IL CORPO DI CRISTO IN BORSETTA?  LA COMUNIONE DOVE E QUANDO VUOI?

DON ENRICO FINOTTI

Articolo pubblicato su Aleteia

La migliore risoluzione del problema posto sta nel ricordare gli orientamenti liturgici basilari, che regolano la recezione del Santissimo Sacramento. Su queste indicazioni si potrà verificare la legittimità o l’abuso delle varie prassi invalse nella vita concreta delle comunità cristiane.

 1      La Comunione nella Messa

La comunione sacramentale al Corpo (e Sangue) di Cristo è parte integrante della celebrazione del Sacrificio eucaristico. Infatti, essa costituisce il terzo dei gesti compiuti dal Signore nella istituzione della santissima Eucaristia:

prese il pane (i riti della presentazione delle offerte);

disse la preghiera di benedizione (la prece eucaristica);

lo diede ai suoi discepoli (i riti di comunione).

L’AMBIENTE LITURGICO IN TEMPO DI AVVENTO

a. L’austerità della chiesa
La chiesa deve presentarsi ai fedeli con segni adeguati ad esprimere il mistero di questo tempo sacro.
* L’austerità del tempo viene espressa dagli abiti liturgici violacei, e anche, nella prima parte dell’Avvento, dall’assenza di fiori, sostituiti con un addobbo di piante o festoni di verde, per evidenziare la minore austerità rispetto al tempo quaresimale.
* La graduale comparsa dei fiori potrebbe esprimere la gioia che aumenta via via verso il Natale: con la solennità dell’Immacolata si potrebbe ornare con fiori l’immagine della Madonna rinnovandoli fino a Natale.
Nella terza domenica di Avvento, domenica “Gaudete”, conviene che i fiori, in modo sobrio, compaiano anche sull’altare della celebrazione eucaristica. In questa domenica si usa il color rosaceo per annunziare la gioia delle solennità natalizie ormai vicine.
Infine un congruo ornamento floreale potrebbe anticipare gradualmente la gioia natalizia nelle ferie maggiori dal 17 al 24 dicembre, soprattutto per la solenne e gioiosa celebrazione dei Vespri di questi giorni.

b. La ‘corona’ dell’Avvento
La gioia dell’Avvento potrebbe venir significata dalla progressiva accensione dei quattro ceri, che esprimono la luce del Signore che viene e la crescente letizia dell’umanità che attende il Redentore. Sarebbe significativo che non ardessero altri lumi in chiesa, eccetto la lampada perenne del SS. Sacramento, per lasciare al segno della luce, che lentamente aumenta, tutta la sua espressività.
Per questo sarebbe conveniente che i quattro ceri di Avvento non venissero accesi soltanto durante le celebrazioni, ma una volta accesi con l’apposito rito, rimanessero sempre accesi notte e giorno.
I quattro ceri, posti presso l’altare, potrebbero sostituire gli stessi ceri dell’altare, che riprenderebbero la loro funzione nella notte di Natale, quando, finita l’attesa, risplenderà per noi la luce del nostro Salvatore.
Il significato dell’accensione dei ceri dell’Avvento è bene espresso dal commento che s. Agostino fa alla seconda lettera di s. Pietro:
“Noi abbiamo una conferma migliore nella parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finchè non spunti il giorno e la stella del mattino non si levi nei vostri cuori (2Pt 1, 19).
Allora, essendo un tal giorno così luminoso, non saranno più necessarie le lucerne. Non ci verrà più letto il profeta, non si aprirà più il libro dell’Apostolo; non andremo più a cercare la testimonianza di Giovanni, non avremo più bisogno del Vangelo stesso. Saranno perciò eliminate tutte le Scritture, che nella notte di questo secolo venivano accese per noi come lucerne, perchè non restassimo nelle tenebre”.

BREVE SGUARDO D’INSIEME SUI RITI DELL’AVVENTO

Il Portico della Gloria, Cattedrale di Santiago di Compostela – i Profeti

Alla luce di queste considerazioni possiamo dare uno sguardo di insieme alla composizione dei riti tipici dell’Avvento per comprenderne la loro logica e finalità.

1° Vi è un primo livello, comune ad ogni giorno liturgico, costituito dal divin Sacrificio (Messa) e dall’Ore dell’Ufficio divino. Questa struttura quotidiana che si ripete ogni giorno dell’Anno liturgico riceve tuttavia una colorazione tipica secondo la fisionomia del mistero che si celebra. Quindi il lezionario, le orazioni e i prefazi della Messa uniti agli inni, le antifone, i responsori e il lezionario dell’Ufficio divino offrono ai fedeli già un grandioso scenario per entrare, comprendere e vivere spiritualmente il mistero dell’Avvento.

LA “STATIO” DELL’AVVENTO – terza parte

Profeta con cartiglio – Il Portico della Gloria Cattedrale di Santiago di Compostela – particolare

VI     L’invocazione alla Divina Sapienza, cuore della Statio

(Invocazione alla Sapienza) La preghiera che Salomone (Sap 9, 1-11) indirizza con profonda intensità alla divina Sapienza è particolarmente indicata per la liturgia dell’Avvento.

