QUALI SONO LE COMPONENTI DI UN RITO, CHE SI DEVE INTENDERE PER RITO SACRO?

 

A CURA DELLA REDAZIONE

Sento frequentemente parlare di riti, ma non ho mai approfondito il tema. Chiedo: quali sono le componenti di un rito, che si deve intendere per rito sacro?

L’argomento richiederebbe un vasto e impegnativo trattato, che non può trovare spazio in una risposta come è questa. Si può tentare tuttavia di riassumere le componenti di un rito sacro in questo modo: parole, gesti, abiti, arredi, luoghi e tempi. In questi sei elementi potrei in qualche modo raccogliere l’intera complessità rituale dei riti liturgici.

* Parole: la parola all’interno del rito si declina in molteplici espressioni, quali: il silenzio, la parola detta sottovoce, la parola proclamata ad alta voce e la parola cantata. I ministri ordinati e le scholae lectorum et cantorum, ne dovrebbero essere gli interpreti qualificati. Anche il suono delle campane e dell’organo sono strumenti correlati di indubbio valore, ormai accreditati dall’esperienza celebrativa della Chiesa.

* Gesti. In modo analogo anche i gesti corporei hanno molteplici manifestazioni: i gesti del volto (es. sguardo al cielo, adorante, contemplativo, dimesso, meditativo, attento, espressioni meditative come volto pensante, occhi chiusi, capo chino, ecc.), i gesti delle mani e delle braccia (mani elevate, giunte, stese o benedicenti), i gesti con l’intero corpo (prostrazione, inchino, genuflessione, l’incedere processionale, stare in piedi, in ginocchio, seduti, ecc.).

* Abiti. Gli abiti sacri o paramenti, nella loro varietà, funzionalità, preziosità e nei loro significati mistici, rivestono i sacri ministri, ne elevano la loro dignità e istruiscono il popolo cristiano in ordine ai misteri da essi presieduti.

* Arredi. Gli arredi sacri sono veramente molti e possono essere rappresentati nella loro varietà da alcuni che emergono su tutti: il Calice e la patena, la Croce preziosa, l’Evangeliario. Calice, Croce ed Evangeliario sono gli arredi liturgici che più spiccano nell’arte paleocristiana e che richiamano simbolicamente il mistero della Parola proclamata e del Sacrificio incruento dell’altare.

* Luoghi. L’edificio della chiesa, i luoghi celebrativi al suo interno (altare, tabernacolo, ambone, sede, ecc.), l’arte sacra, gli addobbi e i simboli liturgici, sono l’ambiente idoneo per la celebrazione dei riti sacri e la loro abilitazione non è curata soltanto sul piano umano, ma anche su quello soprannaturale, mediante la Dedicazione.

* Tempi. Le Ore quotidiane dell’Ufficio divino, la domenica, le solennità e le feste, i tempi sacri, i giorni penitenziali e l’intero Anno liturgico, segnano i tempi e le scadenze per elevare con proprietà e ordine un culto santo, che sia conforme alle disposizioni divine, ossia a quei ritmi che il Creatore ha fin dall’inizio impresso nella creazione e che il Redentore ha stabilito negli eventi della sua vita terrena, santificando nelle tappe del suo mistero pasquale giorni e ore singolari.

Ebbene i riti della Chiesa fanno uso di tutti questi elementi e li organizza in modo diversificato, seguendo determinate leggi nella continuità di una secolare tradizione. Come si può notare l’uso intelligente, appropriato e ordinato di tutti questi “codici espressivi” crea la bellezza, la ricchezza, la solennità e l’incisività di un rito. E’ necessario però non ridurre il rito al solo codice verbale, abbassandolo ad un sermone, evitando, per pigrizia, fretta, impreparazione e mancanza di fede e di amore, il ricco ventaglio delle espressioni liturgiche, che con tanta genialità e spirito soprannaturale la Chiesa ha edificato e stabilito nella sua esperienza liturgica bimillenaria.

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