Novità editoriali

«Ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l’efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado. […] Nondimeno la liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia» (Sacrosanctum Concilium, nn. 7, 10). Su queste basi dottrinali l’Autore espone con ordine l’intero complesso della Liturgia romana ordinata secondo l’importanza delle sue parti. Alcuni principi generali introducono la trattazione e l’Appendice sui Pii esercizi la conclude. L’intento è quello di consentire una conoscenza di tutta la Liturgia, affinché si realizzi: «l’ardente desiderio della Madre Chiesa affinché tutti i fedeli vengano formati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della Liturgia e alla quale il popolo cristiano […] ha diritto e dovere in forza del Battesimo» (Sacrosanctum Concilium, n. 14). Pagine 512
Nella Costituzione Sacrosanctum Concilium il Concilio Ecumenico Vaticano II ha esaltato il ministero del Vescovo evidenziando la sua elevata dignità teologica e morale. Egli infatti è il grande sacerdote del suo gregge, incarnando la stessa realtà della Chiesa e svolgendo i tre ruoli di Cristo Maestro, Pastore e Pontefice: offre il Sacrificio incruento, guida il gregge con sollecitudine pastorale e diffonde la luce della fede. È questo munus che dev’essere esercitato costantemente per contrastare l’errore dottrinale, difendere la dottrina salvifica e salvare le anime. Esso emerge in modo preminente nel rito liturgico dell’Ordinazione episcopale secondo il noto assioma che afferma l’intima connessione tra la lex credendi e la lex orandi della Chiesa. Pagine 255
Credo che tutti, pensando a questo tema della “liturgia virale”, andiamo con la mente alla recente pandemia e come essa abbia messo in crisi non solo la nostra salute, ma anche il posto che ha la fede nelle nostre vite e in essa la liturgia. In questo libretto di don Enrico Finotti, ripercorriamo alcuni dei problemi che si sono dovuti affrontare al tempo dell’epidemia del coronavirus. Si parla di temi liturgici che hanno appassionato gli addetti ai lavori, come ad esempio quello delle “Messe senza popolo”. Si offrono risposte che possono essere utile per capire che posto dobbiamo dare alla liturgia in tempo di crisi. E soprattutto ci insegna a pregare di più perché queste prove non vengano a noi e, se vengono, perché Dio ci dia la forza per sopportarle. (Aurelio Porfiri). Pagine 61
Continua la serie “Il liturgista risponde” con questo quinto libro in cui si risponde a domande che riguardano la liturgia per renderla sempre più bella e dignitosa.
I simboli sono proprio necessari? Il Natale è festa della fede o del Folclore? Cristo della storia o Cristo della fede? Queste e molte altre domande si trovano in questo libro scritto non solo per gli specialisti ma anche per tutti gli amanti e i cultori della liturgia. Pagine 64
In questa collana sono già apparsi numerosi saggi teologici che orientano alla corretta ermeneutica dei documenti dottrinali che la Chiesa ha proposto negli anni che sono seguiti alla conclusione del Concilio ecumenico Vaticano II (1962-1965). Il presente volume costituisce un necessario contributo alla retta interpretazione della dottrina stessa del Concilio, avendo presente l’acceso dibattito in corso, che talvolta è viziato da categorie non propriamente teologiche ma piuttosto ideologiche. In particolare viene fatta chiarezza su tre questioni di vitale importanza per la fede cattolica: il concetto di “Magistero ordinario e universale”, la nozione di «continuità nell’unico soggetto-Chiesa» (Benedetto XVI) e la considerazione storica dell’evento conciliare come <<novella Pentecoste». Dalla comprensione di queste tematiche deriva la possibilità di interpretare correttamente la dottrina del Vaticano II in piena coerenza con la Traditio Apostolica e con il Magistero nel suo insieme, specie con i suoi documenti dichiarati “autentici” dalla Chiesa stessa. Pagine 192
