MARIA NELL’ ‘ORDO MISSAE’ – terza parte

Vergine con bambino in trono c. 1225 – dipinto su legno – San Romolo, Fiesole

II. Maria SS. nel Confiteor dei riti iniziali

La Madonna si presenta fin dall’inizio dell’Ordo Missae ed aspetta sul portale di ingresso tutti coloro che accedono all’assemblea santa e si apprestano ad offrire il Sacrificio eucaristico. Il suo nome risuona nel momento centrale dei riti iniziali, ossia nell’atto penitenziale, dove  esercita un duplice ruolo nel Confiteor. Per comprendere pienamente l’azione svolta da Maria SS. dobbiamo riflettere sulla forma antica ed ampia del Confiteor ancora conservata nel vetus ordo. Questa ha la medesima composizione e struttura del Canone Romano: un centro costituito dal triplice mea culpa al quale si sale con una prima invocazione ai Santi e dal quale si ridiscende con la ripetizione della stessa invocazione.

Infatti, sia sul primo come sul secondo versante del Confiteor, ci si rivolge a Dio Padre onnipotente, alla beata sempre Vergine Maria, a san Michele arcangelo, a san Giovanni Battista, ai santi apostoli Pietro e Paolo, a tutti i Santi e a voi fratelli. E’ evidente il parallelo con la duplice litania dei Santi che ricorre nei due versanti del Canone Romano, in modo che possiamo riconoscere nel Confiteor la stessa struttura in miniatura del Canone. La lista dei Santi è singolare in quanto raccoglie insieme, idealmente, l’intera Chiesa in tutti i suoi ranghi, invocando i capofila di ogni categoria del popolo di Dio: l’arcangelo san Michele rappresenta le schiere angeliche, san Giovanni Battista i Giusti dell’Antica alleanza, i santi Pietro e Paolo il popolo della nuova Alleanza ed infine i tutti i fratelli (circumstantes) della Chiesa pellegrina e militante. L’identica lista dei Santi, tuttavia, non è ripetuta a caso, ma esprime una diversa funzione prima e dopo il mea culpa: nel primo versante Dio, Maria SS. i Santi e tutti i fratelli sono chiamati a essere testimoni della nostra confessione dei peccati. Infatti l’autenticità della penitenza è un fatto pubblico, che interessa non solo il rapporto tra l’anima e Dio, ma appunto tutta la Chiesa (Maria, gli Angeli, i Santi e i fratelli viatori). Per questo la confessione delle colpe è dichiarata sotto lo sguardo di tutti coloro che non possono essere estranei alla nostra conversione, perché tutti membra dell’unico Corpo mistico di Cristo. Maria SS. quindi è presente ed attesta il pubblico atto di penitenza che ci accredita dinnanzi a Dio per poter entrare degnamente e fruttuosamente nell’assemblea liturgica per l’offerta del Sacrificio incruento. Al contempo i medesimi Santi sono nuovamente invocati nel secondo versante del Confiteor come intercessori presso Dio per conservare in noi il dono di un cuore semper poenitens. Maria SS. in questo secondo momento è invocata come potente mediatrice di grazia per proteggere e incrementare il dono della penitenza espressa nell’atto penitenziale.

Questo duplice ruolo di testimonianza e di intercessione motiva la duplice litania dei Santi nel Confiteor e in primis la duplice invocazione alla Madre di misericordia.

 

III   Maria SS. nel Credo niceno-costantinopolitano

 Non propriamente un’invocazione, ma una singolare menzione di Maria Ss. è presente nel cuore del Credo niceno-costantinopolitano. Occorre mettere in luce la singolare struttura di questo monumento della fede, il Credo niceno-costantinopolitano, che è contemporaneo allo sviluppo del Canone Romano (IV sec.) e con esso rappresenta le due colonne portanti dell’Ordo Missae Romano: il primo come monumento della fede professata (Credo), il secondo come monumento da cui sgorga la grazia sacramentale (Canone Romano). Anche nel Credo si notano quei due versanti che caratterizzano il Canone Romano: ascendente e discendente. Se il centro del Canone è la Consacrazione, quello del Credo è il versetto: et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine et homo factus est.

Il mistero dell’Incarnazione del Verbo è il fulcro incandescente dell’opera della Redenzione. Ad esso tutto converge e da esso tutto consegue. Qui giunge a compimento la profezia e di qui sgorga ogni grazia per la rigenerazione del mondo. In questa prospettiva si vede l’intima analogia tra il cuore del Credo con l’et incarnatus est e il mistero della transustanziazione che si compie nel cuore del Canone. Ebbene il nome santissimo di Maria risuona nell’articolo centrale del Credo, quale sigillo del mistero dell’Incarnazione del Verbo. La sua presenza discreta ed umile, di Vergine e Madre (ex Maria Virgine) fonda e difende nel suo germe più intimo (in nuce) l’intera opera della nostra Redenzione, che ha nel Verbo incarnato la sua fonte indefettibile. E come ogni sviluppo fluisce dal germe iniziale, così ogni successiva tappa dell’opera del salvezza ha nell’Incarnazione, avvenuta de Spiritu Sancto ex Maria Virgine, il suo inizio e la sua indefettibile identità. Per questo Maria SS. è invocata dalla Chiesa come nemica di ogni eresia. Maria tutela la costituzione genetica del Salvatore, che é persona divina con due nature, umana e divina: della stessa sostanza del Padre secondo la divinità e della stessa sostanza della Madre secondo l’umanità (Credo atanasiano). La liturgia della parola, che celebra nella varietà dei suoi aspetti e delle sue tappe l’intero mistero della nostra salvezza, ha il suo culmine nel Credo, che ne riassume i contenuti e che dà voce alla risposta della fede a Dio che si rivela. Maria è presente nel ganglio più vitale e profondo del mistero e ne assicura l’equilibrio più delicato e necessario. Se si oscura Maria, la Theotòkos, la radice del mistero ne sarebbe drammaticamente inquinata ed aperta la strada ad ogni eresia, secondo il mirabile tratto liturgico: Gaude, Maria Virgo, cunctas haereses sola interemisti (Esulta, Vergine Maria, tu da sola hai vinto tutte le eresie).

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