MARIA SS. NELL’ ‘ORDO MISSAE’ ROMANO – seconda parte

Jacopo Torriti, Incoronazione di Maria, 1295, Basilica Papale di Santa Maria Maggiore

 

DON ENRICO FINOTTI

Maria SS. nel Canone Romano (continua dal post precedente)

3. La Mater Ecclesiae che presiede l’assemblea sacrificale della Chiesa

 Nel Communicantes Maria appare quasi plasticamente come la Mater Ecclesiae. Infatti, Ella sembra sorgere quale punto di riferimento per gli Apostoli quando allora erano convocati nel Cenacolo in attesa dello Spirito nella Pentecoste ed oggi pure sono continuamente convocati ogni volta che si celebra il Sacrificio incruento. Infatti la singolare lista dei Dodici, seguita da quella dei nomi dei primi Pontefici e grandi Martiri romani, attesta l’incipit del’immensa litania dei Santi, che forma nei secoli l’immensa schiera del popolo cristiano, raccogliendo al contempo i Santi del cielo e quelli che ancora sono pellegrini sulla terra verso il regno. Ed è così che la solenne convocazione liturgica, che si realizza negli embolismi della prima parte del Canone, trova in Maria SS. il punto di riferimento più sublime che unisce ed orienta i suoi figli alla celebrazione del Sacrificio ormai imminente. Può forse essere assente la Madre nel momento più alto della vita della Chiesa, proprio quando essa si dispone a celebrare in sintonia col suo Capo, il sommo Sacerdote Cristo Gesù, quel Sacrificio incruento che è il culmine e la fonte dell’intera azione sacramentale della Chiesa sulla terra? Si delinea così nel cuore della parte ascendente del Canone l’immagine viva di una perenne convocazione pentecostale «con Maria la madre di Gesù», che oggi, qui ed ora, nel permanente cenacolo dell’assemblea celebrante attende all’offerta del Sacrificio immacolato.

 4. La Mater Dei che introduce alla transustanziazione

 La Mater Dei (Theotòkos) è intrinsecamente collegata col mistero dell’Incarnazione del Verbo. Infatti, nato Gesù nella grotta di Betlemme, la Madre, lo presenta all’adorazione dei pastori e poi dei Re Magi. Quaranta giorni dopo è Lei che lo porta al tempio di Gerusalemme. Per questo le feste della Madre di Dio sono localizzate soprattutto intorno al Natale, quando l’Incarnazione riceve un’evidenza del tutto speciale nella celebrazione dell’Anno liturgico. La divina Maternità di Maria ha quindi il suo vertice celebrativo proprio nell’ottava del santo Natale, quando contempliamo nel suo pieno fulgore Colei che ha dato al mondo l’autore della vita. Ebbene il mistero dell’Incarnazione si relaziona con un vincolo del tutto speciale col mistero della transustanziazione. Infatti, nella transustanziazione, che si compie nell’istante della Consacrazione eucaristica, il Verbo incarnato e nato dalla Vergine Maria si rende nuovamente presente, sotto il velo del sacramento, nelle specie del pane e del vino. L’atto dell’Incarnazione è puntuale ed irripetibile, ma, mediante la transustanziazione, Colui che si è incarnato una volta e per sempre entra a contatto vivo, ontologico con la Chiesa, che, ricevendolo nel sacramento, diventa sempre più intensamente il suo Corpo mistico. In tale prospettiva si comprende come la santissima Vergine e Madre Maria non possa essere estranea ed assente alla celebrazione sacramentale che dona alla Chiesa il Corpo e il Sangue di quel Figlio divino, che Lei ha concepito per opera dello Spirito Santo e generato nel suo parto verginale. In ogni Eucaristia, quindi, la Madre presenta alla Chiesa il suo divin Figlio nello stesso modo che lo offrì all’adorazione dei pastori e dei magi. La continua venuta sacramentale in mezzo a noi del Verbo incarnato è sempre preceduta e accompagnata dalla presenza e dall’intercessione efficace e misteriosa della Mater Dei.

