I SACRAMENTALI

Benedetto XVI – Benedizioni oli sacri

DON ENRICO FINOTTI

70° TRASMISSIONE A RADIO MARIA – Lunedì, 12 agosto 2019

  1. Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio (Sal 45,5)

La vita liturgica della Chiesa può essere descritta come l’azione benefica di due grandi fiumi di grazia che scaturiscono dal Sacrificio dell’altare e, mediante i sette sacramenti, toccano le sette situazioni fondamentali della vita dell’uomo (nascita, crescita, alimentazione, guarigione dell’anima e del corpo, ministeri a servizio della Chiesa e della famiglia umana) per poi estendersi in ogni altra realtà spaziale, mediante i sacramentali e temporale, mediante le Ore canoniche dell’Ufficio divino. Spazio e tempo, quindi, come coordinate essenziali della vita degli uomini sulla terra si trovano avvolte dal misterioso flusso della grazia del Redentore, che continuamente fluisce dal Sacrificio sacramentale e quotidiano, fine alla fine del mondo.

Ora il Sacrificio eucaristico e i sette Sacramenti sono istituiti dal Signore stesso, quale capo della Chiesa, per purificare e santificare in continuazione il suo Corpo mistico. A quest’opera misteriosa e permanente del Signore concorre pure la Chiesa, sua Sposa, che, mossa dallo Spirito Santo, prolunga all’infinito quest’opera di redenzione, iniziata e continuamente fluente dal Signore, e, mediante i Sacramentali canalizza la grazia dei Sacramenti in molteplici ruscelli, irrigando in modo capillare ogni realtà creata ed elevandola al mistero del Regno dei cieli.

Spazio e tempo sono perciò avvolti permanentemente dall’azione santificante ed elevante della grazia, che influisce in ogni cosa dello spazio (Sacramentali) e riempie ogni ora del tempo (liturgia delle Ore): é la rete divina della misericordia, che fa appello alla nostra libertà e attende la nostra grata corrispondenza.

  1. I Sacramentali: imitazione dei Sacramenti

La santa Madre Chiesa ha istituito i sacramentali. Questi sono segni sacri per mezzo dei quali, con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l’effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie circostanze della vita (SC, 60; cfr. CCC, 1667 e Can. 1166).

La caratteristica propria dei Sacramentali, quella che li distingue da altri riti liturgici, é l’avere una certa imitazione dei Sacramenti, sia nella loro struttura rituale, sia nell’impiego di gesti e di simboli che manifestano la grazia che volta a volta invocano.

  1. I Sacramentali, come i Sacramenti, sono innanzitutto segni visibili, che significano e ottengono «effetti soprattutto spirituali» per impetrazione della Chiesa. In essi si attua la medesima logica dei sacramenti: dalle cose visibili, assunte dal creato, si risale alle realtà invisibili ed eterne dalle quali proviene quella grazia specifica, invocata in ciascun Sacramentale.
  2. I Sacramentali, come i Sacramenti, sono composti dei tre elementi classici e comuni ad ogni rito sacramentale: la materia, la forma e il ministro.

– la materia é prevalentemente costituita dall’uso dell’acqua benedetta per le ordinarie benedizioni e dall’olio per i sacramentali più solenni (crisma) e negli esorcismi (olio dei catecumeni o dell’esorcismo); intervengono inoltre dei gesti eloquenti quali il segno della croce, l’imposizione o l’estensione della mano, l’incensazione e anche l’uso del sale, dei ceri (s. Biagio), ecc. A differenza dei Sacramenti la materia impiegata nei sacramentali non é mai essenziale alla loro validità, ma solo esplicativa di quel dono di grazia che viene invocato.

– la forma é costituita dall’orazione (in genere breve) che costituisce normalmente il momento centrale di ogni Sacramentale. I Sacramentali più solenni hanno una prece alquanto estesa, molto simile alle grandi preci dei Sacramenti (es. delle Ordinazioni). E’ la ‘forma’ (ossia l’orazione) l’elemento essenziale e necessario, affinché si realizzi il dono di grazia relativo ad ogni sacramentale e in caso di necessità basta tale orazione per compiere validamente il sacramentale stesso. Si deve opportunamente ricordare che ogni sacerdote ha la facoltà di impartire la benedizione a persone o ambienti o oggetti col semplice segno di croce. Quindi é quanto mai conveniente la richiesta dei fedeli che tradizionalmente dicono al sacerdote: «Ci dia la benedizione».

