L’ADORAZIONE EUCARISTICA NEL PRIMO MILLENNIO – seconda parte

DON ENRICO FINOTTI   

Riguardo al culto eucaristico dobbiamo distinguere tra il primo e il secondo millennio: se nel    primo millennio l’adorazione era un atteggiamento sacro, che avvolgeva costantemente il Ss.    Sacramento, durante l’intero corso della Messa e accompagnava la comunione extra  Missam; nel secondo millennio nascono le specifiche forme di culto eucaristico, che oggi   conosciamo.

 Non si tratta allora di affermare che nel primo millennio non vi era il culto eucaristico,     mentre esso è una caratteristica propria del secondo millennio. Ciò è impreciso. Nel   secondo millennio vi è un ulteriore e grandioso sviluppo del culto eucaristico che estende ed amplifica quell’adorazione verso l’Eucaristia che mai fu assente nella Chiesa fin dai suoi inizi.

  1. L’adorazione eucaristica nella Messa

 Il tono sacro e la percezione viva del mistero avvolgeva la Messa fin dai primordi. Basti pensare come i Padri parlavano dei mirabili misteri e delle sublimi parole che intervenivano nella celebrazione. Questo radicato senso mistico echeggia ancor oggi nell’acclamazione post-consacratoria: Mysterium fidei!.

Nella celebrazione stazionale (pontificale) classica della Messa Romana, come ci è descritta dai Sacramentari e dagli Ordines antichi, risulta che era già presente nella Messa, fin dal suo esordio, un atto di culto eucaristico. Nel corso della processione introitale il papa si fermava per venerare i «Sancta», ossia per fare atto di adorazione al Ss. Sacramento, portato davanti a lui in una piccola capsa da due diaconi. Dopo la venerazione, il Ss. Sacramento accompagnava il Papa fino all’altare e veniva deposto sulla mensa per tutta l’estensione della celebrazione per essere poi, nei riti di comunione, immesso (immixtio) nel calice, in segno di continuità nella successione delle celebrazioni eucaristiche. Tale adorazione, precedente alla Messa, è ancor oggi presente nella liturgia episcopale-pontificale: dopo l’ingresso corale del vescovo nella sua cattedrale, il vescovo con i canonici si reca per una breve adorazione nella cappella del Ss. Sacramento, poi nella sagrestia assume le vesti pontificali per la Messa.

 L’adorazione nelle strutture sacre: altare – balaustra – sacrario

 L’adorazione in antico si rivelava in alcune strutture liturgiche, che volevano manifestare il senso sacro dei santi misteri in modo artistico e architettonico.

Si pensi al ciborio che sovrasta l’alare paleocristiano: l’altare è reso venerabile da questo singolare baldacchino, che sostenuto da quattro colonne, copre l’altare stesso con una cupola, quasi ad esprimere l’epiclesi visiva dello Spirito Santo, che discende e trasforma le oblate.

Anche la balaustra, che recintava il presbiterio, voleva affermare il luogo più sacro, il Santo dei Santi: come nel tempio di Gerusalemme si accedeva attraverso due veli – quello all’ingresso del santuario e quello all’ingresso del Sancta sanctorum, così nella chiesa cristiana si da grande importanza alla porta centrale dalla quale entra l’intero popolo santo per esercitare il suo sacerdozio regale e ai cancelli (o balaustra o in oriente l’iconostasi) che separa il luogo più santo, dove entrano solo i sacerdoti per l’esercizio del sacerdozio ministeriale e il compimento del Sacrificio incruento. L’eliminazione di questo secondo sacro varco non è certo un progresso nell’attuale uso liturgico, perché priva di valori perenni il senso dei misteri che sono celebrati.

Il sacrario (la sagrestia) era luogo di preghiera, di vestizione liturgica e di preparazione della celebrazione. Ed è proprio per questo suo mistico riserbo, che, in antico, i misteri stessi erano depositati e conservati in questo luogo sacro. Occorre ritornare al concetto sacro della sagrestia come luogo santo, di silenzio, di preghiera, ornato di autentica arte sacra, che ne eleva l’ambiente. Conservare l’Eucarestia nel sacrario, quindi, era segno di adorazione e di sommo rispetto.

 L’adorazione nelle case e negli eremi

 L’adorazione accompagnava l’Eucaristia, che veniva conservata con cura nelle case e negli eremi monastici. Abbiamo delle accorate testimonianze al riguardo che raccomandavano ai fedeli di cibarsene con somma pietà e di conservare in luogo appartato e santo l’Eucaristia. Questo costume inizia quella bella tradizione di allestire nella casa cristiana il luogo di Dio, il locum orationis, dove le sacre immagini richiamano alla presenza divina, anche se oggi non è più permessa la conservazione del Ss. Sacramento in casa (eccetto le cappelle della casa vescovile).

In conclusione possiamo rilevare che forme di culto eucaristico, sebbene iniziali, sono sempre state presenti nella tradizione della Chiesa fin dai suoi primordi.

 

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