IL CULTO GRADITO A DIO

“Sono un lettore assiduo della vostra rivista e vi ringrazio per la preparazione e la chiarezza che sapete offrire sui vari argomenti. Ma ogni volta che ricevo la rivista, dopo aver letto con interesse e curiosità gli articoli, mi chiedo: Come dire queste cose agli altri e come realizzare ciò che viene suggerito? Eppure dite la verità e sento che è questa la strada giusta, perché, e voi lo dimostrate, questa è la visione della liturgia secondo il pensiero della Chiesa… In realtà voi vi riferite sempre alle leggi liturgiche stabilite dalla Chiesa, ma è appunto queste leggi che fanno problema perché sembra che tutto debba essere libero, spontaneo e continuamente variabile… Tutto vero ciò che dite, ma quanti raccolgono questi insegnamenti? … Condivido con voi questa ardua missione!” (Un giovane parroco)

La crisi culturale odierna ha la sua radice ultima nel soggettivismo che vuole opporsi alla visione oggettiva della realtà. La crisi della ragione che non è più ritenuta capace di cogliere la realtà nella sua dimensione oggettiva e ancor meno di raggiungere le verità assolute trascendenti (metafisica) mina alle basi la possibilità di una teologia razionale e oggettiva e per ciò stesso sicura e condivisa. La crisi della fede che, senza un fondamento razionale scade in un fideismo sterile, non prevede contenuti certi e dogmi dichiarati e insuperabili, ma si riduce ad un vago e vaporoso sentimento religioso.

Infine la morale non accetta più il suo fondamento oggettivo nella legge naturale impressa dal Creatore nelle sue creature, ma pretende una continua revisione ideologica a seconda delle situazioni e dei desideri contingenti. In questo impressionante quadro di totale insicurezza culturale anche la lex credendi, la lex orandi e la lex vivendi trasmesse fedelmente dalla tradizione cristiana sono alquanto insidiate e non hanno più una cordiale accettazione da parte degli stessi fedeli.

Qui, dunque, si può capire il motivo per cui la liturgia intesa nella sua forma oggettiva nella coerente continuità con la tradizione pur nello sviluppo omogeneo delle sue parti, non abbia la dovuta considerazione. Il soggettivismo imperante ed esteso in tutte le dimensioni umane fondamentali, razionale, spirituale e morale non consente un’assunzione serena della forma oggettiva della liturgia che suppone precise leggi, chiare strutture rituali e ben definiti contenuti eucologici.

A questo punto occorre rientrare in se stessi, guardare in faccia il problema, approfondire l’argomento e fare una scelta coerente. Infatti, la lex credendi, come la lex orandi e la lex vivendi non sono lasciate al capriccio soggettivo, ma appunto in quanto lex sono intrinsecamente costituite da norme oggettive, nella loro sostanza valide per tutti e in ogni epoca. I riti liturgici in particolare sono tali proprio perché riconosciuti dalla Chiesa, approvati e pubblicati nei suoi libri liturgici.

È questa assunzione, riconoscimento, approvazione e codificazione da parte della Chiesa che stabilisce la natura liturgica di un atto cultuale e ne garantisce la sua efficacia davanti a Dio, alla Chiesa nella sua universalità e ad ogni fedele che si unisce alla celebrazione della liturgia. Una mentalità soggettivistica non potrà far altro che fuggire la liturgia ed esercitare il culto fuori di essa in una permanente precarietà creativa e senza alcuna garanzia soprannaturale.

Tale atteggiamento porterà ad uscire anche dalla lex credendi perdendo il dogma della fede e dalla lex vivendi travolti dal turbine infido e mutevole di una coscienza lasciata a se stessa ed esposta ad ogni aberrazione. Non è certo questa la via di Dio e la strada della salvezza.

La legge divina presiede all’atto originale della creazione ed è il contenuto della rivelazione in ogni sua fase dall’Antico al Nuovo Testamento. La legge evangelica porta a compimento quella antica (Mt 5, 17) e riconduce a quella delle origini (Mt 19, 8). Nulla è caotico, ma tutto è coerente e significativo nell’opera di Dio, il quale è Logos sussistente e dal quale ogni creatura riceve una reale partecipazione alla sua impronta razionale: … a immagine di Dio lo creò (Gen 1, 27).

Solo su questa base teologica sarà ancora possibile celebrare la sacra liturgia in perfetta osservanza delle sue leggi e in piena conformità al suo spirito.

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