I PII ESERCIZI – seconda parte

DON ENRICO FINOTTI

Trasmissione a Radio Maria – lunedì 9 dicembre 2019 –  seconda parte

  1.  La forma e il contenuto dei Pii esercizi

La differenza tra la Liturgia e i Pii esercizi si nota anche nella diversa forma dei riti e delle preci. Possiamo dire che la Liturgia obbedisce al criterio della nobile semplicità. Tale caratteristica é propria soprattutto della Liturgia Romana, che secondo il genio di Roma porta i tratti dell’essenzialità e brevità nei riti e di austera sobrietà, concisione e precisione nei termini e nello sviluppo delle preci. Se poi si considera il carattere lirico che assume la forma solenne della liturgia eseguita in canto si capisce ancor più quanto sia importante la nobiltà e il ritmo della forma letteraria e dell’andamento rituale. La Liturgia inoltre non può esporre in modo compiuto tutti gli aspetti del mistero celebrato, quasi fosse una lezione di catechesi o un esercizio di pastorale, ma deve limitarsi alle sue linee essenziali e comuni adatte all’assemblea planaria del popolo di Dio. Nella Liturgia i singoli fedeli entrano per unirsi al culto della Chiesa e quindi devono in qualche modo deporre l’assillo variegato delle proprie sensibilità individuali e l’urgenza dei tanti fatti di cronaca relativi alla vita di ognuno. La Liturgia, infatti, é oggettiva e non asseconda immediatamente e pienamente alla pietà individuale dei fedeli.

La forma e il contenuto dei Pii esercizi integrano per così dire il culto liturgico, sia preparando ad esso, sia estendendolo, sia accogliendo quel vasto orizzonte spirituale dell’anima che ogni fedeli porta in sé. In tale prospettiva il cristiano non può fare a meno totalmente dei Pii esercizi, soprattutto quelli maggiori e raccomandati da una pia tradizione e dalla stessa autorità della Chiesa. Ed ecco che le preci diventano più prolisse e dettagliate, i sentimenti spirituali, iù colorati e affettivi, le forme rituale più sciolte e varie, le ripetizioni più intense, le processioni più ricche di elementi anche folcloristici. Il linguaggio più popolare e il canto più vivace e consono con le tradizioni musicali locali. Anche gli attori sono di estrazione più semplice e senza una grande abilitazione, i costumi variegati e prodotti dal gusto di gruppi e associazioni di ogni genere.

La Liturgia e i Pii esercizi in tal modo si integrano e si esigono in un rapporto costante di scambio. L’una e gli altri sono al servizio del culto divino e quindi operano, ciascuno a suo modo la santificazione dei fedeli. E’ però necessario che sia sempre salvaguardato il delicato equilibrio tra le due realtà: né la liturgia potrà estinguere in Pii esercizi, né i Pii esercizi oscurare la liturgia. Quando si dovesse insistere unicamente sul registro liturgico fino al punto da emarginare indebitamente i Pii esercizi la Liturgia stessa ne subirebbe i danni in quanto agirebbe su fedeli privi di una sufficiente personalizzazione dei misteri della fede e inabili ad una pratica spirituale che riscalda il cuore e raccoglie il respiro delle fibre più segrete della vita quotidiana nel suo concreto svolgersi «tra le tribolazioni del mondo e le consolazioni di Dio» (S. Agostino d’Ippona). Quando invece si dovesse insister unicamente sui Pii esercizi fino al punto da marginalizzare la Liturgia e non rispettarne il suo primato, essi tenderebbero ad un soggettivismo esasperato, senza controllo, portando i fedeli ad una religiosità personalistica e chiusa nelle dimensioni spirituale degli individui e dei gruppi sociali. Non si deve mai dimenticare che la grazia salvifica scaturisce dal Sacrificio e dai Sacramenti che sono l’apice della Liturgia e non provengono allo stesso titolo e col medesimo grado dai Pii esercizi del popolo cristiano che hanno lo scopo di porsi al servizio innanzitutto del culto liturgico della Chiesa (Cfr. DPL n. 55).

