IL TEMPO ORDINARIO (seconda parte)

 

Il tramonto del sabato

“Benchè il giorno liturgico, come il giorno astronomico, decorra dalla mezzanotte alla mezzanotte, la Chiesa nella celebrazione della Domenica ha conservato l’uso biblico di computare come inizio del giorno la sera : “ E fu sera, e poi mattino: il primo giorno” (Gen 1, 5). Infatti, secondo le parole di s. Leone Magno la Domenica è “il giorno della risurrezione del Signore, il cui inizio, come è noto, è fissato la sera del Sabato”.

Questa è la vera ragione per cui si sono sempre celebrati i primi vespri della Domenica e per cui la sede apostolica, per provvedere alle necessità della nostra epoca, dà alle conferenze episcopali che la chiedono, la facoltà di anticipare la sera del Sabato la messa della Domenica successiva”.428 

Questa disposizione, recepita nel Codice di Diritto Canonico, è ora legge universale della Chiesa e non si può più parlare di messa prefestiva, ma festiva a tutti gli effetti in tutta la Chiesa Cattolica.

“Soddisfa il precetto di partecipare alla Messa chi vi assiste dovunque venga celebrata nel rito cattolico, o nello stesso giorno di festa, o nel vespro del giorno precedente”.429 

“A proposito della celebrazione delle vigilie bisogna fare osservare che la nozione medioevale della vigilia, cioè di un giorno penitenziale prima della festa, nella riforma liturgica è stata completamente abolita. Se si eccettua la veglia pasquale che deve essere celebrata nel corso della santissima notte, col nome di “messa della vigilia” si indica d’ora in poi la messa che può essere celebrata nelle ore serali, con rito festivo, sia prima sia dopo i primi vespri di alcune solennità”.430 

Si segnalano ora alcune norme pratiche per la celebrazione festiva del sabato sera e delle vigilie delle feste di precetto:

*        Il giorno festivo inizia alle ore 16.00

“Tale ora (16.00) diventa discriminante, agli effetti dell’adempimento del precetto festivo, anche per le eventuali Messe “rituali”, le quali, a partire da quest’ora, dovranno seguire le rubriche del giorno festivo”.431 

*        Tale ora di inizio del giorno festivo sia segnalata col suono delle campane secondo le tradizioni locali.

*        Sarebbe quanto mai conveniente a quest’ora o più tardi la celebrazione pubblica dei Primi Vespri della domenica o della festa.

*        La messa del sabato sera deve manifestare il suo carattere festivo con gli elementi rituali stabiliti :

“ Dal punto di vista liturgico, il giorno festivo ha inizio con i primi vespri. Conseguentemente la liturgia della Messa detta talvolta “prefestiva”, ma che in realtà è a tutti gli effetti “festiva”, è quella della domenica, con l’impegno per il celebrante di tenere l’omelia e di recitare con i fedeli la preghiera universale”.432 

*        Conviene che la celebrazione del matrimonio e delle esequie avvengano nel primo pomeriggio del sabato, prima delle ore 16.00. Se per necessità si dovranno celebrare dopo le ore 16.00, si seguiranno le rubriche del giorno festivo.

*        In ogni chiesa parrocchiale per quanto possibile sia assicurato ogni sabato il servizio per il Sacramento della Penitenza con un preciso orario esposto.

  1. La Veglia notturna domenicale

La Chiesa, secondo l’antica tradizione di cui la Veglia pasquale rappresenta l’esempio più insigne e la “madre di tutte le veglie”, propone anche la possibilità di una veglia notturna tra il sabato e la domenica. A questo scopo offre nel libro della Liturgia delle Ore l’ufficio vigiliare per il sabato e le altre feste di precetto, che per le domeniche si conclude con la proclamazione del vangelo della risurrezione.433 

“L’agape Eucaristica, celebrata in sul far della sera del sabato e protratta buon tratto della notte precedente la domenica, fu il punto di partenza della primitiva liturgia cristiana… dando origine alla più antica solennità liturgica, la vigilia domenicale”.434

La Messa parrocchiale principale

“Poichè nella sua Chiesa il Vescovo non può presiedere personalmente sempre e ovunque l’intero suo gregge, deve necessariamente costituire gruppi di fedeli, tra cui hanno un posto preminente le parrocchie, organizzate localmente sotto la guida di un pastore che fa le veci del Vescovo: esse infatti rappresentano in certo modo la Chiesa visibile stabilita su tutta la terra. Per questo motivo la vita liturgica della parrocchia e il suo legame con il Vescovo devono essere coltivati nell’animo e nella pratica dei fedeli e del clero; e bisogna adoperarsi affinchè il senso della comunità parrocchiale fiorisca, soprattutto nella celebrazione comunitaria della Messa domenicale”.435 

“La celebrazione Eucaristica festiva è tipicamente comunitaria, non di piccoli gruppi. Occorre anzi sostenere al massimo la Messa della comunità parrocchiale”.

