MARIA SS. NELL’ ‘ORDO MISSAE’ ROMANO – prima parte

 

DON ENRICO FINOTTI

Oggi consideriamo il posto e il ruolo di Maria SS. nell’Ordo Missae Romano. La Madre di Dio è presente ed operante ogni volta che la Chiesa celebra il Sacrificio incruento dell’altare, anche se il ricordo di Lei sembra piuttosto sobrio e appena accennato, conforme allo stile liturgico della liturgia romana, che si avvale di accenni talvolta sfuggenti, ma teologicamente consistenti.

Nell’Ordo Missae Romano la Madonna è menzionata in quattro momenti di diversa importanza e consistenza: nel Confiteor dell’atto penitenziale nei riti di inizio; nel Credo a coronamento della liturgia della parola; nella Prece eucaristica, cuore della liturgia sacrificale; nell’eventuale Antifona mariana al termine dei riti di congedo. Come si può constatare l’Ordo Missae Romano assegna a Maria Ss. un posto specifico e un intervento singolare in ciascuna delle quattro parti costitutive del rito della Messa.

La nostra analisi parte da quello che è il ricordo di Maria più antico e teologicamente più denso, quello sempre presente in ogni Prece eucaristica occidentale e anafora orientale.

I. Maria SS. nel Canone Romano

Per cogliere il senso preciso della tradizione liturgica romana, riguardo al posto di Maria Ss. nell’Ordo Missae, dobbiamo prendere in considerazione l’unica prece eucaristica in uso a Roma dagli albori (ab immemorabili) ad oggi: il Canone Romano. Non si escludono i recenti Canoni, frutto della riforma liturgica, che pure conservano la menzione di Maria, ma il Canone Romano rimane il testimone primario ed unico dell’interrotta tradizione liturgica latina. Inoltre occorre rilevare che, nei Canoni di nuova composizione, la posizione di Maria Ss. muta, rispetto a quella sempre avuta nel Canone Romano (antecedente alla Consacrazione), scegliendo una posizione diversa e più conforme a quella delle Anafore orientali (susseguente alla Consacrazione).

  1. La struttura tipica del Canone Romano e la posizione di Maria Ss.

 Per comprendere il ruolo di Maria Ss. nel Canone Romano si deve considerare la sua struttura tipica, che è del tutto diversa da quella, sia dei Canoni di nuova composizione, sia delle antiche Anafore  orientali. Mentre queste hanno una composizione lineare, che rispecchia le tappe successive della storia della salvezza, il Canone Romano ha una composizione ciclico- ascendente, in modo che agli embolismi che salgono gradualmente verso il vertice della Consacrazione corrispondono gli embolismi che gradualmente discendono da essa. Nel primo versante del Canone sono convocati coloro che devono concorrere all’offerta del Sacrificio incruento, nel secondo versante sono convocati coloro che ne ricevono i frutti di grazia. In particolare nei primi tre embolismi del primo versante si raccoglie la Chiesa universale in comunione col Papa e col Vescovo (In primis), la Chiesa locale qui radunata (Memento Domine), l’assemblea celeste che celebra e intercede sull’altare del cielo (Communicantes). Negli corrispondenti embolismi del secondo versante si radunano tutti coloro che, non potendo celebrare il Sacrificio incruento, ne possono tuttavia riceverne i frutti di grazia: le anime del purgatorio (Memento etiam), tutti gli uomini non ancora battezzati e l’insieme di ogni creatura (Per quem), che riceve dal Sacrificio di Cristo ogni grazia e benedizione celeste. Ebbene Maria Ss. è invocata nel primo versante del Canone, nell’embolismo centrale del Communicantes. Quindi la Madonna ha un ruolo attivo di partecipazione all’offerta sacrificale incruenta, celebrata dalla Chiesa militante e trionfante sull’altare della terra. La Madonna quindi non è estranea all’azione sacrificale della Chiesa, ma è membro attivo ed eccelso dell’assemblea liturgica ogni volta che qui in terra la Chiesa celebra il divin Sacrificio.

  1. Il Communicantes che contiene i titoli mariani più insigni

 L’embolismo che menziona Maria SS. è il Communicantes, ossia il 4° tra i sei embolismi che costituiscono il versante ascendente del Canone Romano, antecedente alla Consacrazione. E’ l’embolismo centrale e, in quanto tale, pone la figura della Vergine santissima in primissimo piano, rendendola, quasi anche visivamente, come la prima tra tutti gli altri convocati per il Sacrificio. Ella si eleva sovrana sull’assemblea liturgica, ‘presiedendola’ in qualche modo e orientandola con maestà materna verso il compimento dell’offerta del Sacrificio incruento.

Il Communicantes recita:

Communicántes, et memóriam venerántes, in prímis gloriósae semper Vírginis Mariae,

Genetrícis Dei et Dómini nostri Iesu Christi * :

sed et beáti Ióseph, eiúsdem Vírginis Sponsi, 

et beatórum Apostolórum ac Mártyrum tuórum: ecc.

 

Questa antica invocazione rappresenta il cuore e l’incipit del culto mariano della liturgia romana, come l’acclamazione postconsacratoria Mysterium fidei è l’incipit del culto eucaristico sviluppatori dei secoli successivi. In essa risuonano i titoli essenziali che configurano, fin dalle origini, il dogma mariano nella fede della Chiesa: la sua triplice verginità (semper Virgo: prima, durante e dopo il parto) intrinsecamente unita alla sua divina maternità (Theotocos). La semper Virgo è la Dei genitrix in modo che il dogma della perpetua verginità attesta quello della divina maternità. Se dovesse essere negata la verità della semper Virgo verrebbe negata immediatamente anche la verità della Dei genitrix, secondo il dogma cristologico espresso nel simbolo atanasiano, che dichiara: Cristo Gesù é«della stessa sostanza del Padre secondo la divinità e della stessa sostanza della Madre secondo l’umanità». Oltre a questi due primi dogmi mariani, primari e indissolubili, il Communicantes, con l’espressione gloriosae (semper virginis Mariae), allude al dogma dell’Assunzione e della glorificazione della Vergine, che quale Regina sta alla destra del Figlio nel seno della Trinità divina. Infine, anche l’in primis, con cui esordisce il ricordo della Vergine, allude implicitamente a quel culto speciale che supera quello, pur singolare, che la Chiesa riserva agli apostoli, ai martiri e ai santi e che viene opportunamente chiamato culto di iperdulia rispetto a quello di semplice dulia rivolto ai Santi. L’inserimento del nome di san Giuseppe (Giovanni XXIII – 1962) in immediata connessione col nome della Vergine e con precedenza sulla menzione dei nomi degli stessi apostoli e martiri, attesta pure quel culto speciale che la Chiesa riserva allo sposo castissimo di Maria, detto appunto culto di protodulia. Se poi si considerano le conseguenze teologiche, sia del parto virginale ed indolore, sia dell’assunzione corporea che non vide corruzione, si comprende come già fin d’ora il successivo dogma dell’Immacolata (1864) abbia il suo fondamento. Infatti Colei che non subì il dolore del parto e la corruzione del corpo, castighi inflitti per il peccato di Adamo, è l’Immacolata concepita fin dal primo istante senza peccato originale. Ed ecco che in modo mirabile il Communicantes del Canone Romano raccoglie, in parti esplicite ed implicite, l’intero dogma che la Chiesa professa riguardo a Maria SS.. Veramente il tutto è già nel frammento (in nuce) fin dai primordi della grande Prece eucaristica di Roma.

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