IL TABERNACOLO – LA NORMATIVA VIGENTE parte terza

 

DON ENRICO FINOTTI

Dopo il Concilio Vaticano II la disposizione liturgica del tabernacolo è condizionata da due scelte specifiche: la celebrazione della Messa verso il popolo e la ragione del segno. Sulla base di queste due condizioni si comprendono le normative vigenti che definiscono il posto per la custodia della santissima Eucaristia.

a. E’ evidente che il tabernacolo sulla mensa dell’altare, soprattutto se monumentale, non consente di celebrare rivolti al popolo. La diffusione universale di questo modo di celebrare ha portato prevalentemente alla separazione dei due luoghi liturgici. In alcuni casi il tabernacolo di piccole dimensioni continua ad essere mantenuto sull’altare, soprattutto in cappelle esigue.

b. L’altro motivo è così espresso: In ragione del segno, è più conveniente che il tabernacolo in cui si conserva la SS. ma Eucaristia non sia collocato sull’altare su cui si celebra la Messa (OGMR 315). La ragione del segno viene ulteriormente spiegata nelle premesse al Rito della Comunione fuori della Messa e Culto eucaristico (RCCR6) dove, riferendosi alla Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium n.7, si afferma: “Nella celebrazione della Messa sono gradualmente messi in evidenza i modi principali della presenza di Cristo nella Chiesa. E’ presente in primo luogo nell’assemblea stessa dei fedeli riuniti in suo nome; è presente nella sua parola, allorché si legge in chiesa la Scrittura e se fa il commento; è presente nella persona del ministro; è presente infine e soprattutto sotto le specie eucaristiche: una presenza, questa, assolutamente unica, perché nel sacramento dell’Eucaristia vi è il Cristo tutto e intero, Dio e uomo, sostanzialmente e ininterrottamente. Proprio per questo la presenza di Cristo sotto le specie consacrate viene chiamata reale, non per esclusione, come se le altre non fossero tali, ma per antonomasia. Ne consegue che, per ragion del segno, è più consono alla natura della sacra celebrazione che sull’altare sul quale viene celebrata la Messa non ci sia fin dall’inizio, con le specie consacrate conservate in un tabernacolo la presenza eucaristica di Cristo: essa infatti è il frutto della consacrazione, e come tale deve apparire.

Tale intento è certo importante in quanto vuole mettere in luce le varie forme della presenza del Signore nelle azioni liturgiche e dare a ciascuna la possibilità di essere percepita e valorizzata. Tuttavia, non deve essere assolutizzato. Infatti, la tradizione liturgica attesta anche un incontro col SS. Sacramento immediatamente prima della celebrazione eucaristica stessa, soprattutto quella stazionale del Papa o del Vescovo. L’Ordo Romanus I ci informa che nella processione introitale il Papa sosta per venerare i Sancta che gli sono portati dagli accoliti, che a loro volta recano i doni presantificati presso l’altare, affinché il Pontefice nel rito dell’immixtio li infonda nel calice (RIGHETTI, Storia liturgica, Ancora edizione anastatica, 1998, vol. III, p. 164 ). Ancor oggi nell’ingresso corale del Vescovo, prima della Messa stazionale o nella visita pastorale, è prevista una breve adorazione davanti al SS. Sacramento (CE79 e 1180). Anche in alcune Liturgie Orientali l’Eucaristia è custodita sulla mensa dell’altare insieme con l’Evangeliario e la Croce. Per questo, se da un lato deve essere osservata con precisione la normativa attuale della Chiesa, non si deve disdegnare di celebrare su un altare sul quale vi è già il SS. Sacramento, né, a determinate condizioni, escludere che il tabernacolo possa essere posto permanentemente sull’altare della celebrazione. Occorre inoltre osservare che soltanto nel caso in cui il SS. Sacramento è effettivamente fuori dal presbiterio nella sua cappella propria si realizza visivamente la ragione del segno. Infatti, anche se assente dalla mensa dell’altare, nella gran parte dei casi il tabernacolo si trova comunque nell’orizzonte ottico dei fedeli che guardano all’altare mentre seguono la celebrazione eucaristica.

c. L’ Institutio generalis del Messale Romano del 1970 recita: Si raccomanda vivamente che il tabernacolo in cui si conserva la santissima Eucaristia sia collocato in una cappella adatta alla preghiera e alla adorazione privata dei fedeli. Se però, data la struttura particolare della chiesa e in forza di legittime consuetudini locali, tale sistemazione non fosse possibile, il Santissimo venga collocato su qualche altare o anche fuori dell’altare in posto d’onore e debitamente ornato (IGMR 276).