– il ministro é normalmente il sacerdote, perché i Sacramentali sono azioni compiute davanti a Dio in nome della Chiesa e in quanto tali sono atti che appartengono alla liturgia, cioè alla preghiera pubblica e ufficiale della Chiesa, e non semplicemente alla sfera della pietà individuale e privata dei fedeli. Alcuni grandi e solenni sacramentali sono riservati al Vescovo e fanno parte della liturgia pontificale: sono quelli che attengono a importanti atti ecclesiali (dedicazione della chiesa e dell’altare; consacrazione delle vergini e professione religiosa; consacrazione del Crisma e benedizione degli oli santi in giovedì santo, ecc.). Anche il diacono può pronunziare molte benedizioni e in talune specifiche benedizioni anche altri ministri laici possono a nome della Chiesa agire come ministri legittimi (accoliti, lettori, catechisti, genitori, ecc.)

Riguardo agli esorcismi: soltanto il sacerdote debitamente delegato dal vescovo può compiere l’esorcismo maggiore; il sacerdote in genere può pronunziare gli esorcismi minori previsti dai libri liturgici (es. per l’Iniziazione cristiana); ogni fedele, anche laico, può recitare con frutto le preghiere di liberazione contenute nell’apposito rituale.

Can. 1168 – Ministro dei sacramentali é il chierico munito della debita potestà; a norma dei libri liturgici, alcuni sacramentali, a giudizio dell’Ordinario del luogo, possono essere amministrati anche dai laici che siano dotati delle qualità convenienti.

Can. 1169 – §1. Le consacrazioni e le dedicazioni possono essere compiute validamente da coloro che sono insigniti del carattere episcopale, nonché dai presbiteri ai quali ciò sia permesso dal diritto o da legittima concessione.

  • 2. Le benedizioni possono essere impartite da qualunque sacerdote, eccettuate quelle riservate al Romano Pontefice o ai Vescovi.
  • 3. Il diacono può impartire solo le benedizioni che gli sono espressamente consentite dal diritto.
  1. I Sacramentali: istituiti dalla Chiesa

La differenza fondamentale che distingue i Sacramenti dai Sacramentali é la loro diversa istituzione: i sette Sacramenti sono stati istituiti da Cristo Signore e perciò in essi agisce sempre lui stesso in modo diretto ed infallibile; i molteplici Sacramentali invece sono stati istituiti lungo i secoli dalla Chiesa a seconda delle necessità dei suoi figli e in essi opera l’intercessione potente della Chiesa stessa, sua mistica Sposa.

Si deve perciò distinguere un diverso grado di efficacia, che viene espresso con precise locuzioni latine che fanno ormai parte della catechesi di base del popolo cristiano:

  1. Ex opere operato. E’ l’azione soprannaturale del Signore che opera infallibilmente, e con questa assolutezza, esclusivamente nei sette Sacramenti. Ciò significa che, posta in modo valido il rito sacramentale secondo le leggi stabilite (materia, forma e ministro validi) é resa disponibile ed operante da parte del Signore la grazia, infallibilmente connessa a ciascun sacramento.
  2. Ex opere operantis Ecclesiae. E’ l’azione soprannaturale di tutta la Chiesa, Corpo mistico di Gesù Cristo, che con la sua perfetta dignità morale impetra per i fedeli che ricevono i sacramentali quelle grazie che tali sacramentali significano. Si intende che l’intercessione della Chiesa é sempre accolta dal Signore e in tal senso anche i Sacramentali ottengono da Dio sempre ciò che significano. La loro efficacia di grazia nel cuore di chi li riceve, tuttavia, dipende anche dalle disposizioni interiori dei fedeli. In tal senso si deve opportunamente distinguere, sia nei Sacramenti come nei Sacramentali, la loro validità oggettiva davanti a Dio e alla Chiesa dalla loro fruttuosità soggettiva nel cuore dei recettori.

I sacramentali non conferiscono la grazia dello Spirito Santo alla maniera dei sacramenti; però mediante la preghiera della Chiesa preparano a ricevere la grazia e dispongono a cooperare con essa (CCC, 1670).

