IL TEMPO ORDINARIO prima parte

 

DON ENRICO FINOTTI

“Oltre i tempi che hanno proprie caratteristiche, ci sono trentatré o trentaquattro settimane durante il corso dell’anno, le quali sono destinate non a celebrare un particolare aspetto del mistero di Cristo, ma nelle quali tale mistero viene piuttosto venerato nella sua globalità, specialmente nelle domeniche. Questo periodo si chiama tempo “per annum”, o tempo ordinario.

Il tempo “per annum” comincia il lunedì che segue la domenica dopo il 6 gennaio e si protrae fino al martedì prima della Quaresima; riprende poi con il lunedì dopo la Pentecoste per terminare prima dei primi vespri della I domenica di Avvento.

Allo stesso modo vengono utilizzati i formulari per le domeniche e le ferie che si trovano nella liturgia delle ore e nel messale”.[1] 

Il tempo ordinario non ha speciali connotazioni relative al mistero di Cristo, ma è incentrato sulla totalità di esso e si presta ad approfondire e celebrare nella sua forma antica, tipica ed ordinaria, sia la domenica sia il giorno liturgico feriale.

Per questo ora vengono proposte le modalità liturgiche della celebrazione della domenica come tale e del giorno feriale nel suo stato ordinario.

  1. Il giorno liturgico

“Ogni giorno viene santificato dal popolo di Dio con celebrazioni liturgiche, specialmente con il sacrificio eucaristico e l’ufficio divino.

Il giorno liturgico decorre da una mezzanotte all’altra. La celebrazione, però, della domenica e delle solennità inizia dai vespri del giorno precedente”.[2]

Ogni giorno liturgico, sia festivo che feriale, vien celebrato col Sacrificio eucaristico e le Ore dell’Ufficio divino.

Fanno eccezione unica il Venerdì e il Sabato santo, giorni nei quali non si celebra l’Eucaristia, ma rimane intero l’Ufficio divino.

La celebrazione eucaristica è il cuore di ogni giorno e rappresenta il culmine e la fonte quotidiana della vita della Chiesa.

Attorno ad essa, come pianeti intorno al sole, la varie Ore dell’Ufficio divino ne diffondono la grazia in modo tale che la lode perfetta, che sale al Padre nella celebrazione eucarestia, pervada e santifichi ogni ora del giorno, specialmente il mattino, le Lodi, e la sera, i Vespri.

È questa la struttura base del giorno liturgico che, colorata diversamente a seconda del mistero celebrato, viene anche integrata ed estesa con altri riti tipici delle diverse feste, ma mai viene sostituita.

Possiamo dire che il giorno liturgico è la “cellula” dell’anno liturgico.

  1. La Domenica

“La Chiesa, seguendo la tradizione apostolica che trae origine dal giorno stesso della risurrezione del Signore, celebra, nel primo giorno della settimana, che viene chiamato giorno del Signore o domenica, il mistero pasquale. Pertanto la domenica si deve considerare come la festa primordiale.

Per la sua particolare importanza la domenica cede la sua celebrazione solamente alle solennità e alle feste del Signore; ma le domeniche di Avvento, di Quaresima e di Pasqua hanno sempre la precedenza anche sulle feste del Signore e su tutte le solennità.[3] Le solennità impedite dalle domeniche di Avvento, Quaresima e Pasqua si trasferiscono al lunedì seguente.[4]

La domenica, per sè, esclude la designazione perpetua di qualsiasi altra celebrazione. Tuttavia:

  1. Nella domenica fra l’Ottava del Natale del Signore si celebra la festa della Santa Famiglia;
  2. Nella domenica dopo il 6 gennaio si celebra la festa del Battesimo del Signore;
  3. Nella domenica dopo Pentecoste si celebra la solennità della Ss.ma Trinità;
  4. Nell’ultima domenica “per annum” si celebra la solennità di Cristo Re dell’ universo.

Nei luoghi dove le solennità dell’Epifania, dell’Ascensione, del Corpo e Sangue di Cristo non sono di precetto, saranno trasportate alla domenica come a giorno proprio, in questo modo:

  1. L’Epifania, alla domenica tra il 2 e l’8 gennaio;
  2. L’Ascensione, alla domenica VII di Pasqua;
  3. La solennità del Corpo e Sangue di Cristo, alla domenica dopo la Ss.ma Trinità”.[5]

“La domenica è la piccola Pasqua settimanale, come la Pasqua è la grande domenica annuale. Il suo nome viene da – Dominus -, il – Signore – : titolo che la fede apostolica ha attribuito a Cristo in rapporto alla sua Risurrezione.

La domenica è dunque il giorno in cui si celebra la vittoria pasquale di Gesù attraverso l’immolazione della Croce. Ma non si tratta solo di ricordare un evento passato: nel giubilo e nella fede si celebra il fatto della Risurrezione; insieme ci si stringe intorno a Lui, presente in mezzo ai suoi, riuniti in assemblea per ascoltare la sua parola e celebrare la sua Eucaristia.

Nello stesso tempo ci si protende verso il futuro, affrettando con il desiderio l’ultima venuta del Signore e invocando: – Maranatha: Vieni, Signore Gesù -.

Si attende il giorno in cui Egli verrà con gli eletti a celebrare la Pasqua eterna.

È dunque una-festa-, ma ancora incompleta: abbozzo gioioso e timida anticipazione della vita che insieme, uniti a Dio, noi condurremo in cielo” (LOM p. 642).

(continua)

[1] Norme generali, nn. 43-44

[2] Norme generali n. 3

[3] Norme generali nn. 4-5

[4] Decr. 22.04.1990:  Notitiae 284/285, 1990 (3/4), p.160 s.

[5] Norme generali, nn. 6-7

 

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