IL CERO PASQUALE

Anche quest’anno, come negli scorsi anni, il Cero pasquale diventa un problema. Per alcuni è un’inutile spesa l’acquistarlo nuovo ogni anno, per altri è giusto. Certe volte succede che anche i suoi ornamenti sono logori e ben poco ‘pasquali’. Il parroco cerca di glissare, il sacrista invece si arrabbia dicendo: «Decidetevi, che ci sono altre cose più importanti». Che ne dite?

Se non si cura il Cero pasquale e la sua simbologia liturgica lo si confonderà facilmente con qualsiasi altro cero votivo, magari più grande e appariscente.

Infatti non è infrequente che si pongano davanti a reliquie o immagini insigni dei ceri votivi notevoli per dimensioni e fregi. Si pensi a quelli offerti in determinate feste al Patrono o in altre circostanze per ricordare eventi religiosi particolarmente significativi. Il Cero pasquale deve essere ammirato dai fedeli per la sua proprietà e nobiltà ed essere riconosciuto con sicurezza per quelle ‘insegne’ proprie ed esclusive, che prevede la liturgia.

Possiamo delineare tre modalità per la confezione e decorazione del Cero:

1. Il Cero pasquale, realmente di cera e nuovo ogni anno, rappresenta la massima cura per la ‘verità del segno’. Sul bianco fusto campeggiano esclusivamente i simboli previsti dalle formule liturgiche (croce, A e O, numeri dell’anno in corso, grani d’incenso). In questo modo il Cero si impone per la sua identità in modo nobile, chiaro, senza bisogno di altre indicazioni. Anche l’infissione dei grani di incenso nello spessore della cera esprime in tutta la sua forza simbolica il senso reale delle ferite che penetrarono nel corpo del Signore, ricordando la ‘fisicità’ della sua Incarnazione e della sua dolorosa Passione. Questa prima modalità espone il Cero ad una graduale consumazione, ma proprio per questo il simbolo è eloquente. Ciò richiede un’attenzione continua, sia per la visibilità della fiamma, sia per la pulizia e il decoro del Cero stesso.

2. Il Cero pasquale, sempre totalmente in cera, potrebbe fare un servizio pluriennale, mediante una aggiunta sommitale, che assicuri l’autenticità della cera che visibilmente si consuma e della fiamma che arde vigorosa, senza intaccare però il cero stesso e la sua decorazione. Questa soluzione unisce praticità e pulizia pur senza venir meno alla dignità e verità del segno.

3. Il Cero pasquale, sia nel primo come nel secondo caso, potrebbe essere impreziosito da un piccolo ‘apparato’ che lo riveste con maggior splendore. Si tratta di una croce di metallo curva a modo di fascia con relative lettere e numeri. L’applicazione potrebbe agevolmente essere fatta mentre il sacerdote pronunzia la formula rituale nel rito della luce. I fori predisposti sulla croce indicano con sicurezza i punti in cui infiggere i cinque grani di incenso. Con questo ‘vestito’ il Cero potrebbe risplendere per tutto il tempo pasquale finché rimane sul suo candelabro. Quando poi sarà portato nel battistero il Cero deporrà questa ‘insegna di gala’ rimanendovi con una decorazione più sobria, già predisposta in precedenza e senza i grani di incenso. In tal modo si realizzerebbe per il Cero pasquale ciò che già si fa, ad esempio, per l’altare rivestito da un prezioso paliotto nelle solennità e così si distinguerebbe adeguatamente l’uso solenne del Cero nel tempo di Pasqua dal suo uso feriale presso il battistero. È infatti alquanto conveniente che nelle celebrazioni pasquali il Cero si ‘vesta’ a nuovo e non si presenti con quella ferialità con cui lo si vede ordinariamente nel corso dell’anno, soprattutto nelle celebrazioni esequiali.

Per concludere diciamo che sempre si dovrebbe evitare la finzione, ossia un cero di altro materiale con una ampolla di cera liquida, che alimenta una fiamma sempre uguale e senza vita. Sembra che tale scelta, purtroppo alquanto diffusa, perché funzionale e senza bisogno di manutenzione, non sia conforme a quella ‘verità del segno’ che domanda la liturgia, il buon gusto e la dedizione religiosa in un culto ‘in spirito e verità’.

Inoltre, il Cero potrà essere certamente decorato con molteplici ornamenti, secondo la tradizione, ma non si dovrà mai giungere a togliere centralità e immediatezza alla sua simbologia liturgica essenziale, che sempre dovrà emergere nel complesso ornamentale. Soprattutto nessuna raffigurazione potrà sostituire i simboli previsti dalle formule liturgiche con cui il cero è ‘creato’ nella veglia pasquale. Ogni ornamento dev’essere sempre in relazione ai simboli centrali e contenuto in spazi laterali.

Infine si dovrebbe ripensare la facoltatività nell’uso dei cinque grani di incenso, perché questa ha de facto prodotto una vasta scomparsa di questo simbolo con notevole impoverimento dell’identità del Cero stesso.

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