SOSTENIAMO LA RIVISTA “Liturgia culmen et fons”

 

Caro abbonato/a

La nostra rivista «Liturgia culmen et fons» nel decimo anniversario dalla sua fondazione intende esprimere un vivo ringraziamento ai suoi abbonati ed estimatori.

Il popolo cristiano sa, per intuito di fede, quanto sia centrale e necessaria la Liturgia per la vita della Chiesa e la salvezza delle anime. A tutti é ormai nota l’espressione conciliare: Liturgia culmen et fons, da cui la nostra rivista prende il nome:

La liturgia é il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù  (SC 10).

Ci preme richiamare la vostra attenzione su alcuni principi basilari che ispirano la nostra associazione amici della liturgia e in particolare la rivista che ne é emanazione.

Il beato Antonio Rosmini dichiara:

Furono dunque i Sacramenti… quei riti misteriosi, quelle opere potenti, onde gli Apostoli riformarono il mondo intero… che creavano un’anima nuova dentro l’antica, una nuova vita, de’ nuovi cieli ed una nuova terra. In somma, ciò che gli Apostoli aggiunsero alla loro predicazione, fu il culto cattolico, che nel Sacrificio, ne’ Sacramenti e nelle preghiere annesse principalmente consiste. Le dottrine che colla predicazione si diffondevano, erano altrettante teorie; ma la forza pratica, la forza di operare, nasceva dal culto, onde l’uomo attinger doveva la grazia dell’Onnipossente[1].

In altri termini egli riconosce che l’annunzio evangelico non potrebbe essere compreso dai popoli, né la norma morale della legge evangelica essere vissuta, se il Sacramento non abilitasse la mente dell’uomo peccatore a comprendere il pensiero di Cristo e la sua volontà a vivere la nuova legge dello Spirito. È il culto nuovo, che consente all’opera degli Apostoli di trasformare le genti. Ed è quindi il Sacramento che ricrea le facoltà dell’uomo decaduto e lo eleva alla comprensione di una dottrina soprannaturale e di una morale impossibile alle sole forze della natura.

Anche Benedetto XVI, riportando una profonda espressione del Rosmini, ebbe a dire:

Il beato Antonio Rosmini afferma che

«il battezzato subisce una segreta ma potentissima operazione, per la quale egli viene sollevato all’ordine soprannaturale, vien posto in comunicazione con Dio» (Del principio supremo della metodica…, Torino 1857, n. 331)[2].

Con questa visione soprannaturale si capisce come la Chiesa sia essenzialmente opera della grazia divina, che discende dall’alto e plasma la natura umana decaduta per il peccato, creando in Cristo l’uomo nuovo e formando nel tempo il suo Corpo mistico.

Ecco perché san Leone Magno afferma:

Quello che era visibile del nostro redentore é passato nei riti sacramentali (Disc. 2 sull’Ascensione 1,4).

e il Concilio Vaticano II insegna:

Ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo Corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa, allo stesso titolo e allo stesso grado, ne uguaglia l’efficacia (SC 7).

E’ allora quanto mai necessario celebrare i sacri riti con la massima dignità e gravità, sapendo essere gli atti stessi con i quali, qui ed ora, il Signore Gesù innalza un culto perfetto al Padre e salva le nostre anime per la vita eterna. Il popolo di Dio deve poter scorgere sul volto del sacerdote il senso sacro della presenza di Dio e ricevere da lui, con frutto spirituale, il tocco salvifico della grazia del Redentore.

Da ciò si intendono con chiarezza le parole di Paolo VI che, promulgando la Costituzione liturgica Sacrosanctum Concilium, dichiarava con solennità davanti all’Assise conciliare:

Dio al primo posto; la preghiera prima nostra obbligazione; la liturgia prima fonte della vita divina a noi comunicata, prima scuola della nostra vita spirituale.

E conclude:

Desideriamo che nessuno attenti alla regola della preghiera ufficiale della Ciesa con riforme private o riti singolari … Nobiltà della preghiera ecclesiastica é la sua corale armonia nel mondo: nessuno voglia turbarla, nessuno offenderla (Discorso di chiusura del 2° periodo del Concilio, in Enchiridion Vaticanum, EDB, 1971,    212* e 215*).

Allora si coglie nel modo giusto il significato del pensiero di Benedetto XVI, che individua nella crisi della liturgia la crisi stessa della Chiesa in quanto organismo vivente, costituito nel suo «essere» e mosso nel suo «operare» dall’intervento divino, mediante i sacramenti e la liturgia:

 

Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia[3].

 

Questo crollo è stato definito meglio dal Papa quando dice:

Il più grave impedimento per una appropriazione pacifica della rinnovata forma liturgica consiste nell’impressione che la liturgia sia ora abbandonata alla propria invenzione [4].

Da questi alti insegnamenti si comprende quanto sia urgente un’autentica formazione liturgica rivolta ai singoli fedeli e alle comunità cristiane guidate dai loro sacerdoti.

E’ ciò che la rivista ha inteso e intende offrire in docile adesione agli insegnamenti del Magistero perenne della Chiesa e con un costante impegno teologico e pastorale.

Si noterà che questi due aspetti formano le due parti della rivista: mentre nell’articolo di fondo si trattano le varie questioni dal punto di vista teologico, nelle domande al lettore si risponde alle contingenze pastorali, desunte dalla viva voce di persone sensibili e attente, rispondendo agli interrogativi più vari del popolo di Dio.

La redazione della rivista accoglie volentieri stimoli e utili osservazioni per migliorare questo discreto servizio alla causa della Liturgia e chiede agli abbonati un aiuto per far conoscere la rivista e sostenerne la diffusione.

Confidando nella benedizione di Dio e nella vostra comprensione e solidarietà vi salutiamo.

 

[1] A. Rosmini, Delle cinque piaghe, pp. 24-25.

[2] Benedetto XVI, Angelus del 9 gennaio 2011, in OR, 10-11 gennaio 2011, p. 6.

[3] J. Ratzinger, La mia vita. Ricordi, p. 88.

[4] J. Ratzinger, La festa della fede, Jaka Book, 1990, p. 70, nota 8.

 

 

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