Questo delicato equilibrio deve essere costantemente monitorato. Il Concilio Vaticano II ebbe come intento primario quello di assicurare alla Liturgia il suo primato nella vita cristiana, in considerazione di epoche in cui la Liturgia era piuttosto negletta nella vita cristiana, ma tale legittima tensione deve saper moderare anche l’eccessiva spogliazione della pietà popolare, che ne é subentrata (Cfr. DPL nn. 50-57).

 

  1. L’origine e le fonti dei Pii esercizi

Infine é bene conoscere quali sono le principali fonti da cui sono nati i Pii esercizi. Possiamo ricordarne almeno quattro: la Liturgia; i Santi; il popolo cristiano; le rivelazioni private; l’Autorità della Chiesa.

  1. Pii esercizi derivati dalla Liturgia

La fonte più immediata e antica dei grandi Pii esercizi é la Liturgia. Il popolo si trovò a creare gradualmente dei riti e delle preci più semplici e popolari desunti dai grandi riti liturgici che si compivano nell’Anno liturgico. Semplificando la complessità del rito liturgico i fedeli adeguarono la Liturgia alla loro capacità con formule più semplici, con simboli meno complessi, con canti più popolari e con l’uso della lingua volgare. Si pensi a tal proposito:

– il Rosario mariano: é il salterio dei monaci e dei fedeli illetterati, la sostituzione dei 150 salmi con l’Ave Maria, intercalati dal Gloria e introdotti dal Pater;

l’Angelus Domini: Paolo VI lo definisce un pio esercizio dal ritmo quasi liturgico (Marialis cultus), recitato nei tre principali momenti della preghiera liturgica delle Ore (mattino, mezzogiorno, sera);

– la Via crucis: letture brevi e versetti intercalati dal canto, desunti dagli elementi propri dell’Ufficio divino, andamento processionale e soste in analogia con le processioni e le Statio liturgiche;

– la Novena del santo Natale: é forse l’esempio più chiaro della formazione di un pio esercizio su base liturgica ad uso del popolo (invitatorio con Profezie tolte dall’Ufficio divino – l’Inno proprio dell’Avvento – polisalmo come composizione centonizzata della salmodia – Antifone maggiori e Magnificat).

  1. Pii esercizi creati dai Santi

I grandi Santi e Mistici offrono al popolo di Dio le loro forme di spiritualità e trasmettono testi di orazioni altamente ispirati e densi di insegnamenti spirituali. Si pensi alle innumerevoli Novene scritte dai Santi, soprattutto quei Pii esercizi che i Fondatori stessi composero e comandarono ai membri degli Ordini religiosi da essi fondati.

  1. Pii esercizi prodotti dal popolo di Dio

L’esperienza spirituale e le vicende storiche in cui versa il popolo cristiano hanno portato a celebrare molteplici e singolari tradizioni religiose. Si pensi alle feste e alle processioni votive, alle feste patronali, ai pellegrinaggi presso i santuari, alle suppliche in particolari necessità e calamita. Soprattutto si considerino i Pii esercizi relativi al culto eucaristico (esposizioni prolungate, adorazioni e processioni) e anche alla pietà verso i fedeli defunti.

  1. Pii esercizi consegnati dall’alto

Molti Pii esercizi sono consegnati dal Cielo in un contesto di apparizioni private ad alcuni Santi. Si pensi ad un numero considerevole di pii esercizi ormai diffusi, amati e praticati con frutto dai fedeli di ogni ceto ecclesiale:

– lo Scapolare della Madonna del Monte Carmelo;

– la Medaglia miracolosa;

– la consacrazione e le pratiche riguardo al Sacro Cruore di Gesù;

– la consacrazione al Cuore immacolato di Maria a Fatima;

– la Coroncina della divina Misericordia, ecc.

