LA CELEBRAZIONE EUCARISTICA DI MEZZANOTTE (3)

Raffaello Sanzio, Madonna del Velo (o di Loreto)

La Messa di mezzanotte presenta alcuni elementi rituali ed eucologici singolari, che la arricchiscono alquanto e la caratterizzano, attirando l’attenzione del popolo di Dio. E’ necessario che, non solo teoricamente, ma anche di fatto, essa risulti con chiarezza il vertice e la meta dell’intera celebrazione. Quindi si dovrà svolgere con la dovuta solennità, senza decurtarla nelle sue parti specifiche a motivo della stanchezza dei ministri e del popolo. Questa tentazione è ricorrente anche nella stessa Veglia pasquale, nella quale la liturgia eucaristica tende ad essere ridotta ad un’appendice e ad essere indebitamente semplificata e affrettata. Si dovrà ponderare l’insieme dell’intera celebrazione, dosando le varie parti ed evitando che nella veglia (lucernale e salmodia) il coro e il popolo siano così impegnati da non poter più sostenere nel modo dovuto la solennità e la tipicità rituale della Messa di mezzanotte.

Veglia e santa Messa di mezzanotte (2)

Profeta, Santiago di Compostela, Portico della Gloria

II         LA SALMODIA E LE PROFEZIE

 Con l’Exultet termina il lucernale e si entra nella salmodia, intrecciata con la proclamazione della Parola di Dio. Nella liturgia cattolica vi sono due schemi di liturgia della Parola: quello della Messa – assunto e alquanto esteso nella Veglia pasquale – e quello dell’Ufficio delle letture, adottato qui nella Veglia natalizia. Ma, anziché premettere la salmodia e far seguire le letture, si è scelto un modello intrecciato: salmo, lettura biblica, responsorio, orazione. Si ripropone in questo modo la tradizione dei tre notturni, tipici dell’Ufficio antico e classico.

Veglia e santa Messa di mezzanotte (1) – Christus natus est nobis: venite adoremus!

 Lorenzo di Credi, Natività

Questa Veglia natalizia offre una concreta proposta celebrativa in ordine a ciò che affermano le Premesse generali alla Liturgia delle Ore, al n. 71:

Sul modello della Veglia pasquale, si introdusse nelle diverse Chiese la consuetudine di iniziare con una veglia altre solennità: tra queste primeggiano il Natale del Signore e la Pentecoste. E’ un uso che merita di essere conservato e promosso…”.

Alla luce poi di ciò che si afferma nelle medesime Premesse, al n. 215:

Nella notte del Natale del Signore conviene che prima della Messa si celebri la Veglia solenne con l’Ufficio delle letture”.

la Veglia si ispira allo schema dell’Ufficio di lettura di Natale, accogliendone gli elementi liturgici propri, ma, al contempo, arricchendoli con riti e contenuti ancor più specifici in ordine al grande Mistero. In tal modo la Veglia assume un carattere spiccato di popolarità e dispiega un ventaglio più esteso di testi, di preghiere e di simboli per una maggiore incisività mistagogica e spirituale.

E’ costituita da tre parti:

  1. La liturgia della luce nel contesto dell’Invitatorio.
  2. La liturgia della parola, intrecciata alla salmodia.
  3. La celebrazione eucaristica di mezzanotte

La pausa, che sospende brevemente il ritmo celebrativo tra l’Ufficio e la Messa, consente di attendere la mezzanotte, come l’Ora competente per proclamare l’Annunzio della nascita del Signore, cantare l’Inno angelico e proseguire con la celebrazione solenne del Sacrificio eucaristico in nocte.

1. Il Concilio Ecumenico Vaticano II: atto del Magistero supremo e universale della Chiesa Cattolica

don Enrico Finotti

da   Il Concilio Vaticano II, 50 anni dopo 

Il Signore, Buon Pastore, guida sempre la sua Chiesa mediante il ministero del Papa e dei Vescovi in comunione con lui. Essi sono custoditi dallo Spirito Santo, affinché insegnino e governino il popolo di Dio nella verità e secondo il cuore di Cristo. Non si può parlare di fedeltà a Cristo, senza la fedeltà al magistero della sua Chiesa: «Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato» (Lc 10, 16). Non si cammina quindi nel retto sentiero e nella volontà di Dio rifiutando la voce autentica dei Documenti conciliari, che vanno letti in ginocchio[1]. I Documenti autentici del Concilio Ecumenico Vaticano II vanno accettati, meditati e osservati con convinta adesione e obbedienza di fede al magistero supremo della Chiesa Cattolica.

LA LITURGIA IN TEMPO DI CALAMITÀ – prima parte

Beato Angelico, Vita dei santi Cosma e Damiano

don Enrico Finotti

L’inaspettata situazione di emergenza, estesa a livello mondiale, ha influito pesantemente anche sulle celebrazioni liturgiche con la partecipazione del popolo. Dall’inizio della scorsa Quaresima 2020 i fedeli si sono trovati di fronte a due generi di problematiche: la privazione a tempo indeterminato dei Sacramenti e l’offerta ampia e variegata di celebrazioni virtuali nelle varie modalità mediatiche. Da questo fatto ha preso notevole interesse anche una «pastorale telematica», prima impensata, e che ora stimola la fantasia dei sacerdoti per un suo impiego sempre più esteso e mirato. Vi é allora l’urgenza di offrire alcune indicazioni essenziali per orientare ed alimentare la spiritualità del popolo di Dio nel presente stato di necessità. L’isolamento prolungato, inoltre, ci stimola a riprendere le nozioni basilari del catechismo, sia riguardo alla dottrina della fede, sia riguardo alla celebrazione della liturgia e alla vita spirituale, sia riguardo alla difesa e all’incremento della vita di grazia, per uscire dalla prova con meno danni possibili, e forse ancora più preparati e rinvigoriti nella nostra professione di fede cattolica. 

IL CREDO DEL POPOLO DI DIO – terza parte

Sessione solenne del Concilio Ecumenico Vaticano II

V       Il grado di autorità magisteriale del Credo del popolo di Dio pronunziato da Paolo VI

Una grande sicurezza per tutti i pastori e i fedeli cattolici é data dal notevole grado di autorità che tale Professio fidei esibisce. Ciò risulta dall’espressa intenzione magisteriale del Papa e dalla inusitata solennità del protocollo che la presenta. Infatti si dice: «Noi sappiamo che le anime attendono la parola del Vicario di Cristo, e Noi veniamo incontro a questa attesa con le istruzioni che normalmente amiamo dare. Ma oggi Ci si offre l’occasione di pronunciare una parola più solenne»[1].