A OGNI SAGRESTIA LA SUA LITURGIA?

A cura della Redazione  –  4 maggio 2018

Come è possibile che non vi sia più una liturgia uguale per tutti? Ogni sacerdote fa e disfa a suo modo. Si comprende la diversità di carattere, di età, di cultura e di salute,  ma non quella della continua mutazione di segni e di parole. La gente sembra ormai  dire che in fin dei conti la liturgia è del prete di turno. Ma non è questo una forma di clericalismo, peraltro tanto deprecato? Lo dico con dolore, ma quelli che si mostrano i  più liberali sono in realtà i più intransigenti. Non vogliono osservazioni e critiche. Si  deve dar loro un credito sempre assoluto nonostante i disagi di una conduzione del rito alquanto perplessa che rispecchia le loro idee, ma non  certo la tradizione della Chiesa…

 E’ necessario distinguere gli ambienti e le attività. Nell’ambito della catechesi e nella pastorale in genere vi è grande libertà di espressione pur in modo sempre compatibile col dogma della fede, le norme morali e le leggi disciplinari della Chiesa. Qui si accetta che l’uso dei simboli e la composizione di linguaggi diversi possa veramente estendersi su un vasto e libero ventaglio di proposte. Nella liturgia invece i simboli, i riti e le preci sono stabilite con precisione dalla Chiesa in quanto diventano il tramite di grandi misteri e trasmettono con efficacia la grazia che ci salva. Come la proclamazione liturgica della Parla di Dio è legata strettamente alla sacra scrittura e non ammette alcuna divaricazione da ciò che è la Parola ispirata, così nei riti sacri e nelle preci vi deve essere la fedeltà ai simboli e ai testi stabiliti dalla Chiesa. Senza tale osservanza la liturgia subisce falsificazioni, riduzioni, omissioni o aggiunte non conformi alla fede e alla preghiera che sono proprie della Chiesa.

Inoltre la liturgia realizza l’unità della Chiesa e di tutte le sue componenti interne. Quindi deve risplendere nella liturgia il modo a tutti comune di elevare il culto santo e le varie sensibilità devono in essa trovare il fondo comune che le genera e le verifica. Quando si celebra la liturgia si deve uscire dal particolarismo ed entrare nell’unica voce che non ha dissonanze, la voce di Cristo nostro Capo e della Chiesa sua Sposa. Mutare la liturgia o alcune sue parti altera la sua identità e alla voce potente di Cristo si sostituisce la nostra flebile voce imponendo al popolo di Dio percorsi precari, soggettivi e non raramente erronei e banali che non possono dare la grazia, che é connessa soltanto ad una liturgia autentica e fedele.

Occorre allora un senso di responsabilità per i sacerdoti e tutti gli operatori liturgici affinché non presentino a Dio un falso e non ledano i diritti del popolo cristiano ad avere integralmente il culto della Chiesa per farlo proprio ed essere santificati.

Si guardi bene allora chiunque dal togliere, aggiungere o mutare alcunché nella liturgia (SC) per non dover rispondere davanti a Dio di falsari del culto da lui stabilito e di detrattori del diritto del popolo di Dio.

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