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Il ruolo e i pericoli delle didascalie nella celebrazione liturgica

di don Enrico Finotti

Nella riforma liturgica del Vaticano II si prevede, fra gli altri, il servizio del commentatore e si dà la possibilità di intervenire con didascalie in vari momenti della celebrazione:

“Anche i ministranti i lettori, i commentatori, e i membri della schola cantorum svolgono un vero ministero liturgico” (SC 29).

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Le monizioni nel Messale di Paolo VI

Alcune considerazioni del card. Joseph Ratzinger

a cura di Fabio Bertamini

Un compito «prioritario » oggi, secondo J. Ratzinger, è quello di tornare ad un rito non condizionato dall’arbitrio e dall’inventiva del sacerdote o delle comunità locali. Una celebrazione connotata da elementi soggettivi, infatti, porta inevitabilmente a misconoscere quale sia il vero Soggetto nell’azione liturgica e la natura del culto che è essenzialmente adorazione della Maestà divina.

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La liturgia contemplazione del mistero

Max Thurian

Oggi vi è una smania di semplif icazione che f inisce con l’impoverire la liturgia senza alcun beneficio spirituale. Lo stesso avviene a volte per i testi contenuti nei libri liturgici. Con il pretesto di semplif icarli o di adattarli alla comprensione dei
fedeli, si prendono delle libertà che indeboliscono la forza delle preghiere forgiate attraverso secoli di esperienza ecclesiale. Il celebrante deve ricordarsi che è al servizio della liturgia del popolo di Dio. Il testo delle preghiere liturgiche non è a sua disposizione perché egli possa modif icarlo a seconda della sua fantasia o per ragioni teologiche personali.

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L’Avvento e il Natale
nella retorica del canto gregoriano

Mattia Rossi

In un mio precedente articolo apparso su queste pagine (1), tracciando un prof ilo introduttivo al canto gregoriano, arrivavo a sostenere come esso costituisse
una vera e propria manifestazione sonora della Parola di Dio, una lectio divina in musica. Ho richiamato questo principio fondante del canto gregoriano
perché vorrei dimostrare come questa totale simbiosi tra parola e musica trovi, alla luce di una lettura semiologica (2), perfetto riscontro nel repertorio del tempo natalizio.

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I nostri lettori chiedono ...

a cura della Redazione

1. Vorrei capire l’abitudine ormai così diffusa di riempire le chiese di cartelloni e manifesti. Non è piuttosto indecoroso, almeno in certe chiese tanto belle?

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2. Gli avvisi parrocchiali spesso sono eccessivi e noiosi. Si devono proprio fare?’

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3. Vi sono diversi sacerdoti che premettono la spiegazione delle letture prima della loro proclamazione. Altre volte il commentatore introduce le singole letture. Che pensare al riguardo?

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4. Molte volte quando si fa la processione offertoriale i vari doni sono commentati. E’ da farsi?

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5. Per quanto siamo accorti nel preparare le intenzioni della preghiera dei fedeli, il nostro sacerdote non manca mai di aggiungerne altre, che spesso finiscono per essere più simili a piccole omelie che a intenzioni di preghiera. E’ possibile ammettere questa libertà?

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ASSOCIAZIONE CULTURALE AMICI DELLA LITURGIA

Via Stoppani, 3 - 38068 ROVERETO (TN)
- casa natale del beato Antonio Rosmini -
amiciliturgia@virgilio.it

 

 

 

 

IL CANTO CHE RIPOSA NEL FONDO DELLE COSE Giovedì 8 dicembre 2011In una certa occasione qualcuno mi domandò se in cielo ci sarà la musica. Non era il momento di lunghi discorsi. Ci pensai un po’, poi risposi: «Senza dubbio; non si potrebbe immaginare lo splendore dell’assunzione della Vergine senza splendide musiche». Non è azzardato: schiere di angeli vanno incontro alla loro regina che giunge in corpo e anima. La musica è solenne; trabocca affetto, bellezza, allegria. Tutto è sublime. Alla fine, arriva. E il Figlio, che iniziò l’esser uomo in seno alla Trinità, accoglie sua madre. Nella Musica liturgica si deve riflettere il mistero dell'Incarnazione. (Ramón Saiz-Pardo Hurtado - Pontificia Università della Santa Croce - Roma)

L'EUCARISTIA E' "UN AFFACCIARSI DEL CIELO SULLA TERRA" Venerdì 23 settembre 2011Intervento tenuto dal Cardinale Malcolm Ranjith all'Assemblea Ecclesiale della diocesi di Porto - Santa Rufina. Il Concilio Vaticano II nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa, la - Lumen Gentium -, nomina l’Eucaristia come “fonte e apice di tutta la vita cristiana” (Lumen Gentium, 11).

