il culmine e la fonte dell’intera azione sacramentale della Chiesa sulla terra? Si delinea così nel cuore della parte ascendente del Canone l’immagine viva di una perenne convocazione pentecostale «con Maria la madre di Gesù», che oggi, qui ed ora, nel permanente cenacolo dell’assemblea celebrante attende all’offerta del Sacrificio immacolato.

MARIA SS. NELL’ ‘ORDO MISSAE’ ROMANO – prima parte

 

DON ENRICO FINOTTI

Oggi consideriamo il posto e il ruolo di Maria SS. nell’Ordo Missae Romano. La Madre di Dio è presente ed operante ogni volta che la Chiesa celebra il Sacrificio incruento dell’altare, anche se il ricordo di Lei sembra piuttosto sobrio e appena accennato, conforme allo stile liturgico della liturgia romana, che si avvale di accenni talvolta sfuggenti, ma teologicamente consistenti.

Nell’Ordo Missae Romano la Madonna è menzionata in quattro momenti di diversa importanza e consistenza: nel Confiteor dell’atto penitenziale nei riti di inizio; nel Credo a coronamento della liturgia della parola; nella Prece eucaristica, cuore della liturgia sacrificale; nell’eventuale Antifona mariana al termine dei riti di congedo. Come si può constatare l’Ordo Missae Romano assegna a Maria Ss. un posto specifico e un intervento singolare in ciascuna delle quattro parti costitutive del rito della Messa.

IL PRIMATO E LA CENTRALITÀ DELLA LITURGIA NEL VATICANO II – terza parte

 

DON ENRICO FINOTTI

Se è il diritto della Chiesa che detta le condizioni di legittimità di governo dei pastori, è altrettanto vero che la consacrazione episcopale è essenziale per entrare a far parte del collegio apostolico. Possiamo affermare quindi che il sacramento è il fondamento (ontologico) di questo collegio?

Un secondo importante aspetto che consegue dalla sacramentalità dell’intero triplice munus episcopale è il fondamento sacramentale della collegialità episcopale.

Nell’impostazione giuridica del potere di giurisdizione, inteso in senso extrasacramentale, si poteva ritenere che il Collegio episcopale fosse una creazione del diritto pontificio: 

IL PRIMATO E LA CENTRALITÀ DELLA LITURGIA NEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II – seconda parte

DON ENRICO FINOTTI

La dimensione sacramentale del sacerdozio ministeriale

Anche per comprendere correttamente la realtà dell’ordine sacro cioè del sacerdozio è necessario ricorrere alla prospettiva sacramentale. Il vescovo non ha solo un ruolo di preminenza in una determinata una giurisdizione ecclesiastica. Il sacramento infatti eleva ontologicamente – cioè nel suo essere – la persona chiamata a svolgere quest’ufficio.

Il primato e la centralità della liturgia è determinante in un modo del tutto straordinario nell’impostazione della dottrina sull’Ordine sacro contenuta nel cap. III della Lumen gentium.

IL PRIMATO E LA CENTRALITÀ DELLA LITURGIA NEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II – prima parte

DON ENRICO FINOTTI   

Con il Vaticano II si assiste definitivamente ad un cambiamento di prospettiva. L’ecclesiologia ha ora come punto di partenza da dimensione liturgico-sacramentale mentre la dimensione giuridica – seppur importante – viene dopo. Perché questo cambiamento nel modo di concepire il Mistero della Chiesa?

Possiamo affermare in senso generale che l’ecclesiologia del Vaticano II si configura come ecclesiologia sacramentale rispetto all’ecclesiologia precedente, prevalentemente giuridica.

In altri termini, nel Vaticano II vi è il primato del sacramento sul diritto; dell’azione precedente, sovrana e fondante di Dio rispetto alla sua determinazione giuridica; della struttura ontologica soprannaturale che scende come dono dall’alto, rispetto al pur necessario vincolo giurisdizionale.

In breve il primato della grazia divina sulla legge umana.

IL CARATTERE SACRO DELLA LITURGIA DELLA PAROLA – seconda parte

Proclamazione solenne del Vangelo – Basilica Cattedrale di San Marco – Venezia

DON ENRICO FINOTTI

2.  La liturgia della Parola è un atto di culto

Nella Liturgia, infatti, Dio parla al suo popolo; Cristo annunzia ancora il suo Vangelo. Il popolo a sua volta risponde a Dio con i canti e con la preghiera (SC n. 33). 

Vi è differenza tra una catechesi, una lezione accademica, una conferenza, ecc. e liturgia della Parola. Nella liturgia della Parola è Dio il protagonista, mentre in questi altri incontri è direttamente la competenza degli uomini, per quanto siano opportunamente santi. Nella liturgia della parola tutti sono rivolti al Signore (conversi ad Dominum).

Nella liturgia della Parola si realizza il duplice movimento proprio dell’atto di culto: discendente: Dio parla al suo popolo e lo illumina interiormente con la luce dello Spirito Santo; ascendente: il popolo risponde col canto e la preghiera.

IL MISTERO DI DIO CHE PARLA AL SUO POPOLO – prima parte

Dio ha parlato al suo popolo  e Dio parla oggi al suo popolo 

Quando nella Chiesa si leggono le sacre Scritture, Dio stesso parla al suo popolo e Cristo, presente nella sua parola, annunzia l’Evangelo (PNMR n. 29).

Benedetto XVI benedice i fedeli con l’Evangeliario della Chiesa Tridentina

 

DON ENRICO FINOTTI

1.  Dio ha parlato nella divina Rivelazione, consegnando agli Apostoli l’intera Rivelazione contenuta nel depositm fidei, concluso definitivamente con la morte dell’ultimo apostolo e quindi non ci si deve attendere più alcun’altra rivelazione pubblica e ufficiale prima del ritorno glorioso del Signore alla fine dei tempi.