L’ANNO LITURGICO E LE SUE PARTI – seconda parte

DON ENRICO FINOTTI

Trasmissione  Radio Maria – 11 novembre 2019 – seconda parte

La santa Chiesa celebra, con sacro ricordo, in giorni determinati, nel corso dell’anno, l’opera di salvezza di Cristo. Ogni settimana, nel giorno a cui ha dato il nome di domenica, fa la memoria della risurrezione del Signore, che ogni anno, insieme alla sua beata passione, celebra a Pasqua, la più grande delle solennità. Nel corso dell’anno, poi, distribuisce tutto il mistero di Cristo e commemora il giorno natalizio dei Santi.

L’ANNO LITURGICO – Caratteri generali dell’anno liturgico – prima parte

DON ENRICO FINOTTI

Trasmissione  Radio Maria – 11 novembre 2019 – prima parte

I Sacramenti, i Sacramentali e la Liturgia delle Ore, che scaturiscono dal Sacrificio sacramentale dell’altare e ad esso continuamente attingono, fanno fluire la grazia della Redenzione in ogni ambito della vita e nello scorrere del tempo. Ora questa vasta e capillare rete di energia soprannaturale si diffonde nel ciclo cosmico dell’anno solare e, nella successione dei tempi e delle stagioni, la sua azione salvifica viene coordinata e diversamente impiegata secondo la solennità delle feste e la natura dei giorni e dei tempi sacri. In tal modo l’anno cosmico diventa anno liturgico, ossia «anno di grazia e di misericordia» nel quale si celebra l’intero mistero della nostra Redenzione. In tale prospettiva l’Anno liturgico può essere inteso come un ‘grande sacramentale’, mediante il quale il popolo di Dio viene a contatto con i santi misteri e ne riceve luce e grazia.

LA LITURGIA DELLE ORE – Aspetti particolari della Liturgia delle Ore – (II parte)

DON ENRICO FINOTTI

Trasmissione  Radio Maria – 12 ottobre 2019 – seconda parte

Stabiliti i criteri teologici fondamentali, possiamo considerare alcuni dei più importanti aspetti particolari riguardo ai tempi, alla struttura e ai contenuti della Liturgia delle Ore.

LA LITURGIA DELLE ORE – prima parte

DON ENRICO FINOTTI 

Trasmissione Radio Maria – 12 ottobre 2019 – prima parte

Dal Sacrificio eucaristico, come da fonte (culmen et fons), la grazia divina raggiunge gli snodi principali della vita dei credenti attraverso i sette Sacramenti, istituiti dal Signore. Attingendo a queste sorgenti divine la Chiesa ha istituito altri mezzi efficaci per estendere ulteriormente la virtù salvifica della grazia in ogni ambito della vita umana: i Sacramentali, ad immagine dei Sacramenti, santificano lo spazio e ogni cosa in esso contenuta; la Liturgia delle Ore santifica il tempo in ogni ora del giorno e della notte. In tal modo la virtù salvifica del Sacrificio incruento dell’altare avvolge interamente il mondo creato nelle sue coordinate essenziali: spazio e tempo.

 

I    La «Liturgia delle Ore»: caratteri generali

Cristo Gesù, il sommo sacerdote della nuova ed eterna alleanza, prendendo la natura umana, ha introdotto in questo esilio terrestre quell’inno che viene eternamente cantato nelle dimore celesti Egli unisce a sé tutta l’umanità e se l’associa nell’elevare questo divino canto di lode. Cristo continua ad esercitare questa funzione sacerdotale per mezzo della sua Chiesa, che loda il Signore incessantemente e intercede per la salvezza del mondo non solo con la celebrazione dell’eucaristia, ma anche in altri modi, specialmente recitando l’ufficio divino (SC 83).

Il divino ufficio, secondo la tradizione cristiana, è strutturato in modo da santificare tutto il corso del giorno e della notte per mezzo della lode divina. Quando poi a celebrare debitamente quel mirabile canto di lode sono i sacerdoti o altri a ciò deputati per istituzione della Chiesa, o anche i fedeli che pregano insieme col sacerdote secondo le forme approvate, allora è veramente la voce della sposa che parla allo sposo, anzi è la preghiera che Cristo unito al suo corpo eleva al Padre (SC 84).

Tutti coloro pertanto che recitano questa preghiera adempiono da una parte l’obbligo proprio della Chiesa, e dall’altra partecipano al sommo onore della Sposa di Cristo perché, lodando il Signore, stanno davanti al trono di Dio in nome della madre Chiesa (SC 85).

I SACRAMENTALI

DON ENRICO FINOTTI

70° TRASMISSIONE A RADIO MARIA – Lunedì, 12 agosto 2019

  1. Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio (Sal 45,5)

La vita liturgica della Chiesa può essere descritta come l’azione benefica di due grandi fiumi di grazia che scaturiscono dal Sacrificio dell’altare e, mediante i sette sacramenti, toccano le sette situazioni fondamentali della vita dell’uomo (nascita, crescita, alimentazione, guarigione dell’anima e del corpo, ministeri a servizio della Chiesa e della famiglia umana) per poi estendersi in ogni altra realtà spaziale, mediante i sacramentali e temporale, mediante le Ore canoniche dell’Ufficio divino. Spazio e tempo, quindi, come coordinate essenziali della vita degli uomini sulla terra si trovano avvolte dal misterioso flusso della grazia del Redentore, che continuamente fluisce dal Sacrificio sacramentale e quotidiano, fine alla fine del mondo.

IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO

 

DON ENRICO FINOTTI

69° TRASMISSIONE A RADIO MARIA – Lunedì, 8 luglio 2019

 

Premessa: Trattiamo qui del sacramento del Matrimonio sotto l’aspetto liturgico della sua celebrazione, senza indugiare in aspetti alquanto vasti e complessi, quali sono: l’aspetto storico, giuridico e dogmatico sul Matrimonio.

 

 I        Il «mistero» del Matrimonio

Il mistero del Matrimonio, ossia l’evento di grazia che soggiace al sacramento del Matrimonio, é del tutto singolare rispetto a quello degli altri sei Sacramenti.

Il Matrimonio, infatti, non é in primo luogo un istituto soprannaturale, come gli altri Sacramenti, istituiti dal Signore Gesù in ordine alla redenzione del genere umano, che Egli ha realizzato con la sua Incarnazione e la sua Pasqua.

Il matrimonio, innanzitutto, viene dal Creatore, é stabilito da Lui fin dal principio della creazione ed è iscritto nella natura umana in quanto tale: fa parte quindi dell’ordine della creazione ed accomuna tutti gli uomini di ogni tempo, popolo e cultura. 

SOSTENIAMO LA RIVISTA “Liturgia culmen et fons”

 

Caro abbonato/a

La nostra rivista «Liturgia culmen et fons» nel decimo anniversario dalla sua fondazione intende esprimere un vivo ringraziamento ai suoi abbonati ed estimatori.

Il popolo cristiano sa, per intuito di fede, quanto sia centrale e necessaria la Liturgia per la vita della Chiesa e la salvezza delle anime. A tutti é ormai nota l’espressione conciliare: Liturgia culmen et fons, da cui la nostra rivista prende il nome:

La liturgia é il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù  (SC 10).

Ci preme richiamare la vostra attenzione su alcuni principi basilari che ispirano la nostra associazione amici della liturgia e in particolare la rivista che ne é emanazione.

Il beato Antonio Rosmini dichiara:

Furono dunque i Sacramenti… quei riti misteriosi, quelle opere potenti, onde gli Apostoli riformarono il mondo intero… che creavano un’anima nuova dentro l’antica, una nuova vita, de’ nuovi cieli ed una nuova terra. In somma, ciò che gli Apostoli aggiunsero alla loro predicazione, fu il culto cattolico, che nel Sacrificio, ne’ Sacramenti e nelle preghiere annesse principalmente consiste. Le dottrine che colla predicazione si diffondevano, erano altrettante teorie; ma la forza pratica, la forza di operare, nasceva dal culto, onde l’uomo attinger doveva la grazia dell’Onnipossente[1].

LE RADICI DELL’ALTARE CRISTIANO (seconda parte)

Brescia, Chiesa di San Francesco

L’altare sta in alto

 

 e se non eleva perde la sua natura più vera. Si può in tal modo affermare una semplice regola: all’altare si ascende come al battistero si discende. Se l’etimologia alta-ara può essere ancora discussa e non da tutti è accettata, la storia dell’altare cristiano e ancor prima di quello ebraico e pagano, afferma la sua posizione elevata. In particolare, non potendo accedere all’altare mediante i gradini per questioni di purità cultuale, nel tempio di Gerusalemme si saliva mediante una rampa (Es 20, 24-26). Ma è soprattutto nell’approfondire l’atto liturgico che si celebra sull’altare, il sacrificio, che emerge in tutta chiarezza la necessità della posizione alquanto elevata dell’altare. Nell’offerta del sacrificio si cerca il rapporto con Dio, ci si eleva a lui e tutta la ritualità porta a proiettarsi verso il cielo, lì dove l’intuito religioso universale contempla il trono di Dio: il corpo sale i gradini dell’altare, le mani si elevano verso l’alto, lo sguardo fissa le profondità sideree dei cieli. Ecco le movenze più spontanee che il sacerdote assume nell’azione sacrificale, ed è logico che tale spinta interiore sia tradotta visibilmente nei gesti del corpo e fissata materialmente nella posizione alta e maestosa dell’altare.

LE RADICI DELL’ALTARE CRISTIANO (prima parte)

DON ENRICO FINOTTI

Per comprendere in profondità la natura e la funzione dell’altare nella liturgia cattolica è indispensabile una adeguata indagine storica sulla sua origine e sul suo coerente sviluppo. Essa tuttavia non basterà. Infatti, si potranno capire le successive scelte storiche in ordine all’altare  approfondendo la teologia sottesa, in base alla quale l’altare assunse forme e arredi consoni alla visione teologica che si voleva trasmettere.