Le domande che i fedeli pongono al liturgista in questo libro riguardano un po’ tutto: dalla veglia di Natale alla Via Crucis, dalle feste patronali alla settimana per l’unità dei cristiani. Inoltre molti desiderano entrare nel dettaglio delle questioni, interrogandosi in modo sempre più specifico. Per esempio: che cos’è precisamente un rito e quali sono le sue componenti? Chi gestisce le regole della liturgia rinnovata? Qual è l’importanza dell’abito sacerdotale? Che fine ha fatto la liturgia delle ore? Il pregio di don Finotti sta nella capacità di unire rispetto del sacro e buon senso. La parola chiave è equilibrio. Che significa rispettare la gerarchia dei valori. Alla Messa si va non per mettere in scena una cena, ma per rinnovare il sacrificio eucaristico. Non si va per esibire la creatività umana, ma per rendere gloria a Dio. Non si va per gratificare il protagonismo del sacerdote o dell’assemblea, ma per pregare e adorare. Solo se i valori vengono messi nella giusta gerarchia l’azione liturgica che ne scaturisce risulta corretta. Pagine 110
Troppo spesso si ritiene che il dibattito liturgico sia questione di competenti in ambiente accademico, ma in realtà la liturgia è vita quotidiana dell’intero popolo di Dio e soprattutto dei fedeli semplici che vi si accostano con stupore di fede e umiltà di cuore. Proprio da loro vengono fatte le domande più impensate, non prive di profondità spirituale, che rivelano l’azione misteriosa dello Spirito Santo nelle membra del Corpo mistico di Cristo. A queste domande la nostra rivista Liturgia: culmen et fons ha sempre riservato una attenzione particolare nella rubrica: Domande del lettore. Un grazie cordiale al maestro prof. Aurelio Porfiri, che ha voluto raccogliere una parte di tali interventi per offrirli ad un pubblico più vasto interessato all’approfondimento della liturgia in vista di una più cosciente e fruttuosa partecipazione. La raccolta rispetta il carattere di occasionalità ed immediatezza delle domande/risposte pubblicate nei vari numeri a tema monografico della rivista Liturgia: culmen et fons. Si dovrà quindi tener presente la loro non organicità tematica e la diversa estensione delle risposte a seconda degli argomenti. Si noterà la spontaneità di interventi che vanno da una semplice informazione funzionale per lo svolgimento decoroso di un qualche servizio liturgico, alla richiesta di sorprendenti chiarificazioni di natura teologica e spirituale espresse dai normali fedeli delle nostre comuni parrocchie. Una maggiore comprensione del senso e del contesto delle singole domande/risposte, qui raccolte, si potrebbe avere leggendole nel contesto del tema monografico trattato nel numero specifico della nostra Rivista in cui furono originariamente pubblicate. Auguro che questo strumento susciti sempre più l’interesse per una vera ed autentica conoscenza della liturgia della Chiesa nell’umile popolo di Dio. Pagine 93
Ecco il quarto libro della serie “Il liturgista risponde”, di don Enrico Finotti. Anche qui, nella forma delle domande e risposte vengono affrontati temi liturgici che spesso si pongono nelle nostre parrocchie, come quello delle reliquie dei santi, la veglia pasquale, la partecipazione del popolo e molto altro. Don Finotti osserva in questo testo: “In realtà la tradizione liturgica della Chiesa si sviluppa nel senso della determinazione sempre più precisa e dettagliata delle leggi rituali, passando dalla relativa libertà dei primi secoli alla precisione rubricale del Concilio Tridentino. Questo processo non è da ritenere negativo, quasi che la monumentale costruzione del diritto liturgico avvenuta nell’arco del tempo, sia stata un deragliamento dalla ‘libertà dello spirito’ e dall’autenticità