SOSTENIAMO LA RIVISTA “Liturgia culmen et fons”

 

Caro abbonato/a

La nostra rivista «Liturgia culmen et fons» nel decimo anniversario dalla sua fondazione intende esprimere un vivo ringraziamento ai suoi abbonati ed estimatori.

Il popolo cristiano sa, per intuito di fede, quanto sia centrale e necessaria la Liturgia per la vita della Chiesa e la salvezza delle anime. A tutti é ormai nota l’espressione conciliare: Liturgia culmen et fons, da cui la nostra rivista prende il nome:

La liturgia é il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù  (SC 10).

Ci preme richiamare la vostra attenzione su alcuni principi basilari che ispirano la nostra associazione amici della liturgia e in particolare la rivista che ne é emanazione.

Il beato Antonio Rosmini dichiara:

Furono dunque i Sacramenti… quei riti misteriosi, quelle opere potenti, onde gli Apostoli riformarono il mondo intero… che creavano un’anima nuova dentro l’antica, una nuova vita, de’ nuovi cieli ed una nuova terra. In somma, ciò che gli Apostoli aggiunsero alla loro predicazione, fu il culto cattolico, che nel Sacrificio, ne’ Sacramenti e nelle preghiere annesse principalmente consiste. Le dottrine che colla predicazione si diffondevano, erano altrettante teorie; ma la forza pratica, la forza di operare, nasceva dal culto, onde l’uomo attinger doveva la grazia dell’Onnipossente[1].

LE RADICI DELL’ALTARE CRISTIANO (seconda parte)

Brescia, Chiesa di San Francesco

L’altare sta in alto

 

 e se non eleva perde la sua natura più vera. Si può in tal modo affermare una semplice regola: all’altare si ascende come al battistero si discende. Se l’etimologia alta-ara può essere ancora discussa e non da tutti è accettata, la storia dell’altare cristiano e ancor prima di quello ebraico e pagano, afferma la sua posizione elevata. In particolare, non potendo accedere all’altare mediante i gradini per questioni di purità cultuale, nel tempio di Gerusalemme si saliva mediante una rampa (Es 20, 24-26). Ma è soprattutto nell’approfondire l’atto liturgico che si celebra sull’altare, il sacrificio, che emerge in tutta chiarezza la necessità della posizione alquanto elevata dell’altare. Nell’offerta del sacrificio si cerca il rapporto con Dio, ci si eleva a lui e tutta la ritualità porta a proiettarsi verso il cielo, lì dove l’intuito religioso universale contempla il trono di Dio: il corpo sale i gradini dell’altare, le mani si elevano verso l’alto, lo sguardo fissa le profondità sideree dei cieli. Ecco le movenze più spontanee che il sacerdote assume nell’azione sacrificale, ed è logico che tale spinta interiore sia tradotta visibilmente nei gesti del corpo e fissata materialmente nella posizione alta e maestosa dell’altare.

LE RADICI DELL’ALTARE CRISTIANO (prima parte)

DON ENRICO FINOTTI

Per comprendere in profondità la natura e la funzione dell’altare nella liturgia cattolica è indispensabile una adeguata indagine storica sulla sua origine e sul suo coerente sviluppo. Essa tuttavia non basterà. Infatti, si potranno capire le successive scelte storiche in ordine all’altare  approfondendo la teologia sottesa, in base alla quale l’altare assunse forme e arredi consoni alla visione teologica che si voleva trasmettere.

L’ORDINE SACRO (terza parte)

 

IV     Il sacro celibato

 La consacrazione verginale fa parte dei Consigli evangelici, praticati dal Signore e dalla sua santissima Madre e raccomandati ai discepoli come via privilegiata di vita evangelica (cfr. Mt 19,20).

In tal senso san Paolo dichiara la superiorità del sacro celibato rispetto allo stesso matrimonio (cfr. 1 Cor 7) e il Concilio Tridentino conferma tale dottrina, secondo la perenne Tradizione della Chiesa:

Se qualcuno dirà che il matrimonio é da preferirsi alla verginità o al celibato e che non é cosa migliore e più felice rimanere nella verginità e nel celibato che unirsi in matrimonio, a. s. (Concilio Tridentino, Decreto sul sacramento del matrimonio, Can. 10°).

IL SACRAMENTO DELL’ORDINE (seconda parte)

III     Il «rito» dell’Ordine sacro

Il rito dell’Ordinazione si compie sempre all’interno della Messa, tra la liturgia della Parola e la liturgia eucaristica, preferibilmente di domenica.

1. La presentazione e l’elezione

La presentazione dei candidati attesta che essi sono stati adeguatamente preparati secondo le leggi canoniche e che il popolo di Dio approva il loro accesso al ministero.

IL SACRAMENTO DELL’ORDINE SACRO (prima parte)

DON ENRICO FINOTTI

PRIMA PARTE TRASMISSIONE RADIO A MARIA – 10 GIUGNO 2019

I        Il «mistero» dell’Ordine sacro

Il mistero, ossia l’evento soprannaturale di grazia che si nasconde sotto i segni visibili del sacramento dell’Ordine sacro, lo possiamo cogliere in tre eventi evangelici di somma importanza: la scelta dei Dodici (Mt 10, 1-4), l’istituzione dell’Eucaristia (Mt 26, 26-29), il mandato missionario (Mt 28, 19-20 ). Tali eventi contengono in nuce i contenuti essenziali del ministero sacerdotale, trasmesso nei secoli mediante la sacra Ordinazione.

IL SACRAMENTO DELL’UNZIONE DEGLI INFERMI (I parte)

PRIMA PARTE TRASMISSIONE DI LUNEDI’ 13 MAGGIO 2019 A RADIO MARIA  – A CURA DI DON ENRICO FINOTTI

I        Il «mistero» dell’Unzione degli infermi

Come per ogni altro Sacramento, occorre, anche per il sacramento dell’Unzione degli infermi, innanzitutto individuare l’evento soprannaturale, che si compie sotto il velo dei riti e dei simboli; ossia quel mistero di grazia che, per ritus et preces nella potenza (virtus) dello Spirito Santo, si realizza nelle anime dei fedeli. Tale mistero lo si comprende alla luce dell’esempio del Signore e degli Apostoli, che consegnarono alla Chiesa il loro stesso ministero di guarigione.

LA “VIA LUCIS”

DON ENRICO FINOTTI

Il pio esercizio della Via lucis nelle disposizioni della Chiesa

«In tempi recenti, in varie regioni, si è venuto diffondendo un pio esercizio denominato Via lucis. In esso a guisa di quanto avviene nella Via crucis, i fedeli, percorrendo un cammino, considerano le varie apparizioni in cui Gesù – dalla Risurrezione all’Ascensione, in prospettiva della Parusia – manifestò la sua gloria ai discepoli in attesa dello Spirito promesso (cf. Gv 14, 26;16, 13 – 15; Lc 24, 49), ne confortò la fede, portò a compimento gli insegnamenti sul Regno, definì ulteriormente la struttura sacramentale e gerarchica della Chiesa.