I SACRAMENTI IN GENERE

Pala dei sette Sacramenti 1450, Rogier van der Weyden

DON ENRICO FINOTTI     

1. Il termine ‘sacramento’ o ‘mistero’

Il termine latino ‘sacramento’ corrisponde al termine greco ‘mistero’. Mentre i latini parlano di ‘santi Sacramenti’ i greci parlano di ‘santi Misteri’, ma la realtà é identica.

‘Sacramento’ allude ad una realtà sacra ad un evento che riguarda Dio e la sua azione soprannaturale, che santifica l’uomo.

‘Mistero’ allude alla medesima realtà con un’accentuazione, tipica dell’Oriente, che evidenzia maggiormente il senso del silenzio adorante e contemplativo. Infatti, la pronunzia del termine ‘misterion’ implica un chiudere le labbra, che vuol significare il silenzio sacro, che nasce spontaneo davanti al mistero e manifesta l’estasi e lo stupore adorante che aleggiare lì dove si celebrano degnamente i santi misteri.

 

  1. Il contenuto del Sacramento: azione del Verbo incarnato

Il contenuto dei Sacramenti è espresso con una famosa frase del papa san Leone Magno che nei suoi discorsi natalizi scrive: « ciò che […] era visibile nel nostro Salvatore è passato nei suoi sacramenti »

I Sacramenti quindi sono la continuazione visibile nel tempo del nostro Salvatore, che con la sua Ascensione si è reso invisibile agli uomini. I Sacramenti sono, per così dire, le azioni visibili del Signore, che continua ad operare nella sua Chiesa e nel cuore dei credenti. Sono la presenza vera e reale degli atti stessi del Signore (cfr. presenza virtuale nei sacramenti e sostanziale nel SS. Sacramento dell’Eucaristia).

Il Signore, che nei giorni della sua vita terrena si era reso visibilmente presente e operante in mezzo a noi, continua la sua opera di salvezza mediante la visibilità dei segni sacramentali. Così il CCC al n. 11311 definisce i Sacramenti:

         «I sacramenti sono segni efficaci della grazia, istituiti da Cristo e affidati alla Chiesa,     attraverso i quali ci viene elargita la vita divina. I riti visibili con i quali i sacramenti     sono celebrati significano e realizzano le grazie proprie di ciascun sacramento. Essi portano frutto   in coloro che li ricevono con le disposizioni richieste».

Occorre saper comporre insieme, senza mai separalo, l’aspetto visibile con l’aspetto invisibile. Infatti, limitandoci all’aspetto visibile i Sacramenti diventano una semplice catechesi, quando non anche dei riti di costume sociale o atti giuridici di vita ecclesiale; limitandosi, invece soltanto al mistero sotteso si presentano come esperienze sacre vaghe e indefinite, senza precisi contorni e finalità.

E’ allora necessario unire in modo indissolubile il visibile con l’invisibile, il segno col mistero, la materia esteriore con la grazia interiore. Allo stesso modo che nel nostro Salvatore la sua virtù di grazia si comunicava agli uomini attraverso la definizione precisa della sua Persona divinae delle sue azioni visibili e parole udibili.

E’ il mistero dell’Incarnazione, che realizzato in Cristo, continua nella materialità e visibilità dei santi sacramenti.

 

  1. La struttura del Sacramento: materia, forma e ministro

Come si manifesta nei Sacramenti la visibilità del nostro Redentore?

Con una formula classica espressa comunemente nella teologia cattolica: materia, forma e ministro.

Per comprendere questa espressione tecnica possiamo osservare che la comunicazione interpersonale tra gli uomini avviene attraverso questi tre elementi: la persona presente col suo corpo – i gesti che compie e le cose che usa per comunicare – infine le parole con le quali determina il significato preciso dei suoi gesti o il senso delle cose con cui comunica.

Così nei Sacramenti: il ministro è colui che tiene il posto di Cristo per compiere le sue azioni soprannaturali; la materia sono i gesti liturgici e le cose sacre che vengono impiegate per comunicare la grazia divina; la forma solo le parole stesse che definiscono il senso preciso del gesto e della materia impiegata nei Sacramenti.

Come si vede l’espressione tecnica – materia, forma, ministro – non è estranea al modo ordinario, spontaneo e naturale di comunicare con gli altri. La Chiesa quindi agisce in modo del tutto umano e secondo le regole normali della comunicazione.

Questo perché già il Signore nella sua vita terrena comunicò con noi in questo modo: assunse un corpo umano in tutto simile a noi fuorché nel peccato; operò con gesti e cose tratte dal creato; infine pronunziava la sua parola devina, che a tali materie infondeva la grazia soprannaturale.