del culto, come si presume essere stato in origine. E’ nella natura intrinseca della liturgia esigere la precisione del diritto ed esplicitare con determinazioni sempre più definite il tenore e il senso dei riti e delle preci. Dal momento che il soggetto della liturgia è il Cristo, indissolubilmente unito alla Chiesa, suo mistico corpo, è necessario conoscere con sicurezza il contenuto del suo pensiero e della sua preghiera e individuare la forma specifica dei suoi atti salvifici. La legge dell’oggettività è in tal senso fondamentale in liturgia, ed è questa che assicura al popolo cristiano di aderire con certezza al culto integrale che Cristo-capo, in indissolubile unione con la Chiesa sua sposa, elevano alla divina Maestà”. Pagine 75
Ecco ora il terzo testo di padre Enrico Finotti nel format delle domande e risposte sulla liturgia. Nell’attesa della tua venuta segue Il mio e il vostro sacrificio e Se tu conoscessi il dono di Dio. Anche qui si trovano tante curiosità per chi vuole conoscere la liturgia in modo profondo e non superficiale. Parlando della stola per esempio afferma: “La stola quindi è l’insegna-base di tutti coloro che sono stati ‘segnati’ dal carattere dell’Ordine sacro: il Vescovo, il Presbitero e il Diacono. Essa è portata traversa dal Diacono e diritta dal Presbitero e dal Vescovo. Ora, mentre gli abiti variano a seconda del tipo di rito o in ragione della diversa solennità, la stola – sempre sopra il camice o la cotta (e mai sull’abito civile) – è assunta sempre, in ogni genere di celebrazione liturgica. Eliminare l’insegna propria del ministro ordinato è quindi impoverire certamente i ‘santi segni’ e una novità assoluta rispetto alla tradizione secolare della Chiesa, orientale e occidentale”. Padre Finotti ritiene sempre importante ribadire: “Infine, è necessario acquisire il senso della Liturgia come azione di Cristo e della Chiesa e non come un atto privato. Per questo nessuno, anche se sacerdote, può mutare, aggiungere o togliere elementi propri della liturgia stabilita dalla Chiesa ed edita nell’editio typica’”. Questo concetto diviene oramai sempre più astruso per tutti coloro che usano della liturgia come possedimento privato.
E che dire, quando parla dei giovani? “La ‘pastorale giovanile’ non può ammettere il capriccio e non può rimandare ad una presunta futura maturazione che non verrà mai. Se non si inizia subito ad introdurre i bambini e i giovani nella esperienza delle leggi rituali e liturgiche, atte ad educare alla spiritualità, alla proprietà, alla vera devozione, domani avremo un popolo di Dio estraneo alle leggi fondamentali della vita interiore e del culto liturgico”. Insomma, una visione se vogliamo controcorrente per cercare di raddrizzare la rotta di una barca che sembra andare alla deriva.
Poi si parla della necessità (o no) della quindicesima stazione della Via Crucis, dei bambini nella Veglia Pasquale, l’uso dei paramenti preziosi (“Lode ai nostri sacristi per la cura di paramenti tanto belli, che impreziosiscono le nostre sagrestie! Purtroppo molti pezzi di grande valore artistico e spirituale sono stati lasciati deperire, altri smontati per fare casule moderne, comunque abbandonati e non più usati. Il Concilio, come si vorrebbe far passare, non ha nel modo più assoluto comandato o consigliato l’abbandono dei paramenti storici, anzi ne ha sollecitato il restauro e la conservazione…”) e molto altro.
Avete avuto problemi con le interminabili preghiere dei fedeli? Oppure qualche sacerdote non ha simpatia per il Credo? A proposito di quest’ultimo: “È per tutti chiaro che nessuno può riscrivere i testi della Sacra Scrittura, che hanno Dio stesso come autore. Ma è altrettanto evidente che neppure i testi liturgici possono essere modificati o sostituiti, in quanto esprimono la fede della Chiesa e non le opinioni private”.
