IL MISTERO DI DIO CHE PARLA AL SUO POPOLO – prima parte

Dio ha parlato al suo popolo  e Dio parla oggi al suo popolo 

Quando nella Chiesa si leggono le sacre Scritture, Dio stesso parla al suo popolo e Cristo, presente nella sua parola, annunzia l’Evangelo (PNMR n. 29).

Benedetto XVI benedice i fedeli con l’Evangeliario della Chiesa Tridentina

 

DON ENRICO FINOTTI

1.  Dio ha parlato nella divina Rivelazione, consegnando agli Apostoli l’intera Rivelazione contenuta nel depositm fidei, concluso definitivamente con la morte dell’ultimo apostolo e quindi non ci si deve attendere più alcun’altra rivelazione pubblica e ufficiale prima del ritorno glorioso del Signore alla fine dei tempi.

Giovanni lo dichiara con fermezza in queste parole conclusive dell’Apocalisse: Dichiaro a chiunque ascolta le parole profetiche di questo libro: a chi vi aggiungerà qualche cosa, Dio     gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro; e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell’albero della vita e della città santa, descritti in questo libro (Ap 22,18-19).

La posizione terminale, in calce all’intera Bibbia, di questa dichiarazione potrebbe indurre ad estendere a tutte le Scritture e a tutta la rivelazione il monito espresso qui da san Giovanni.

2.  Dio parla oggi al suo popolo non per completare la sua Rivelazione, conclusa una volta per sempre, ma per portarla alla sua più profonda comprensione e per interiorizzarla nel cuore dei credenti.

3.  Dio parla al suo popolo propriamente soltanto nella celebrazione liturgica, in quanto è nella Liturgia che il popolo di Dio è formalmente convocato come Chiesa del Dio vivente in quanto tale (Quando nella Chiesa sono lette le sacre Scritture, ossia quando nell’azione liturgica sono proclamate le Scritture e non nell’edificio materiale della chiesa).

Occorre distinguere tra proclamazione liturgica e lectio divina: Dio e il suo popolo e Dio  e il suo discepolo.

4.  Come Dio parla al suo popolo? Dio parla al suo popolo mediante la sacra Tradizione (lezionario, preci, canto e musica sacra, riti e simboli), la sacra Scrittura (integra nei suoi libri) ambedue interpretate dal Magistero perenne della Chiesa (omelia).

E’ chiaro dunque che la sacra tradizione, la sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per        sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti da non potere  indipendentemente sussistere, e tutti insieme, secondo il proprio modo, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime (DV n. 10).

5. Dio parla al suo popolo quando nella Chiesa le sacre Scritture sono proclamate. E’ nell’atto della proclamazione, che richiede l’ascolto, che si realizza specificamente il mistero di Dio che parla al suo popolo.

 La virtù salvifica che promana dalla parola di Dio non è contenuta nel codice (nel libro), ma nell’atto della proclamazione liturgica. Il libro (es. l’Evangeliario) viene certamente venerato, ma allo stesso modo di come si venerano gli altri oggetti sacri, che rimandano al mistero, ma non lo contengono (croce, calice, immagini, ecc.). Qui si capisce la differenza ontologica essenziale tra il simbolo di una realtà sacra e la santissima eucaristia che, sub specie sacramenti, contiene l’Autore stesso della nostra redenzione.

 

 

 

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