 5. La Corredentrice che offre con Cristo il Sacrificio incruento

 La figura imponente di Maria, che si staglia nell’embolismo centrale della prima parte del Canone, richiama quella altrettanto imponente dello Stabat Mater ai piedi della croce. L’assemblea della Chiesa, convocata in ogni suo rango terrestre e celeste, si sta predisponendo all’offerta del Sacrificio incruento del Signore. Può essere assente la Madre quando sull’altare il suo divin Figlio si accinge ad immolarsi al Padre, attualizzando misticamente quella medesima offerta che consumò sul Calvario? Ed ecco che come Maria presentò al tempio l’offerta del suo Figlio unigenito a quaranta giorni dalla nascita e come fu presente e coofferente col Figlio ai piedi della croce, così Ella, nostra Corredentrice, è misticamente con noi, più di noi e davanti a noi nell’offerta del Sacrificio incruento dell’altare. Non è possibile pensare che il Sacrificio incruento, continuamente celebrato sugli altari della terra fino alla consumazione dei secoli, non abbia tra i suoi partecipanti la Madre, che con tanta fede e con fortezza più che di martire fu pienamente partecipe e consenziente nel Sacrificio redentore cruento. Ecco perché la Chiesa non può dimenticare nel cuore del Canone Colei che è a pieno titolo la Corredentrice del genere umano e che novella Eva portò a pieno compimento sotto la croce quel che, in indissolubile unione con l’obbedienza del Figlio, cancellò la disobbedienza di Adamo.

6. La Mediatrice di tutte le grazie che porta all’obbedienza del Figlio:  «Fate quello che vi dirà».

Maria Ss. ha un ruolo di primo piano nel compimento dell’Ora della nostra Redenzione. Ella infatti alle nozze di Cana sarà mediatrice di salvezza tra il Figlio e gli uomini in necessità. Maria ha il compito di indicare quasi al Redentare il ritmo e l’inizio della stessa opera della Redenzione (Donna non è ancora giunta la mia ora). L’Ora, che esordisce a Cana, ha il suo compimento sulla croce, ma quel Sacrificio, che segnò l’Ora della redenzione del genere umano, continua ad essere celebrato in sacramento sui nostri altari. Ebbene, Maria si erge nel Canone Romano quale indice eccelso del compimento in mysterio dell’Ora della Redenzione e ci introduce, come mediatrice di salvezza e di tutte le grazie, che fluiscono dal sangue di Cristo, immolato e glorioso, nei recessi più intimi del mysterium fidei. Ella, che a Cana disse ai servi: Qualunque cosa vi dirà, fatela, ripete alla Chiesa che sta per presentare l’offerta sacrificale: Fate tutto quello che egli vi dirà, ossia: Realizzate ora ciò che mio Figlio vi ha comandato: Fate questo in memoria di me. Le ultime parole evangeliche di Maria, che sono per noi il suo testamento, pronunziate a Cana, risuonano continuamente, ma soprattutto nella celebrazione del Sacrificio incruento, perché, è proprio l’obbedienza al mandato eucaristico: Hoc facite in meam commemorationem l’obiettivo più denso delle parole della madre. Quale obbedienza infatti è più sublime di quella che realizza qui sulla terra il Sacrificio sacramentale, che ci apre il regno dei cieli? Ebbene, Maria è fedelmente con noi presso i nostri altari per dire senza mai cessare: Fate ciò che vi dirà, ossia: Fate questo in sua memoria, come vi comandò il Signore nella notte in cui si congedò dal mondo. Portandoci al Cristo nell’atto del suo Sacrificio, Maria è mediatrice di tutte le grazie, in quanto tutte le grazie celesti passano dal Cristo, unico mediatore tra Dio e gli uomini, e sgorgano dal suo unico Sacrificio, reso presente ogni giorno sui nostri altari.  (continua)

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