Insomma, un testo che va degnamente a quasi completare gli altri due precedenti (anche se altri ne seguiranno) per poter apprezzare la liturgia per quello che è non per quello che alcuni vorrebbero che fosse. Pagine 51
Parlare oggi del Concilio Ecumenico Vaticano II significa inserirsi in un dibattito acceso. Pare che il confronto con esso implichi il prendere posto in un’aula parlamentare: chi sta alla destra, difensore di una tradizione che ne sarebbe uscita vituperata, chi sta alla sinistra, convinto che tale evento abbia aperto una “breccia di Porta Pia” nel monolitico edificio ecclesiale, consentendo di reinventarne dottrina, morale, liturgia e disciplina. Quale parte scegliere? Su quali basi? Nessuna delle due: sembrerebbe una condanna a un definitivo silenzio. Tuttavia il cattolico ha una luce, un criterio di discernimento, che gli consente di pronunziarsi in materia con equilibrio e serenità: il Magistero del Papa e dei vescovi in comunione con Lui. L’Autore del libro intende contemplare il XXI Concilio Ecumenico della Chiesa Cattolica nella sua continuità con l’insegnamento di sempre, assumendo come criterio ermeneutico guida il Magistero autentico della Chiesa, che da allora sino ad oggi non ha mai smesso di far sentire con chiarezza la propria voce. «Non sarebbe perciò nel vero chi pensasse che il Concilio rappresenti un distacco, una rottura, ovvero, come qualcuno pensa, una liberazione dall’insegnamento tradizionale della Chiesa, oppure autorizzi e promuova un facile conformismo alla mentalità del nostro tempo, in ciò ch’essa ha di effimero e di negativo piuttosto che di sicuro e di scientifico, ovvero conceda a chiunque di dare il valore e l’espressione che crede alle verità della fede. Il Concilio apre molti orizzonti nuovi agli studi biblici, teologici e umanistici, invita a ricercare e ad approfondire le scienze religiose ma non priva il pensiero cristiano del suo rigore speculativo, e non consente che nella scuola filosofica, teologica e scritturale della Chiesa entri l’arbitrio, l’incertezza, la servilità, la desolazione, che caratterizzano tante forme del pensiero religioso moderno, quand’è privo dell’assistenza del magistero ecclesiastico» (Paolo VI). Pagine 496
Nell’odierno ambito ecclesiale non è inconsueto doversi confrontare con mentalità e orientamenti contrastanti in merito al modo di concepire e attuare la liturgia. C’è chi sostiene che la liturgia codificata dalla Chiesa dovrebbe essere considerata alla stregua di un semplice canovaccio da adattare alle esigenze del momento e chi la ritiene immodificabile. Altri ancora pensano che la riforma realizzata dopo il Vaticano II sia per se stessa illegittima e fallimentare. Questa situazione di precarietà sembra favorire un atteggiamento di sfiducia nei confronti del Magistero e compromettere la formazione liturgica.
L’Autore della presente riflessione intende dimostrare come la preghiera della Chiesa non possa essere oggetto di manipolazioni arbitrarie e come la vigente forma liturgica sia coerente con lo sviluppo storico della liturgia romana.
«Guardando alla storia bimillenaria della Chiesa di Dio, guidata dalla sapiente azione dello Spirito santo, ammiriamo, pieni di gratitudine, lo sviluppo, ordinato nel tempo, delle forme rituali in cui facciamo memoria dell’evento della nostra salvezza. Dalle molteplici forme dei primi secoli, che ancora splendono nei riti delle antiche Chiese di Oriente, fino alla diffusione del rito romano; dalle chiare indicazioni del Concilio di Trento e del Messale di san Pio V fino al rinnovamento liturgico voluto dal Concilio Vaticano II: in ogni tappa della storia della Chiesa la Celebrazione eucaristica, quale fonte e culmine della sua vita e missione, risplende nel rito liturgico in tutta la sua multiforme ricchezza » (Benedetto XVI). Pagine 352
La vita liturgica della Chiesa è oggi spesso emarginata col pretesto di dedicarsi a problemi più gravi e urgenti. La liturgia, quindi, finisce inesorabilmente per essere esclusa dalle attività e dai programmi pastorali e, se per forza di cose viene evocata, lo si fa con dilettantismo e superficialità. Non poco diffusa, inoltre, è la mentalità di chi ancora pretenderebbe di relegare la liturgia nell’ambito della pura formalità. Tuttavia, oggi, grazie al sapiente magistero di Benedetto XVI, possiamo percepire più consapevolmente le conseguenze e i rischi di questa emarginazione. Già da cardinale, Joseph Ratzinger non esitava a denunciare che “la crisi ecclesiale in cui ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia” e che la sfida oggi è tra la liturgia e “l’autoinvenzione”. L’Autore di questo libro vuole condurci gradualmente a considerare il significato del primato della liturgia a partire dalla Sacra Scrittura, poiché è proprio nel contesto della storia della salvezza che la liturgia viene istituita e codificata. Si noterà che la liturgia è lo scopo fondamentale della creazione e che il suo crollo, con la disobbedienza originale, ha provocato una crescente incrinatura nella gestione del creato e nell’organico sviluppo della storia umana. Sarà inoltre evidente che il ritorno alla liturgia segnerà i primi atti di ogni snodo storico sulla lunga strada che porta alla redenzione del genere umano, verso la Liturgia perenne del Cielo, già profetizzata nell’Apocalisse. Pagine 112