  1. Ex opere operantis. E’ la preghiera intima e personale di ciascun fedele che sarà efficace in proporzione dell’intensità spirituale, della carità soprannaturale e della dignità morale dell’orante.
  1. Sacramentali: le Benedizioni costitutive e invocative

Bisogna distinguere tra Sacramentali (o Benedizioni) costitutivi e Sacramentali (o Benedizioni) transeunti. Vi sono Benedizioni che una volta impartite costituiscono le persone, gli edifici, i luoghi o gli oggetti benedetti in uno stato di permanente sacralità, per cui non vi é più necessità di ripetere la stessa Benedizione. E’ illuminante il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1672):

Alcune benedizioni hanno una portata duratura: hanno per effetto di consacrare persone a Dio e di riservare oggetti e luoghi all’uso liturgico. Fra quelle che sono destinate a persone – da non confondere con l’ordinazione sacramentale – figurano la benedizione dell’abate o dell’abbadessa di un monastero, la consacrazione delle vergini e delle vedove, il rito della professione religiosa e le benedizioni per alcuni ministeri ecclesiastici (lettori, accoliti, catechisti, ecc). Come esempio delle benedizioni che riguardano oggetti, si può segnalare la dedicazione o la benedizione di una chiesa o di un altare, la benedizione degli olii santi, dei vasi e delle vesti sacre, delle campane, ecc.

Le Benedizioni costitutive si chiamano anche consacrazioni in quanto consegnano in modo permanente a Dio le realtà consacrate, che spesso vengono anche unte col santo olio del Crisma. Si pensi alla solennità della consacrazione dell’altare e della Chiesa che liturgicamente viene chiamata preferibilmente Dedicazione.

Can. 1171 – Le cose sacre, quelle cioè che sono state destinate al culto divino con la dedicazione o la benedizione, siano trattate con riverenza e non siano adoperate per usi profani o impropri, anche se sono in possesso di privati.

  1. I Sacramentali: estesi ad ogni realtà creata

I Sacramentali sono come dei canali supplementari che applicano la grazia del Sacrificio e dei Sacramenti in tutte le situazioni di vita degli uomini e in ogni creatura che é sotto il cielo.

Possiamo distinguere due ambiti di presenza dei Sacramentali: uno interno al rito della stessa Messa o anche dei Sacramenti e uno esterno che raggiunge i luoghi più lontani e le situazioni più diverse. La sorgente é sempre unica: l’altare del Sacrificio, ma l’azione può essere prossima ad esso o remota.

  1. Innanzitutto i Sacramentali intervengono con efficacia all’interno del rito stesso della Messa e dei Sacramenti per predisporre ad una celebrazione fruttuosa dei santi misteri e per confermarne la grazia.

Si pensi all’atto penitenziale nei riti d’inizio della Messa, alle orazioni principali (colletta, superoblata, postcommunio), alle preci di offertorio e di comunione, alla benedizione finale. Tutti questi elementi liturgici hanno una funzione ‘sacramentale’ in quanto esprimono l’impetrazione della Chiesa nel corso del rito in ordine alla maggior fruttuosità del momento sacramentale a cui predispongono e dal quale attingono e diffondono la grazia.

Nello stesso modo molti riti e preci che accompagnano gli atti essenziali dei Sacramenti sono portatori di grazie speciali che concorrono alla recezione degna e fruttuosa del Sacramento stesso. Si pensi alla varietà e ricchezza dei riti esplicativi (nel battesimo, nella confermazione, nelle Ordinazioni, nel matrimonio, ecc.), che non mirano soltanto all’istruzione sul mistero, ma invocano pure quelle grazie speciali che significano e arricchiscono la stessa grazia sacramentale.

  1. I Sacramentali poi preparano in modo prossimo o remoto ai Sacramenti, soprattutto al Sacrificio divino, e ne estendono la grazia.

Si pensi ai singolari Sacramentali (esorcismi, consegne e benedizioni) che intervengono nell’Iniziazione cristiana in vista della rigenerazione pasquale dei catecumeni; all’espansione della grazia dei sacramenti pasquali nel tempo di Pasqua con la benedizione delle case e le Rogazioni; alla Praeparatio ad Missam, alle preci nella vestizione dei paramenti e alla Gratiarum actio post Missam; all’uso dell’acqua benedetta all’ingresso e all’uscita dalla chiesa; ecc.

  1. Infine i Sacramentali non hanno più barriere e raggiungono: persone, edifici, luoghi, oggetti, eventi.

E qui si apre l’amplissimo ventaglio del Rituale romano, che offre una varietà tale che pochi conoscono in tutta la sua ampiezza e possibilità celebrativa.