Infatti, una delle immagini più eloquenti per descrivere la persona e l’opera del Messia è appunto quella della Sapienza, che, in importanti testi biblici, è intesa quasi come una persona distinta, che dall’eternità sta presso Dio e ne partecipa pienamente della sua stessa virtù divina.

Si pensi ai bellissimi testi del libro dei Proverbi (8, 22-36) e del Siracide (24, 1-21), che preludono a quel vertice di espressione teologica, che è il Prologo di san Giovanni (Gv 1, 1-18).

(si legge qualche versetto dei testi biblici citati)

Invocare la Sapienza divina è quindi un’implicita invocazione del Messia, la Sapienza eterna del Padre, il Logos, che era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui  niente è stato fatto di tutto ciò che esiste (Gv 1,3).

L’Invocazione alla divina Sapienza rappresenta il vertice rituale della Statio ed è cantato con grande intensità.

I ministri si inginocchiano ai piedi dell’altare e tutto il popolo si inginocchia come si è fatto all’inizio al canto del Rorate.  

LA “STATIO” DELL’AVVENTO – seconda parte

Maestro della Madonna del parto (Galleria dell’Accademia – Venezia) – attivo tra il 1390 e il 1410 circa

DON ENRICO FINOTTI

 

V   La liturgia della parola della Statio

(Lit. della Parola) La proclamazione della parola di Dio è la parte più estesa della Statio: essa è infatti una solenne liturgia della parola per una catechesi più accurata nei tempi forti dell’Anno liturgico.

(Evangeliario chiuso) L’Evangeliario, eretto sul suo trono e posto sull’altare o in una posizione veramente centrale, è l’icona visiva di Cristo, «via verità e vita», che ammaestra con autorità divina il suo popolo. L’Evangeliario è aperto nella Statio quaresimale e chiuso nella Statio di Avvento.

Il simbolo è eloquente: il tempo di Avvento celebra l’attesa del Messia e riflette nei simboli quell’oscurità che avvolgeva le menti prima della venuta del Redentore, quando ancora il libro della verità e della vita era ancora chiuso mentre tutto il creato viveva nella trepida attesa di Colui che avrebbe aperto il libro e i suoi sette sigilli (Ap 5,5).

LA “STATIO” DELL’AVVENTO – prima parte

II       La celebrazione dell’Avvento

Certamente la trama del tessuto liturgico dell’Avvento è costituita dalla normale liturgia quotidiana: il Sacrificio eucaristico e le Ore dell’Ufficio divino. «Messa e Ufficio», infatti santificano ogni giorno nell’arco dell’intero Anno liturgico. Il ‘colore’ diverso dei misteri celebrati nella successione dei tempi sacri è il fascino dei fedeli, che attingono con frutto alle sorgenti della grazia e che nell’itinerario annuale sono sempre più introdotti nelle profondità insondabili dell’azione salvifica di Dio.

Tuttavia l’Avvento è un «tempo forte» e, in analogia con la Quaresima, richiede a tutto il popolo e ai singoli fedeli un supplemento di impegno spirituale in vista di una crescita interiore più cosciente e di una vita cristiana più purificata e qualificata davanti a Dio e agli uomini.

IL MISTERO DELL’AVVENTO

Anonimo seicentesco, Madonna del Parto, conservata nella Chiesa di S. Pietro, Leonessa (RI)

DON ENRICO FINOTTI

 

L’Avvento, mettendo la Chiesa in comunione con l’evento della lunga preparazione alla prima venuta del Salvatore, nel tempo che intercorse tra Adamo e Cristo e specialmente nella vicenda storica d’Israele, attualizza l’attesa del Messia, ravvivando nei fedeli l’ardente desiderio della sua “triplice venuta”: egli, infatti, venne nell’umiltà della carne, viene misticamente nella celebrazione dei santi misteri, verrà alla fine dei tempi nella gloria.

Al suo primo avvento nell’umiltà della nostra natura umana egli portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via dell’eterna salvezza.

Verrà di nuovo nello splendore della gloria, e ci chiamerà a  possedere il regno promesso che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa”. [1]

“Ora egli viene incontro a noi in ogni luogo e in ogni tempo, perché lo accogliamo nella fede e testimoniamo nell’amore la beata speranza del suo regno”.[2]

 

La liturgia dell’Avvento, tuttavia, pone l’attenzione in modo speciale al tempo che immediatamente precedette la venuta del Salvatore, quando la secolare attesa del Messia raggiunse la piena maturità e si espresse con la massima intensità: è il tempo dell’annunzio, della nascita, della predicazione e della testimonianza di Giovanni Battista, il Precursore, e della presenza di Maria SS., l’Immacolata Vergine Madre, che ricevendo l’annunzio dell’angelo accolse nel grembo il Verbo fatto carne. In questa cornice di riferimento, gli annunzi dei Profeti, soprattutto quelli del profeta Isaia, assumono una singolare eloquenza ed esprimono il loro senso definitivo.

Egli fu annunziato da tutti i profeti, la Vergine Madre l’attese e lo portò in grembo con ineffabile amore, Giovanni proclamò la sua venuta e lo indicò presente nel mondo”.[3]