“Là dove si celebrano più Messe, si dia speciale risalto a quella che può essere considerata principale sotto il profilo comunitario. La si evidenzi, ad esempio, con un più festoso suono delle campane, con la partecipazione del coro, con una più ampia preghiera dei fedeli, con qualche segno di condivisione nei confronti dei poveri e di comunione con gli ammalati e gli anziani, anche per mezzo della consegna “ufficiale” della Eucaristia ai ministri incaricati di portarla nelle rispettive case”.436 

Si danno alcuni elementi rituali relativi alla messa principale della domenica:

*        La Messa principale della domenica deve risultare tale dalla presenza regolare del coro liturgico, dei ministri sia lettori sia accoliti, e di altri servizi. La celebrazione di tale messa deve essere esemplare nei riti previsti nelle varie domeniche e feste, non riduttiva e si deve svolgere con distensione e anche con la dovuta solennità in quella misura che è richiesta volta a volta dalle indicazioni liturgiche. Questa messa è convenientemente celebrata il mattino della domenica.

*        E’ sempre possibile celebrare nei riti di inizio l’aspersione con l’acqua benedetta in ricordo del Battesimo, salvo i casi esplicitamente non previsti dalla liturgia.

*        Conviene che il momento della consacrazione ed elevazione nella prece eucaristica sia segnalato a tutta la comunità col suono della campana. Si dovranno invitare gli assenti e gli ammalati a unirsi spiritualmente, ascoltando quel suono, al divin sacrificio che la Chiesa in quel momento offre in Cristo al Padre.

*        E’ quanto mai opportuno che, in conseguenza della messa principale della Domenica, sia portata la s. Comunione agli infermi. In tal caso i ministri straordinari dell’Eucaristia, terminata la distribuzione della s. Comunione, riceveranno dal sacerdote o dal diacono la teca con il ss. Sacramento e subito si recheranno presso i loro ammalati.437

*              E’ alla Messa principale della domenica che i fedeli sono orientati a celebrare particolari anniversari e le istituzioni, i gruppi e le associazioni a ricordare i vari momenti della loro attività. In questo modo si esprime l’unità e vi è un reciproco scambio di doni. Sarà necessario tuttavia comporre le esigenze individuali con la preminenza del mistero di Cristo, tenendo presente le solennità, le feste e la natura dei tempi sacri. 

*        E’ necessario formare la comunità a comprendere il significato della messa parrocchiale e far sì che almeno i collaboratori e le famiglie più sensibili vi partecipino regolarmente, soprattutto nelle domeniche dei tempi forti e nelle solennità.

  1. Le altre Messe domenicali

Conviene che le messe domenicali non siano moltiplicate in modo indiscriminato, ma rispondano ad un vero bisogno pastorale inserito in un progetto educativo mirante a maturare i fedeli alla celebrazione della domenica come giorno della comunità cristiana.

  1. Gregorio Magno diede un criterio classico a coloro che gli chiedevano quante volte celebrare l’Eucaristia la domenica: “Ogni volta che si riempie il tempio” fu la risposta. Quindi non tanto la comodità di pochi individui, ma la necessità della comunità come tale deve stabilire il numero e l’orario delle messe.

Si deve partire dal principio dell’unica convocazione eucaristica domenicale, realizzabile nelle piccole parrocchie e da questa base moltiplicare le messe quel tanto che serve per un servizio alla comunità come tale. Ogni parrocchia dovrà realizzare il principio con la volontà di non abusare.

In particolare la domenica non si deve indulgere alla celebrazione di messe per gruppi o per categorie di persone. La domenica infatti proclama la coralità della Chiesa riunita nella varietà e completezza delle sue realtà.

“Salvo casi particolari, la facoltà (di concedere la celebrazione eucaristica per gruppi particolari) non venga concessa per le domeniche e le feste di precetto; l’assemblea liturgica parrocchiale non deve essere privata del ministero dei sacerdoti e della partecipazione dei fedeli: ne soffrirebbe la vita e la coesione della comunità stessa”.438 

Occorre in questo settore buon senso ed equilibrio, uniti alla sincera volontà di elevare il popolo cristiano al senso della domenica e della Chiesa.

Ogni Messa domenicale, e non solo la principale, deve esprimere il carattere festivo col canto, i lettori e i ministri. Per quanto possibile quindi ogni messa abbia chi, in accordo col sacerdote celebrante, ne curi l’animazione.

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429    CDC, can. 1248 § 1.

430    CONSILIUM, n. 279.

431    Cal. lit. dioc. anno 2000-01, p. 49.

432    DD, n° 49.

433    Principi e norme per la Liturgia delle Ore in Ufficio Divino riformato a norma dei decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato da Papa Paolo VI, Liturgia delle Ore secondo il rito romano, Conferenza episcopale italiana, Città del Vaticano, Tipografia poliglotta vaticana, 1976, nn. 70-73.

434    SCHUSTER, vol. I, p. 24.

435    SC, n. 42.

436    ARCIDIOCESI DI TRENTO, La famiglia di Dio sulle strade dell’uomo, XIX Sinodo Tridentino, Costituzioni, Trento, Edizioni diocesane, 1986, Ambito 3°, nn. 50 e 86.

437    ARCIDIOCESI DI TRENTO – UFFICIO LITURGICO, Principi e regole per i ministri straordinari dell’Eucaristia, Trento, ed. Diocesane, 1998.

438    CONGREGAZIONE DEL CULTO DIVINO, Messe per gruppi particolari, in Enchiridion Vaticanum, Documenti ufficiali della Santa Sede, Bologna, EDB, 1976, vol. 3°, n. 1170.

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