La vastità e la tipicità delle Benedizioni la si può facilmente cogliere leggendo il Pontificale e il Rituale romano, in particolare il Benedizionale (CEI, 1992), che raccoglie in cinque parti il complesso ecologico: Parte prima: Benedizioni delle persone; Parte seconda: Benedizioni per le dimore e le attività dell’uomo; Parte terza: Benedizioni dei luoghi arredi e suppellettili; Parte quarta: Benedizioni riguardanti le devozioni popolari; Parte quinta: Benedizioni per diverse circostanze.

 

  1. La Benedizione ascendente e discendente

Nei Sacramentali e in ogni Benedizione, anche la più elementare, si devono considerare quattro importanti dimensioni teologiche, che inducono a precisi atteggiamenti spirituali e morali:

la dimensione latreutica, epicletica, kerigmatica e morale.

  1. Latreutica. Ogni Sacramentale é innanzitutto un atto di lode, di ringraziamento e di adorazione a Dio per i suoi immensi benefici e in particolare per l’oggetto specifico che viene benedetto (persona, edificio, luogo, cosa, ecc.). Il cristiano, chiedendo al sacerdote di impartire una benedizione compie un atto di culto a Dio, lo riconosce Creatore e Signore di tutte le cose, lo ringrazia con tutto il cuore per la bontà dei suoi doni e manifesta lo stupore davanti alla grandezza e bellezza delle sue creature. E’ questa la dimensione latreutica e ascendente che esordisce in ogni orazione che la Chiesa pronunzia nei vari Sacramentali e nella quale indugia con particolare ardore perché il riconoscimento grato e devoto della signoria divina su tutto il creato é l’atto primario della preghiera, quello che deve precedere in ogni orazione autentica, come il Signore ci ha insegnato nel Pater noster: «Sia santificato il tuo nome». Se si osserva con attenzione ogni prece liturgica, dalle grandi Preci dei Sacramenti – in primo luogo i Prefazi eucaristici – alle brevi orazioni delle Benedizioni più comuni, esordisce con la lode e la benedizione a Dio tre volte santo, che si manifesta nello splendore e nella immensa varietà delle cose create oltre che con le opere ancor più mirabili della nostra redenzione. In tal modo la Chiesa e con lei tutti i suoi figli si presenta a Dio con estrema umiltà e si prostra con umile contemplazione dell’immensità del suo amore per noi. Tale disposizione interiore libera l’animo da ogni pretesa davanti a Dio e lo purifica da ogni tracotanza (ibris) spirituale che sta alla radice del peccato originale ed attuale (non serviam).
  2. Epicletica. E’ il secondo tempo della Benedizione, il momento discendente, nel quale il Signore risponde all’invocazione dei suoi figli e li soccorre con braccio potente e con cura provvidenziale. Egli si impegna a corrispondere all’invocazione della Chiesa (ex opere operantis Ecclesiae) a pro dei fedeli che richiedono quella specifica benedizione assicurando quegli interventi di grazia che nella sua immensa sapienza sa essere benefici per i suoi figli. Ed ecco che quella persona o edificio, o luogo o oggetto che riceve la benedizione divina diventa strumento di grazia e tramite visibile dell’azione santificatrice che scende dal cielo. Questo secondo momento di santificazione é certo molto importante ed é il fine coprimario di ogni Sacramentale in quanto la Chiesa ha istituito i Sacramentali per la santificazione di ogni cosa nel piano universale di salvezza. Non a caso, dopo l’invocazione «Sia santificato il tuo nome» il Signore ci invita a chiedere «Venga il tuo regno»: é questo è l’intento della rete vasta e capillare dei Sacramentali che avvolgono tutte le cose e le situazioni umane in vista del progetto del Padre dell’instaurare omnia in Christo. Un carattere epicletico del tutto speciale è annesso agli esorcismi, dove l’intimazione al demonio diventa forte e pervasa di autorità divina nelle espressioni dell’esorcismo pronunziate dall’esorcista in nome della Chiesa.
  3. Kerigmatica. La madre Chiesa non trascura neppure nei Sacramentali una continua e adeguata istruzione dei suoi figli in ordine al significato e all’uso retto delle cose che vengono benedette. Per questo, soprattutto nel nuovo Benedizionale, si raccomanda sempre la lettura di una breve pericope biblica adatta alle persone o ai luoghi o agli oggetti benedetti e invita il sacerdote a tenere una breve omelia illustrativa. In tal modo i fedeli vengono educati ad usare i beni della terra nella continua ricerca dei beni del cielo. I Sacramentali allora nella loro varietà e fungibilità realizzano una efficace opera di evangelizzazione di ogni ambiente e circostanza portando dovunque la luce di Cristo in infondendo in ogni cosa il lievito evangelico.
  4. Morale. Chiedere la benedizione del Signore significa impegnarsi a vivere secondo la legge del Signore. Ed ecco che ogni volta che si celebra un Sacramentale si deve risvegliare nei richiedenti un sincero impegno morale in coerenza col dono di grazia che viene invocato. Ogni Sacramentale quindi postula un moto almeno incipiente di conversione e la volontà di aderire ai precetti del Signore, condizione indispensabile per l’efficacia stessa della benedizione. Senza tale impegno morale il rito esterno si limita ad una formalità sterile e i cuori insensibili alla grazia divina offendono la bontà di Dio generoso nei suoi doni. In questa prospettiva, senza indulgere ad una eccessivo rigorismo, si deve prevedere ad una sufficiente preparazione dei fedeli per poter ricevere degnamente, almeno con un minimo di accondiscendenza, le Benedizioni impartite dalla Chiesa. Questa attenzione evita lo scadimento delle Benedizioni in atti banali, di puro folclore o peggio di superstizione. Ecco perché il Signore nel Pater noster ci insegna a dire: «Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra». In questa petizione é raccolta tutta la dimensione morale di ogni autentica preghiera cristiana. Infatti non vi é alcuna Benedizione efficace in una vita lontana e difforme dalla divina volontà.
  1. Il rito ordinario della Benedizione comune