LA MUSICA PER RISCOPRIRE IL MISTERO EUCARISTICO Mercoledì 20 luglio 2011Il centro della fede cattolica passa per il mistero eucaristico, celebrato nella liturgia di ogni messa. Questa è una verità indiscussa che però risulta intaccata e banalizzata dal processo di secolarizzazione.Tuttavia non basta l’analisi critica per recuperare la bellezza e la passione per la liturgia. Così Marco Ronchi, direttore di cori liturgici, esperto di musica sacra e pratica del canto Gregoriano, ha scritto il libro "La musica nella liturgia" edito da Lindau.(Zenit.org)

ALCUNI EQUIVOCI SULLA MUSICA PER LA LITURGIA (parte I) Martedì 28 giugno 2011Negli ultimi decenni, specialmente dopo il Concilio Vaticano II, la musica liturgica ha conosciuto una vita tormentata. Alcuni danno la colpa di questo allo stesso Concilio, altri ritengono che lo stesso sia stato male interpretato.(Zenit.org)

IL VELO DEL CALICE E LA BENIDIZIONE DELL'INCENSO Mercoledì 18 maggio 2011Si odono di frequente richiami a volgere l’attenzione all’Oriente cristiano, intanto sono omessi nel rito romano elementi che lo richiamano, come velare il calice e benedire l’incenso.(Zenit.org)

LA CHITARRA NON E' IL MALE ASSOLUTO DELLA LITURGIA Martedì 17 maggio 2011[...Io continuo ad amare la Tradizione e a ritenerla vivente, non chiusa e finita in qualche epoca storica ma sempre gravida di avvenire. In base a questo, non posso accettare che stili musicali o strumenti musicali, per quanto meravigliosi, possano essere considerati definitivi e mitizzati, perché li condannerei irrevocabilmente alla sterilità (e, peggio ancora, mi condannerei all’idolatria)...](Zenit.org)

UNA BASILICA A CIELO APERTO Lunedì 9 maggio 2011Una basilica a cielo aperto: la messa del Papa a Mestre, un esempio per le future maxicelebrazioni papali.

“SI ABBIA IN GRANDE ONORE L'ORGANO A CANNE" Martedì 3 maggio 2011"Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne, strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere un notevole splendore alle cerimonie della Chiesa, e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti." (Macao - ZENIT.org)

LA LITURGIA ROMANA NELLA SUA CONTINUITA' don Enrico Finotti - la recensione -

Le monizioni nel Messale di Paolo VI

Alcune considerazioni del card. Joseph Ratzinger
(a cura di Fabio Bertamini)

 

Un compito «prioritario » oggi, secondo J.Ratzinger, è quello di tornare ad un rito non condizionato dall’arbitrio e dall’inventiva del sacerdote o delle comunità locali. Una celebrazione connotata da elementi soggettivi, infatti, porta inevitabilmente a misconoscere quale sia il vero Soggetto nell’azione liturgica e la natura del culto che è essenzialmente adorazione della Maestà divina.

Il primo passo per superare questo stato di precarietà è quello di prendere coscienza che l’ordinamento della sacra liturgia spetta unicamente all’autorità della Chiesa come ricorda il dettato conciliare al n. 22 della Sacrosanctum Concilium. Il secondo passo, è la necessaria revisione e rettifica di alcune formule presenti nello stesso Messale che tendono a legittimare una certa ambiguità: «sacerdos dicit sic vel simili modo - il sacerdote si rivolge ai fedeli con queste parole o in modo simile…». «Queste formule del Messale uff icializzano in effetti la creatività; il sacerdote si sente quasi obbligato a cambiare un po’ le parole, a dimostrare che egli è creativo, che rende questa liturgia attuale per la sua comunità; e con questa falsa libertà che trasforma la liturgia in una catechesi per questa comunità, si distrugge l’unità liturgica e l’ecclesialità della liturgia». (cf. J. RATZINGER, Opera omnia, XI, pp. 757-758).