  1. Pii esercizi composti e comandati dall’Autorità della Chiesa

Alcuni Pii esercizi si compiono per disposizione della sede Apostolica, altri per disposizione dei Vescovi secondo le consuetudini o i libri approvati (Cfr. DPL n. 72). I Pii esercizi più antichi e conosciuti in tutta la Chiesa sono di pertinenza della sede Apostolica in quanto riguardano il bene universale dei fedeli (es. Rosario e Via Crucis) e perciò non possono subire variazioni senza il placet della santa Sede.

 

Conclusione

In conclusione possiamo ascoltare due brevi passaggi del Direttorio su Pietà popolare e Liturgia che descrivono con incisività il valore e della Liturgia e dei Pii esercizi: due aspetti del culto cristiano distinti, connessi ed indispensabili.

  1. Il primato della Liturgia

L’unilaterale esaltazione della pietà popolare senza tener conto della Liturgia non è coerente col fatto che gli elementi essenziali di quest’ultima risalgono alla volontà istitutiva di Gesù stesso e non ne sottolinea, come di dovere, l’insostituibile valore soteriologico e dossologico. Dopo l’ascensione del Signore alla gloria del Padre e il dono dello Spirito, la perfetta glorificazione di Dio e la salvezza dell’uomo avvengono primariamente attraverso la celebrazione liturgica, la quale esige l’adesione della fede e inserisce il credente nell’evento salvifico fondamentale: la Passione, Morte e Risurrezione di Cristo (cf. Rm 6, 2-6; 1 Cor 11, 23-26). La Chiesa, nell’autocomprensione del suo mistero e della sua azione cultuale e salvifica, non dubita di affermare che «mediante la Liturgia, specialmente nel divino sacrificio dell’Eucaristia, “si compie l’opera della nostra redenzione”»; ciò non esclude l’importanza di altre forme di pietà (DPL n. 55).

  1. Il valore della Pietà popolare

Nella celebrazione della Liturgia non si esaurisce tuttavia il compito della Chiesa rispetto al culto divino. I discepoli di Cristo, infatti, secondo l’esempio e l’insegnamento del Maestro, pregano anche nel segreto della loro camera (cf. Mt 6, 6); si riuniscono a pregare secondo forme create da uomini e donne di grande esperienza religiosa, che hanno colto alcune istanze dei fedeli e ne hanno orientato la pietà verso aspetti particolari del mistero di Cristo; pregano secondo strutture sorte quasi anonimamente dal fondo della coscienza collettiva cristiana, nelle quali le esigenze della cultura popolare si compongono armonicamente con i dati essenziali del messaggio evangelico. Le forme genuine della pietà popolare sono anch’esse frutto dello Spirito Santo e devono ritenersi espressione della pietà della Chiesa: perché compiute da fedeli viventi in comunione con essa, nell’adesione alla sua fede e nel rispetto della sua disciplina cultuale; perché non poche di esse sono state esplicitamente approvate e raccomandate dalla Chiesa stessa (DPL nn. 82-83)

  1. Distinzione e armonia tra Liturgia e Pietà popolare

La differenza oggettiva tra i pii esercizi e le pratiche di devozione rispetto alla Liturgia deve trovare visibilità nell’espressione cultuale. Ciò significa la non commistione delle formule proprie di pii esercizi con le azioni liturgiche; gli atti di pietà e di devozione trovano il loro spazio al di fuori della celebrazione dell’Eucaristia e degli altri sacramenti. Da una parte, si deve pertanto evitare la sovrapposizione, poiché il linguaggio, il ritmo, l’andamento, gli accenti teologici della pietà popolare si differenziano dai corrispondenti delle azioni liturgiche. Similmente, è da superare, dove è il caso, la concorrenza o la contrapposizione con le azioni liturgiche: va salvaguardata la precedenza da dare alla domenica, alla solennità, ai tempi e giorni liturgici (DPL n. 13)..

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