I Sacramentali, in genere hanno un struttura rituale quadruplice: 1. riti iniziali; 2. ascolto della Parola; 3. benedizione vera e propria; 4. riti di congedo. Anche la Benedizione più semplice prevede, in una forma alquanto contratta, questi quattro momenti.

Il sacerdote – rivolge il saluto liturgico: Pace a questa casa e ai suoi abitanti e introduce il rito; – proclama un tratto biblico adatto e tiene un breve commento; – invita alla preghiera con le intercessioni concluse sempre dal Pater noster e pronunzia l’Orazione specifica di benedizione, che normalmente completa col segno della croce aspergendo con l’acqua benedetta; – infine imparte la benedizione ed intima il congedo.

E’ conforme alla pietà cristiana chiedere sempre al sacerdote di impartire la benedizione ogni volta che visita la casa o un infermo o lo si incontra in altre circostanze. E’ dovere consolante del sacerdote impartire spesso la benedizione comune per la quale basta una breve preghiera seguita dall’atto benedicente del sacerdote stesso.

Una pastorale illuminata dovrà riprendere con intelligenza ed equilibrio la prassi liturgica dei Sacramentali in modo che non venga mai a mancare ai fedeli quell’apporto della grazia che deve poter penetrare e bonificare ogni anfratto delle vicissitudini umane, nelle quali non può mancare la luce evangelica della fede che illumina sul senso delle cose e sul loro retto uso secondo il piano di Dio. L’uso dei sacramentali dovrebbe essere l’antidoto contro quel costume ormai imperante di totale secolarizzazione dell’ambiente, nel quale Dio non é più presente e la sua azione divina non viene più né percepita né invocata convenientemente.

  1. Gli esorcismi

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma:

Quando la Chiesa domanda pubblicamente e con autorità, in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto sia protetto contro l’influenza del maligno e sottratto al suo dominio, si parla di esorcismo. Gesù l’ha praticato;  è da lui che la Chiesa deriva il potere e il compito di esorcizzare.  In una forma semplice, l’esorcismo è praticato durante la celebrazione del Battesimo. L’esorcismo solenne, chiamato « grande esorcismo », può essere praticato solo da un presbitero e con il permesso del Vescovo. In ciò bisogna procedere con prudenza, osservando rigorosamente le norme stabilite dalla Chiesa.  L’esorcismo mira a scacciare i demoni o a liberare dall’influenza demoniaca, e ciò mediante l’autorità spirituale che Gesù ha affidato alla sua Chiesa. Molto diverso è il caso di malattie, soprattutto psichiche, la cui cura rientra nel campo della scienza medica. È importante, quindi, accertarsi, prima di celebrare l’esorcismo, che si tratti di una presenza del maligno e non di una malattia (CCC, 1673)

La tradizione liturgica della Chiesa distingue tre tipi di interventi esorcistici, che hanno intensità diverse e sono compiuti con un diverso grado di autorità: l’esorcismo maggiore, gli esorcismi minori e le preghiere di liberazione.

