MARIA NELL’ ‘ORDO MISSAE’ – quarta parte

DON ENRICO FINOTTI

IV    Maria SS. nelle Antifone mariane finali

Mentre la sobrietas romana, nel Canone, si esprime con un accenno breve e solenne, la liturgia bizantina conferisce all’invocazione a Maria SS. una tale consistenza da interrompere la prece eucaristica con un canto a lei dedicato, che ha nell’anafora lo spessore e l’impatto  del Sanctus:

(sac.) In modo particolare ti offriamo questo sacrificio per la tuttasanta, immacolata, benedetta, gloriosa Signora nostra, Madre di Dio e sempre vergine Maria.

(coro) E’ veramente giusto proclamare beata te, o Deipara, che sei beatissima, tutta pura e Madre del nostro Dio. Noi magnifichiamo te, che sei più onorabile dei Cherubini e incomparabilmente più gloriosa dei Serafini, che in modo immacolato partoristi il Verbo di Dio, o vera Madre di Dio.

La liturgia Romana, tuttavia, sente la necessità di sviluppare maggiormente un atto di venerazione a Maria e non potendolo fare all’interno del Canone Romano, per le note caratteristiche di essenzialità e brevità tipiche di Roma, conclude il divin Sacrificio con le ormai classiche Antifone Mariane, che già costituiscono l’atto finale dell’Ufficio quotidiano al termine dell’ora di Compieta. E’ bello osservare come il giorno liturgico della Chiesa romana abbia il suo congedo sotto il manto di Maria come i figli trovano pace e riposo tra le braccia della Madre al termine delle faticose giornate terrene.

Si ricordino a tal proposito le quattro antifone mariane classiche – Alma Redemptoris Mater; Ave, Regina caelorum; Regina caeli; Salve, Regina – e altre aggiunte nel novus Ordo dell’Ufficio divino, come, ad esempio, il Sub tuum presidium e l’Inviolata. Tuttavia l’aver tolto il legame tassativo di ciascuna antifona con un preciso tempo liturgico ha provocato da un lato una lesione della tipicità di ciascun tempo sacro e dall’altro ha favorito l’uso soggettivo ed esclusivo di alcune antifone mariane e l’emarginazione delle altre, eclissandole dalla tradizione orante del popolo cristiano.

Anche se l’indicazione è facoltativa, è tuttavia opportuno il costume di concludere col canto dell’antifona mariana anche la Messa, in modo che il popolo cristiano, edificato dall’ascolto della parola di Dio e nutrito dalla grazia del Sacrificio celebrato, si affidi con abbandono e fiducia tra le braccia di Maria, che ne accompagna il cammino nel mondo, custodendone il dono ricevuto nel sacramento. In tal modo l’invocazione a Maria SS. non è solo accennata e quasi impercettibile come negli altri momenti interni all’Ordo Missae, ma assume una consistente estensione ed efficace espressione. Si dovrebbe tuttavia curare con più attento discernimento che la ricchezza e la qualità delle antifone mariane classiche non venga svilita da un qualsiasi canto mariano che, né tiene presente il tono del mistero celebrato nei vari tempi liturgici, né offre quella qualità testuale e musicale che le antiche antifone offrono con sicurezza.

Ed ecco qualche breve commento alle antifone mariane come oggi sono proposte dai vigenti libri liturgici. Vorrei, tuttavia, anche se non è più una regola tassativa, considerarle in rapporto ai tempi liturgici in modo da riproporre quel legame tanto singolare tra il mistero celebrato e il ruolo di Maria SS. riguardo alle varie fasi dell’Anno liturgico.

 Sub tuum praesidium

 Per il tempo di Avvento si propone il Sub tuum presidium:

 E’ considerata l’antifona mariana più antica (papiro egiziano del IV sec.) In essa ricorre il titolo di Mater Dei (Theotokòs), definito nel Concilio di Efeso (431). Si intona particolarmente al tempo di Avvento perché in questo tempo sacro la Chiesa invoca Maria come la Madre che porta in grembo il Salvatore e lo precede come l’aurora precede il sole che sorge. La sua figura è continuamente presente soprattutto nelle ferie prenatalizie, quando i leggono con ordine gli antefatti evangelici della nostra Redenzione. Maria, infatti, è tra le figure emergenti dell’Avvento (con Isaia e il Battista) quella più eccelsa, l’arca santa che custodisce il Figlio dell’Altissimo. L’antifona, scritta in un tempo di persecuzione e di prova per la fede (non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova e liberaci da ogni pericolo), allude a quella secolare attesa e struggente desiderio, che vibrava nella notte dei secoli precedenti il Redentore e interpreta quel clima di austerità e di penitenza, che la Chiesa domanda ai suoi fedeli come preparazione al santo Natale.

