IL TEMPO ORDINARIO 1. Il mistero della vita pubblica del Signore 2. Il tempo della Chiesa

A CURA DELLA REDAZIONE

“A differenza delle altre fasi dell’anno liturgico, che celebrano i vari momenti della storia della salvezza e ne prendono la colorazione, questo tempo si svolge di domenica in domenica senza particolari celebrazioni, a eccezione di alcune feste di devozione o di santi. Esso è ritmato dalla domenica e ci introduce in modo speciale nel mistero della Chiesa. Sono questi i due elementi che lo caratterizzano”.[1] 

E’ opportuno mettere in luce alcune evidenze relative al mistero del tempo “per annum”.

  1. Il mistero della vita pubblica del Signore

Il tempo ordinario, particolarmente nella prima parte, quella che separa il tempo di Natale dalla Quaresima, evidenzia la vita pubblica del Signore, quando, lasciata Nazareth, percorre le città della Palestina per invitare alla conversione e proclamare l’avvento del Regno di Dio.

Gesù infatti inaugura la sua predicazione in questo modo:

“Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il Vangelo di Dio e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1, 14-15).

Nelle prime due domeniche che seguono la festa del Battesimo di Gesù, vengono letti i testi evangelici che si riferiscono ai primi atti della vita pubblica del Signore .

Il primo miracolo a Cana di Galilea, il primo discorso nella sinagoga di Nazareth, la chiamata dei primi discepoli.

Questi fatti riassumono tutta l’attività pubblica di Gesù, che potremmo raccogliere in tre generi fondamentali :

– Gesù compie i segni del Regno: i miracoli.

– Gesù annunzia con la parola il Regno: i discorsi.

– Gesù chiama a seguirlo sulla strada del Regno: le chiamate.

Tutto ciò che il Vangelo ci riferisce sull’attività del Signore rientra sostanzialmente in questi tre generi di interventi.

Il Signore annunzia il Regno di Dio, ne manifesta la presenza con i miracoli, chiama gli apostoli e i discepoli a collaborare con lui nell’opera del Regno.

Non è certo da dimenticare che ogni opera del Signore nasce dalla sua preghiera continua, profonda e prolungata, che permea tutta la vita pubblica di Gesù e dalla quale attinge continuamente la volontà del Padre.

Anche la seconda parte del tempo che occupa i mesi estivi è incentrata sui racconti evangelici della vita pubblica del Signore; infatti, nei tre anni del lezionario festivo e in un unico anno del lezionario feriale si leggono tutti e quattro i Vangeli.

Nel seguito delle domeniche e delle ferie del tempo ordinario si snoda quindi con ordine la serie dei miracoli, la successione dei discorsi e la varietà degli incontri nei quali il Signore salva, istruisce e chiama i suoi discepoli.

  1. Il tempo della Chiesa

“Questo tempo ci introduce in modo speciale nel Mistero della Chiesa, che è nata nel giorno della Pentecoste e si costruisce laboriosamente nella nostra storia. Celebriamo il faticoso cammino della Chiesa militante verso quel traguardo finale in cui saremo tutti membri di quella trionfante; per questo l’ultima settimana è dominata dal pensiero della fine del mondo e termina nella visione della regalità universale di Cristo e della gloria dei Santi”.[2] 

E’ soprattutto nelle seconda parte che il tempo ordinario celebra il mistero della Chiesa. Infatti:

La Chiesa, nata nel giorno di Pentecoste, guidata dallo Spirito Santo, inizia il suo cammino fino agli estremi confini della terra .[3] 

Nella solennità della SS. Trinità glorifica l’unico Dio, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo per l’opera della redenzione e nel suo nome annunzia il Vangelo e battezza tutte le genti.

Nella solennità del Corpo e Sangue di Cristo la Chiesa, nutrita col Corpo del Signore, si manifesta per le strade del mondo portando la Parola di verità e il Pane della vita.

Nella solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo e nella festa della Cattedra di san Pietro[4]  la Chiesa riconosce “nel Romano Pontefice, quale successore di Pietro, il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli”.[5]

Nella solennità dell’Assunzione proclama Maria SS. “sua primizia e immagine, che risplende per il popolo pellegrino sulla terra quale segno di consolazione e di sicura speranza”.[6] 

Celebrando con frequenza le feste e le memorie dei Santi, ripercorre la sua storia, invoca i suoi figli migliori come intercessori e li imita come modelli.

Nella solennità della Dedicazione celebra il suo mistero di Chiesa pellegrinante, incarnata nella storia, impegnata nella missione.

Nella solennità di Tutti i Santi eleva lo sguardo alla celeste Gerusalemme e contempla la Chiesa trionfante che già ha raggiunto la meta definitiva e ormai gode in eterno la visione di Dio.

Nel giorno della Commemorazione dei Fedeli Defunti e nel suo ottavario soccorre col pio suffragio i fratelli che, passati da questa vita, si stanno ancora purificando.

Infine, nelle ultime domeniche e settimane dell’anno liturgico, ravviva l’attesa del ritorno del Signore, affrettando nel desiderio la manifestazione del Signore Gesù Cristo Re e Giudice universale, al quale grida “Vieni, Signore Gesù!”

Si comprende così come l’insieme delle solennità celebrate nella seconda parte del tempo ordinario abbiano una chiara dimensione ecclesiologica, siano ben integrate nel tempo liturgico e descrivano il mistero della Chiesa nei suoi aspetti più profondi.

[1]        LOM, p. 642.

[2]        LOM, p. 642.

[3]        ANDRONIKOF, vol II, p. 71: “Ontologicamente e liturgicamente, la Pentecoste chiude il ciclo pasquale per inaugurare l’economia ecclesiale”.

[4]        TESTO BASE,  2a ed., pp. 396-399.

[5]        CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa “Lumen gentium”, Milano, ed. Ancora, 1966, n. 23.

[6]        MRI, Prefazio del 15 agosto.

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