Se infarcita di monizioni, la liturgia perde i suoi connotati e si risolve in una didattica sterile dove paradossalmente, il Mistero che si vuole celebrare, rischia di venire oscurato: «Purtroppo si deve dire che nella prassi post-conciliare il carattere di ammaestramento è diventato quasi dappertutto eccessivo, dando alla liturgia addirittura un’impronta scolastica». Ci si è dimenticati che «l’epifania del sacro che si manifesta in segni e parole, è già di per sé “istruzione”». Il Concilio aveva ammonito che i riti dovevano essere per sé chiari e tali di non aver bisogno di molte spiegazioni (cf. Sacrosanctum Concilium, 34).

Lo stesso Concilio «aveva però anche spiegato che si sarebbero potuto inserire nella liturgia delle “ammonizioni” come aiuto alla comprensione. Ma benché avesse raccomandato esplicitamente di essere brevi e di attenersi per lo più ai testi prescritti, ha aperto con ciò una diga dalla quale si sono riversati veri e propri fiumi di parole» (J. RATZINGER, Opera omnia, XI, pp. 779-780).

Ratzinger, inoltre, precisa che «l’accessibilità della liturgia non va confusa con la comprensibilità immediata di ciò che è banale». «E non la si può neppure produrre semplicemente con traduzioni migliori e gesti più comprensibili. La si acquista soltanto mediante un cammino interiore - essa richiede “eruditio”, apertura d’animo, grazie alla quale le dimensioni superiori della ragione si schiudono e si svolge un processo in cui si impara a vedere ed ad ascoltare in modo nuovo (....)».

«La liturgia non può essere trasformata in una lezione di religione e non la si può salvare con la banalizzazione. Ci vuole una formazione liturgica o piuttosto, in generale, una formazione spirituale (...). Gran parte dei cristiani di oggi si trova de facto nello stato catecumenale e noi dobbiamo prendere f inalmente questo dato sul serio nella
prassi» (J. RATZINGER, Opera omnia, XI, p. 783). inizio

 

L’elemento architettonico destinato alla proclamazione della Parola di Dio ha conosciuto nel corso della storia e delle aree rituali evoluzioni e differenziazioni altalenanti: dagli amboni monumentali di alcune basiliche medievali (si pensi ad esempio all’ambone di Nicola Pisano nel duomo di Siena) ai leggii volanti; dai “corni” dell’altare deputati alla lettura distinta dell’epistola e del vangelo, fino all’ipertrofia degli amboni nelle chiese riformate; senza contare la storia parallela, ma non sempre ben distinguibile del pulpito. Questo per rimanere in ambito occidentale; in oriente le diversificazioni sono ancora più accentuate (si pensi, ad esempio, al bema delle liturgie siro-orientali, che occupa un posto centrale e rilevante all’interno del tempio).
In molte chiese latine contemporanee si assiste a un’ulteriore evoluzione: gli amboni tendono a ingrandirsi e gli altari a rimpicciolirsi. Da cosa nasce questa rinnovata fortuna dell’elemento architettonico “ambone”? Nasce da un principio molto diffuso nel postconcilio, che è quello delle due mense: la mensa della Parola e quella dell’Eucaristia. In realtà, a livello dei documenti conciliari e della prima applicazione della riforma liturgica, l’espressione “due mense” non è molto ricorrente. Il passo più esplicito è PO 18, dove si legge: «i fedeli si nutrono della Parola di Dio alla duplice mensa della sacra Scrittura e dell’Eucaristia». Il contesto non riguarda direttamente la struttura della liturgia, quanto piuttosto la vita spirituale dei fedeli (e a maggior ragione dei presbiteri) che deve essere nutrita dalla Parola e dall’Eucaristia (cf. PC 6). In DV 21, invece, si afferma che la Chiesa non ha mai tralasciato «di nutrirsi del Pane di vita, prendendolo dalla mensa sia della Parola di Dio, sia del Corpo di Cristo», dove il singolare “mensa” sembra intendere l’unità della mensa stessa. Il pericolo dell’espressione “due mense” è infatti quello di perdere di vista la profonda unitarietà del mistero della Parola che si fa carne, della profezia che si compie nel sacramento. Non a caso la costituzione sulla liturgia si esprime in questi termini: «Le due parti che costituiscono in certo modo la messa, cioè la liturgia della Parola e la liturgia eucaristica, sono congiunte tra loro così strettamente da formare un solo atto di culto» (SC 56). L’articolazione in due parti è attenuata (“in certo modo”, lat. quodammodo) e l’unità della messa è affermata con forza.
Le norme liturgiche (cf. Ordinamento generale del messale romano n. 309) raccomandano che vi sia un luogo fisso e specifico per la proclamazione della Parola di Dio. Questo è essenziale per aiutare il fedele a distinguere la differenza radicale che sussiste tra la Parola di Dio e la ridda di parole umane, alcune delle quali entrano anche nel contesto liturgico (ad esempio gli avvisi e le didascalie). Per questo la tradizione vuole che l’ambone sia un luogo elevato, come elevata ed elevante è la Parola da esso proclamata. Tuttavia sono necessarie alcune precisazioni:

1) La costruzione dell’elemento architettonico atto alla proclamazione della Parola di Dio diventa pressoché inutile se si abusa di questo luogo, cioè se lo si utilizza per usi impropri, ancorché inerenti la liturgia (ad esempio didascalie, avvisi). L’ambone non è, in altri termini, il luogo del microfono, ma il luogo della Parola di Dio; viceversa, non ogni microfono della chiesa è adatto alla proclamazione della Parola di Dio.

2) L’elemento architettonico è funzionale alla Parola stessa e in particolare alla Parola proclamata, alla quale va la nostra venerazione (cf. DV 21) e nella quale è Cristo stesso a parlare (cf. SC 7). Ciò significa che vanno tenuti in considerazione altri importanti fattori, quali l’idoneità del ministro (l’ideale sarebbe che fosse un lettore istituito), la dignità del suo abbigliamento (che deve essere adeguato all’importanza del servizio che compie), il decoro del supporto cartaceo del lezionario e dell’evangeliario. Se costruiamo un ambone in marmo, decorato di fregi artistici, e proclamiamo la Parola da una fotocopia, vi è qualcosa da ripensare... Mette conto, a tal proposito, rammentare che è il libro della Scrittura a essere
incensato, non l’ambone; è il libro dei vangeli a essere spesso oggetto di venerazione e di culto, mentre non risultano devozioni indirizzate all’ambone.

3) L’ambone, nonostante la sua indubbia importanza, non dovrebbe entrare in concorrenza con la centralità dell’altare. Quest’ultimo, infatti, non è presente nella chiesa in chiave meramente funzionale, ma ha un surplus simbolico imprescindibile: mentre può darsi una chiesa senza ambone, non è pensabile una chiesa senza altare, che è il luogo del sacrificio, il principale simbolo di Cristo-roccia e agnello immolato. L’altare viene incensato, al contrario dell’ambone. L’altare viene consacrato; l’ambone solo benedetto. Per questo mi pare che la riduzione delle dimensioni dell’altare tenda non di rado a costituire una sorta di dualismo e di parallelismo tra le cosiddette “due mense”.

Il maggiore spazio e la migliore fruibilità della Parola di Dio è uno dei punti caratterizzanti della riforma liturgica. Purtroppo il sentire comune e diffuso dei fedeli è ancora molto lontano da questa prospettiva. Alcuni comportamenti sono un segnale significativo. Molti fedeli tendono ad arrivare sistematicamente in ritardo, verso la fine della proclamazione delle letture. Altri arrivano puntuali, ma usano del tempo delle letture come periodo di “ambientamento”, collegandosi, quando va bene, solo al momento della proclamazione del Vangelo. La parola “proclamazione”, poi, non sempre è adeguata alla realtà dei fatti: spesso si tratta piuttosto di una lettura piatta, stentata e trasandata della Sacra Pagina. Insomma: l’elemento architettonico dell’ambone è importante, ma ancor più importante è il servizio complessivo che compiamo nei confronti della Parola, e che passa attraverso molteplici attenzioni. In gioco è la
comprensione, particolarmente cara allo spirito della riforma liturgica, che il mistero di Cristo è una realtà profondamente unitaria. La comprensione sintetica ci sarà data solo quando saremo nella dimensione dell’Eterno. Finché siamo pellegrini sulla terra, la nostra comprensione non può che essere analitica. Da questo discende la pedagogia dell’anno liturgico e la struttura stessa della messa, con le sue parti e le sue articolazioni che rendono presente in diverso modo l’unico mistero di Cristo (cf. SC 7). Inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 23-Gen-2012

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