Evidentemente nel ministro dei Sacramenti occorre anche l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa quando celebra un Sacramento. Senza tale intenzione i gesti e le parole dei Sacramenti non realizzano il dono della grazia connessa. Infatti il sacerdote potrebbe simulare la celebrazione di un sacramento in sede catechistica usando materia e forma, senza tuttavia voler realizzare il mistero sacramentale, ma ponendo gli elementi a semplice scopo di istruzione.

E’ importante spiegare che l’intenzione del ministro non è insidiata né dalla mancanza dello stato di grazia, né dalla adesione di fede del ministro stesso, ma è sufficiente che il ministro compia ciò che fa la Chiesa. Quindi, posta correttamente la materia e pronunziate fedelmente le parole (forma) sacramentali, si presume vi sia l’intenzione sufficiente e necessaria del ministro.

Ed ecco che i Sacramenti non sono atti magici che produrrebbero un effetto meccanico al di là della libera adesione degli uomini che li celebrano o li ricevono. Occorre dunque il concorso di due libertà: l’intenzione del ministro è necessaria per la valida attuazione del Sacramento e l’intenzione del fedele è necessaria per la valida recezione del Sacramento.

  1. I sette Sacramenti

Il Signore ha istituito sette Sacramenti, che si distinguono dai Sacramentali, istituiti dalla Chiesa.

Sempre la Chiesa li ha celebrati per la santificazione dei fedeli e il Concilio Tridentino ne ha definito la natura e il numero. Che i Sacramenti siano sette e soltanto i sette segnalati è un dogma della fede.

Essi si dividono il tre gruppi:

  • i Sacramenti dell’Iniziazione cristiana: Battesimo, Cresima (Confermazione), Eucaristia;
  • i Sacramenti della guarigione dell’anima e del corpo: Confessione (Penitenza o Riconciliazione), Unzione degli infermi;
  • i Sacramenti dell’edificazione della società umana ed ecclesiale: Ordine sacro e Matrimonio.

Alcuni Sacramenti imprimono all’anima il carattere indelebile e non sono mai ripetuti (Battesimo, Cresima, Ordine sacro). Altri sono da ripetere regolarmente, a seconda della necessità, perché istituiti per l’alimentazione o il recupero della vita della grazia (Confessione, Eucaristia, Unzione degli infermi).

 

      5.  La sacralità dei Sacramenti

Dal momento che i Sacramenti sono atti soprannaturali dello stesso Cristo nostro Signore, è necessario che siano rivestiti di grande sacralità e celebrati con somma dignità. Ciò si manifesta soprattutto in questi aspetti: nel rito, negli abiti, nei luoghi, nella solennità e nella devozione.

 

  • Il rito deve essere osservato con assoluta fedeltà al diritto liturgico stabilito dalla Chiesa e codificato nell’edizione tipica dei libri liturgici. Ogni attacco al rito mutando, togliendo o aggiungendo elementi estranei è una profanazione del Sacramento e non rispecchia più la volontà del Signore e della Chiesa a cui appartengono i Sacramenti stessi.
  • Il ministro agisce non a nome proprio ma in persona Christi (ministro significa infatti a servizio di un altro da sé). Perciò la Chiesa esige l’uso dei sacri paramenti, che configurano esternamente il ministro nella sua qualità di ministro visibile di Cristo, che agisce invisibilmente nei suoi Sacramenti. La dignità dell’abito è esigita pure da tutti i fedeli che partecipano alla celebrazione, perché si tratta di venire a contatto vivo con la presenza e l’azione misteriosa del Signore che salva.
  • I Sacramenti, eccesso i casi di vera necessità, devono essere celebrati nei luoghi sacri a ciò deputati e consacrati a questo scopo (la chiesa, l’altare, il battistero, il confessionale, ecc.). Celebrare ordinariamente fuori dei luoghi sacri è una profanazione dei Sacramenti, in quanto vengono sviliti in ambienti non idonei e non confacenti con la maestà e alla trascendenza di Dio.
  • Si devono celebrare per quanto possibile nella loro forma solenne, perché sono atti esimi di culto a Dio al quale si deve l’adorazione e l’umile nostra devozione. Il minimalismo liturgico, che tende a dare a Dio il minimo in modo furtivo e a buon mercato, profana i santi Sacramenti, perché finiscono per essere celebrati e ricevuti senza profondità e preparazione spirituale.
  • Si devono celebrare con devozione, ossia con lo sguardo dell’anima che sa cogliere il mistero invisibile e vedere interiormente la presenza e l’azione del Signore invisibile.
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