L’AMBONE – 3. Il luogo dell’annunzio di Cristo, morto e risorto – 4. Sguardo sereno a un passato glorioso

Guido da Como, Pulpito, metà del XIII secolo, Pistoia, Chiesa di San Bartolomeo in Pantano

 

DON ENRICO FINOTTI

  1. Il luogo santo dell’annunzio di Cristo, morto e risorto

Sia l’ambone, come, con caratteristiche diverse, il pulpito, attestano nei secoli l’importanza dell’annunzio della parola di Dio, che non è mai venuto meno nella Chiesa. Posti in una posizione adatta alla migliore acustica, non si riducono a un semplice luogo funzionale, ma sono sempre stati pensati e realizzati come luoghi celebrativi per esprimere visivamente, mediante il genio dell’arte, l’evento misterico di ‘Dio che parla al suo popolo’. Il candelabro pasquale, che si erge grandioso e solenne presso l’ambone nel primo millennio, come arredo suo specifico, afferma il cuore della predicazione cristiana: Cristo è risorto! e interpreta quel primo annunzio, che l’Angelo diede alle donne all’ingresso del sepolcro vuoto il mattino di Pasqua.

L’intronizzazione su di esso del Cero pasquale – nuovo e prezioso –  nella veglia pasquale proclama che il Vangelo della risurrezione, cantato nella notte santa, è veramente l’esordio della proclamazione evangelica, che si estenderà in tutto il ciclo festale della Chiesa. Quando nel secondo millennio cristiano prevalse la considerazione mistica sull’umanità sofferente del Signore, l’attenzione si concentrò sul Crocifisso, che prese il posto dell’antico e glorioso candelabro. In tal modo risuonano con forza le chiare parole di san Paolo: Noi predichiamo Cristo crocifisso, potenza e sapienza di Dio (1 Cor 1, 23). I due millenni si esprimono così con sottolineature differenti, ma complementari, proclamando gli aspetti fondamentali dell’unico mistero pasquale, secondo le parole dell’Apostolo: Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture (1 Cor 15, 1-2a. 4-4).  In una attenta considerazione si potrà osservare come gli elementi assunti nella storia secolare dall’ambone-pulpito siano altamente consoni e mirabilmente complementari nell’espressione visiva e artistica dell’intero evento salvifico, che la Chiesa annunzia: il Cristo morto (crocifisso) e risorto (candelabro), che, con l’effusione perenne dello Spirito Santo (ciborio con la colomba), attualizza il mistero della salvezza nell’oggi della Chiesa.

Bariano, pulpito in legno
  1. Sguardo sereno a un passato glorioso

Il pulpito, anche se non più in uso, deve essere comunque conservato e rispettato, soprattutto se artistico e monumentale, quale testimonianza eloquente di fronte al popolo di Dio di come l’annunzio della Parola, seppure con modalità diverse, abbia sempre avuto grande considerazione nella Chiesa. Molti pulpiti ricchi di arte e di storia, possono diventare meta di una ricca catechesi sulla Parola di Dio, rivolta soprattutto ai bambini dell’Iniziazione cristiana, ma anche ai fedeli, che in tal modo ameranno ancor più le loro chiese e le sapranno valorizzare per una crescita spirituale e anche culturale. Una accurata presentazione artistica, rivolta ai molti visitatori e turisti, potrebbe certamente diventare un’ottima occasione di  evangelizzazione. A tal proposito, sarebbe bene preparare dei fedeli, che, con una adeguata formazione artistica, unita ad una cosciente vita di fede, si impegnassero in un autentico apostolato nel contesto della nuova evangelizzazione.

Occorre perciò saper valorizzare i pulpiti, ancora esistenti nelle nostre chiese, evidenziando il linguaggio dell’arte con cui i nostri padri hanno venerato la parola di Dio, e proponendo un intelligente uso di essi almeno in circostanze di particolare solennità. Il canto dell’Exultet nella veglia pasquale, ad esempio, e il vangelo della risurrezione, potrebbero essere proclamati dal pulpito storico – monumentale (cf. Messale Romano, rubriche della Veglia pasquale n. 18). E’ vero che molti pulpiti, per quanto siano eminenti nell’arte e famosi nella storia, non sono adatti all’uso liturgico, sia per l’eccessivo decentramento nella navata e la distanza dall’altare, sia per l’accesso esiguo adatto per il solo predicatore. Tuttavia ve ne sono di quelli, che per la loro posizione frontale, la relativa vicinanza al presbiterio e la comodità dell’accesso potrebbero, con opportuni adattamenti, essere assunti, anche stabilmente, a servizio della liturgia solenne.

 

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