LA VEGLIA DI PENTECOSTE

A CURA DELLA REDAZIONE

La Veglia di Pentecoste sembra trovare un consenso crescente, ma succede di tutto con totale creatività: si va da una celebrazione, ad uno spettacolo, ad una conferenza, a delle testimonianze, ecc. Cosa ci offre oggi la liturgia della Chiesa?

 Una raccomandazione ricorrente in vari libri liturgici e documenti della Chiesa è quella relativa alla Veglia di Pentecoste, fatta ad immagine della Veglia pasquale e celebrata nelle ore serali della vigilia. Le indicazioni della Chiesa sono esplicite:

“Sul modello della Veglia pasquale, si introdusse nelle diverse chiese la consuetudine di iniziare con una veglia altre solennità: tra queste primeggiano il Natale del Signore e la Pentecoste”[1]“…Significativa importanza ha assunto, specie nella chiesa cattedrale ma anche nelle parrocchie, la celebrazione protratta della Messa della Vigilia, che riveste il carattere di intensa e perseverante orazione dell’intera comunità cristiana, sull’esempio degli Apostoli riuniti in preghiera unanime con la Madre del Signore…”[2].

Si sa che la Chiesa fin dalla più remota antichità ebbe una Veglia anche a Pentecoste e che essa era fondamentalmente una riduzione di quella pasquale, una sede supplementare per conferire i sacramenti dell’Iniziazione cristiana per coloro che non avevano potuto riceverli nella notte di Pasqua. Tale Veglia, celebrata in seguito al mattino della vigila di Pentecoste, come del resto avvenne per la Veglia pasquale, fu soppressa con la riforma delle rubriche del 1960. La riforma liturgica riprende l’invito a celebrare questa Veglia, naturalmente in tempi e con criteri del tutto rinnovati in analogia alla Veglia pasquale. L’attuale Messa vigiliare, infatti, offre un ricco lezionario (quattro lezioni dall’antico Testamento con relativi salmi e orazioni) per celebrare un’autentica Veglia di Pentecoste, non più al mattino, ma nell’ora più consona dopo i primi vespri. E’ vero che si tratta al momento di un’offerta di materiale utile e di una raccomandazione, ma la strada è aperta e coloro che desiderano curare la liturgia di Pentecoste ne hanno mezzi e indicazioni opportune[3].

Anche se non viene esplicitamente affermato, la Veglia potrà essere arricchita da un adeguato lucernale, essendo celebrazione notturna e, in analogia con la liturgia battesimale della Veglia pasquale, si potrà pensare ad una liturgia crismale, che mediante una solenne professione di fede rinnovi nei fedeli il dono dello Spirito Santo ricevuto nel sacramento della Confermazione. Le classiche quattro parti della Veglia pasquale possono così rispecchiarsi anche nella Veglia di Pentecoste: liturgia della luce, liturgia della parola, liturgia crismale, liturgia eucaristica. La libertà che attualmente la Chiesa permette con indicazioni alquanto generali potrebbe offrire l’occasione per determinare con più precisione e competenza una Veglia di Pentecoste che possa stare all’altezza qualitativa della Veglia pasquale ed edificare così i fedeli con una ritualità degna della solennità del mistero celebrato. Il pericolo che può insidiare la pastorale odierna è quello, da un lato di lasciar perdere queste indicazioni liturgiche abbassando la Pentecoste ad una normale domenica priva della tipicità dei riti previsti dalla tradizione, dall’altro lato di sostituire alla Veglia celebrazioni fragili di composizione privata e continuamente variabili secondo gli umori del momento, che sarebbero prive del valore e dell’efficacia propri di un’azione liturgica. L’impegno serio e qualificato di alcune comunità-pilota potrebbe offrire nel tempo una forma liturgia più determinata e degna della nobiltà e caratura di un vero atto liturgico, che la Chiesa potrebbe in futuro assumere e approvare per l’edificazione dell’intero popolo di Dio.

[1] PRINCIPI E NORME PER LA LITURGIA DELLE ORE, n. 71

[2] Congregazione per il Culto Divino, Direttorio su pietà popolare e liturgia – Libreria Editrice Vaticana, 2002, p. 131, n. 156.

[3] Congregazione per il Culto Divino, Direttorio su pietà popolare e liturgia – Libreria Editrice Vaticana, 2002, p. 130 – 132, n. 155 – 156.

 

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