  1. L’esorcismo maggiore o ‘grande esorcismo’ rappresenta un atto di autorità solenne col quale la Chiesa, mediante l’esorcista legittimamente delegato dall’Ordinario, interviene nei casi gravi e accertati di possessione, di vessazione o di infestazione diabolica (CEI, Rituale romano, Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari, 2001, cap. I).

Can. 1172 – §1. Nessuno può proferire legittimamente esorcismi sugli ossessi, se non ha ottenuto dall’Ordinario del luogo peculiare ed espressa licenza. §2. L’Ordinario del luogo conceda tale licenza    solo al sacerdote che sia ornato di pietà, di scienza, di prudenza e d’integrità di vita.

  1. Gli esorcismi minori fanno parte di taluni riti liturgici, soprattutto l’Iniziazione cristiana degli adulti e il Battesimo dei bambini (Cfr. CEI, Rituale romano, Rito dell’Iniziazione cristiana degli adulti, 1978; Rito del Battesimo dei bambini, 1970).
  2. Le preghiere di liberazione sono offerte all’uso di ogni fedele che intenda tutelarsi dalle insidie del Maligno favorendo la sua crescita nella santità in momenti difficili di prova o di tentazione e voglia pure proteggere anche i propri cari e le loro dimore dall’opera insidiosa dello spirito delle tenebre (Cfr. Rito degli esorcismi, Appendice II).

Il ricorso agli esorcismi implica l’adesione ad alcune verità fondamentali della nostra fede: – la presenza personale e l’azione malefica di satana (angelo decaduto), secondo le note parole dell’Apostolo Pietro: «Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede» (1Pt 5, 8-9); – la certezza della vittoria pasquale, assoluta ed irreversibile, di Cristo Gesù, il Figlio di Dio, che ha vinto il diavolo e l’impero delle tenebre e regna sovrano alla destra del Padre in attesa che «tutti i suoi nemici siano posti sotto i suoi piedi» (Sal 109); il mistero della Chiesa, corpo mistico di Cristo, che interviene, con l’autorità stessa del Signore e con un’efficacia soprannaturale, contro il demonio, per difendere la vita di grazia dei fedeli e sostenerli nella prova e nella necessaria lotta verso l’eterna beatitudine.

Il cristiano quindi non teme gli esorcismi, come invece fanno gli uomini carnali e lontani da Dio, ma vi ricorre con umile confidenza, sapendo che le tentazioni del maligno sono una cosa seria, ma nello stesso tempo che il Signore risorto, ‘immolato e glorioso’, ha già vinto e mediante l’autorità della sua Chiesa difende i suoi figli con mano vigorosa, nella potenza (virtus) dello Spirito Santo.

  1. Il Sacrificio eucaristico fonte e culmine di tutti i Sacramentali

Ai fedeli ben disposti è dato di santificare quasi tutti gli avvenimenti della vita per mezzo della grazia divina che fluisce dal mistero pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo, mistero dal quale derivano la loro efficacia tutti i sacramenti e i sacramentali; e così ogni uso onesto delle cose materiali può essere indirizzato alla santificazione dell’uomo e alla lode di Dio (SC, 61).

Come si disse per i Sacramenti così pure per i Sacramentali si deve sempre ricordare il loro rapporto con la Messa, nella quale sale al Padre una benedizione perfetta e un sacrificio di soave profumo. Da questa fonte di grazia fluiscono i sette fiumi dei Sacramenti e l’immenso delta dei Sacramentali che irrigano tutto il mondo.

Non a caso l’antica tradizione liturgica prevedeva che nell’ultimo embolismo del Canone romano (per quem) venissero benedetti i molteplici doni in natura che i fedeli recavano presso l’altare a contatto vivo con l’immolazione incruenta del Sommo nostro Sacerdote, Cristo Gesù[1]. Dalla fonte viva della Consacrazione, nella quale avviene il mistero della transustanziazione e le oblate diventano il Corpo e il Sangue di Cristo, si effonde la grazia della Redenzione, che coinvolge anche il creato e ogni cosa posta al servizio degli uomini. E’ dal cuore del divin Sacrificio quindi che scaturiscono le fonti dei Sacramentali, canali di grazia celeste, che purificano ed elevano il mondo intero nell’attesa della piena manifestazione del Regno di Dio.

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[1] Si veda il perdurare di alcune benedizioni impartite proprio al termine del Canone come ad esempio quella dell’olio degli infermi nella Missa chrismatis del giovedì santo.

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