 Inviolata

 Per il tempo di Natale si propone l’Inviolata:

 L’antifona mette in luce il mistero natalizio del parto verginale, indolore e glorioso, che avvenne nella notte santa. Maria, la Madre, è al contempo la sempre vergine: prima del parto, durante il parto e dopo il parto. Per questo l’invocazione: Inviolata, integra et casta es Maria, onora la Vergine-Madre, contemplata proprio nel luogo dove si è compiuto il mistero, la grotta di Betlemme, e si adatta particolarmente ad essere cantata nel tempo di Natale, visitando il presepe. Guardando con stupore e venerazione la Madre di Dio, che sta accanto alla culla del Verbo incarnato, la Chiesa riconosce il mirabile mistero ed esclama: Quae sola inviolata permansisti (Tu che sola sei rimasta inviolata).

 Ave Regina caelorum

 Per la prima parte del tempo ordinario si propone l’Ave regina caelorum:

 Trascorso il tempo di Natale si entra nella prima parte del tempo ordinario, che potremmo chiamare ‘tempo della luce’ (in analogia ai misteri della luce), in quanto la Chiesa medita il mistero globale degli eventi della vita pubblica del Signore con i suoi gloriosi esordi (il battesimo, le nozze di Cana, il discorso della Montagna, ecc.). In tale contesto si adatta bene l’espressione dell’antifona: Salve radix, salve porta, ex qua mondo lux ex orta (porta e radice di salvezza, rechi nel mondo la luce). Infatti Maria SS. nei misteri natalizi è stata la porta dalla quale la luce divina è penetrata nell’oscurità del mondo avvolto dal peccato. Tale luce è la persona divina del suo Figlio, che irradia sugli uomini il fulgore dei suoi gesti salvifici e delle sue parole di vita eterna. Ella è pure quella gloriosa radice da cui è germogliato il Messia: della stirpe di Iesse e Figlio dell’Altissimo

 Alma Redemptoris mater

   Per il tempo di Quaresima si propone l’Alma Redemptoris Mater:

 Questa antifona per certi versi è la ‘regina’ tra tutte le altre per i sui contenuti teologici, la geniale composizione poetica e per la sua mirabile musica, pur essendo tutte eccelse. Si potrebbe collegarla al tempo quaresimale per varie espressioni che la conformano al mistero di questo tempo sacro. Ella è invocata come Madre del Redentore, quindi Madre di Colui che sta per realizzare l’opera della nostra redenzione, mediante la sua passione e morte. E’ la stella del mare, ossia la guida sicura per coloro che navigano nelle tempeste del mondo e che lottano soprattutto nel tempo sacro del combattimento spirituale della quaresima. La singolare invocazione: soccorri il tuo popolo che cade e anela a risorgere, esprime con assoluta chiarezza l’itinerario penitenziale della Quaresima, che è tempo in cui il popolo di Dio prende coscienza del peccato e col sostegno della grazia tende ad una continua risurrezione in Cristo. Infine l’invocazione: pietà di noi peccatori, descrive con forza lo sguardo supplice dei fedeli penitenti che anelano al volto dell’Immacolata, concepita senza il peccato originale. Anche il bel richiamo al mistero dell’Incarnazione è quanto mai opportuno in quanto tale mistero è celebrato nella solennità quaresimale dell’Annunciazione (25 marzo). Infatti la genialità dell’espressione porta al massimo livello di qualità teologica questa bella antifona: Tu che accogliendo il saluto dell’angelo, nello stupore di tutto il creato, hai generato il tuo creatore, madre sempre vergine pietà di noi peccatori.

 Regina caeli

Per il tempo di Pasqua si propone il Regina caeli:

   L’antifona non ha bisogno di commento per la immediatezza espressiva del gaudio pasquale e il    reiterato Alleluia che ne fa il contrappunto. E’ la gioia della Madre nell’incontro col Risorto, gioia che risplende anche sul volto dei discepoli che videro il Signore e gioirono. E’ la gioia annuale della Chiesa nel tempo della beata pentecoste (laetissimum spatium), tempo di incontro mistico e sacramentale col Risorto.

 Salve, Regina

Per la seconda parte del tempo ordinario si propone il Salve Regina:

La seconda parte del tempo ordinario richiama in modo particolare il cammino della Chiesa che, uscita dalla Pentecoste, raggiunge i confini della terra, portando la buona novella del Vangelo, tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio (S. Agostino). L’antifona Salve Regina saluta quindi Maria come la gloriosa Regina degli angeli e dei santi, mistero che risplenderà nel cuore di questo tempo sacro nella ‘pasqua estiva’ dell’Assunzione. Ella risplende quale segno di consolazione e di sicura speranza per il popolo di Dio, che lotta in questa valle di lacrime. E’ questa, quindi, l’antifona dei pellegrini, che combattono in questo esilio, sempre orientati, tuttavia, verso il Regno e invocando l’incontro col frutto benedetto del grembo di Maria, quando il Signore ritornerà nella gloria sulle nubi del cielo: mistero con cui il tempo ordinario si concluderà allo spirare dell’Anno liturgico. L’uso nel lungo tempo ordinario e la popolarità della sua melodia fa si che il Salve Regina sia, tra le antifona mariane, quella più conosciuta e amata dai fedeli.

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