La Chiesa, oggi, sceglie come posto ideale per il tabernacolo la cappella, distinta dalla chiesa, degna e adatta alla preghiera personale dei fedeli. Il costume tradizionale e costante, che costituisce la regola nella liturgia pontificale – Si raccomanda che il tabernacolo, secondo un’antichissima tradizione conservata nelle chiese cattedrali, sia collocata in una cappella separata dall’aula centrale…(CE49) – viene proposto a tutte le chiese. Nelle chiese di nuova costruzione sarà facile realizzare con le qualità necessarie la cappella del SS. Sacramento. Invece nella maggioranza delle chiese storiche tale cappella non esiste e perciò si prevedeva che il Sacramento fosse conservato su un altare laterale o in un altro posto d’onore. Questa disposizione, tuttavia, ha provocato qualche difficoltà in quanto il SS. Sacramento è stato posto in linea con le devozioni e così fu privato della sua centralità e della sua unicità. In molte chiese il grande tabernacolo dell’altar maggiore rimane ancora vuoto e il SS. Sacramento giace in un tabernacolo laterale e dimesso. Ciò ha contribuito al collasso della pietà eucaristica nei fedeli e ha ridotto la portata dogmatica dell’Eucaristia e la sua assoluta preminenza nella chiesa.

Fu certamente opportuno allora l’emendamento introdotto nell’ Ordinamento Generale della terza edizione del Messale Romano (2000) che recita: …Conviene quindi che il tabernacolo sia collocato, a giudizio del vescovo diocesano: a. o in presbiterio, non però sull’altare della celebrazione, nella forma e nel luogo più adatti, non escluso il vecchio altare che non si usa più per la celebrazione; b. o anche in qualche cappella adatta all’adorazione e alla preghiera privata dei fedeli, che però sia unita strutturalmente con la chiesa e ben visibile ai fedeli (OGMR315).

Nel medesimo Ordinamento assegnare alla normativa sul tabernacolo il penultimo posto (OGMR314-317), immediatamente prima delle norme relative alle immagini sacre (OGMR318), potrebbe insinuare una certa marginalità, prossima alle devozioni. Di esso si dovrebbe trattare subito dopo l’altare e prima degli altri luoghi liturgici, come già è contemplato nel vigente Cerimoniale dei Vescovi (CE49).

Alla luce di queste indicazioni possiamo raccogliere alcuni elementi di sintesi.

Nelle chiese nuove sarà possibile progettare la cappella del SS. Sacramento fin dall’inizio curando i criteri liturgici stabiliti:

–  Essa dovrà essere distinta e non separata dall’aula della chiesa, essendo uno dei luoghi liturgici specifici e più importanti della chiesa stessa. Non si dovrà, perciò, far valere al suo posto la cappella feriale o un oratorio esterno alla chiesa anche se comunicante con essa.

–  Dovrà essere unica ed eminente. Non sarà una della serie delle eventuali altre cappelle devozionali e dovrà distinguersi tra tutte per l’architettura ed emergere per l’arte.

– Sarà ben visibile, facilmente accessibile e adatta all’adorazione e alla preghiera personale, in modo che i fedeli possano con facilità e con frutto venerare, anche con culto privato, il Signore presente nel Sacramento (RCCE9).

Nelle piccole chiese ,dove non si potrà costruire una apposita cappella, l’Eucaristia dovrebbe essere conservata nel presbiterio e in luogo centrale, per evitare che i simboli prevalgano sulla Realtà e i cuori dei fedeli siano intiepiditi nel sentire la Presenza adorabile del Signore.

Nelle chiese storiche nelle quali già vi è la cappella del SS. Sacramento il problema non esiste. Nella maggioranza di esse, però, tale cappella non c’è e il Sacramento è da sempre conservato nel tabernacolo dell’altar maggiore. In questo caso esso rimane il luogo più degno e opportuno per custodire l’Eucaristia. E’ necessario inoltre osservare che adattare alla custodia del Sacramento una cappella, per quanto suntuosa, ma eretta per il culto della SS. Vergine o di un Santo potrebbe interferire nella percezione piena della Presenza eucaristica, perché i fedeli vi accorrono per venerare l’immagine o il corpo santo. In ogni caso si dovrà evitare un altare laterale o un altro luogo qualunque privo di un proprio spazio e di una spiccata dignità. A tal proposito è indispensabile acquisire un concetto più equilibrato di adattamento, che abbia rispetto di soluzioni diverse intervenute nel corso dei secoli ed eviti di piegare ad ogni costo alla visione attuale la configurazione architettonica artistica e liturgica delle chiese storiche. In tale prospettiva il tabernacolo dovrebbe essere mantenuto lì dove fu originariamente progettato: l’edicola eucaristica in certe rare chiese antiche; il tabernacolo monumentale sull’altar maggiore delle chiese barocche; la cappella del SS. Sacramento nelle chiese che ne possono disporre; ecc. Solo così la tradizione della Chiesa si esibisce in tutta la sua varietà e ricchezza e il mistero eucaristico è descritto nell’ampio ventaglio delle sue realizzazioni storiche, che rivelano soluzioni variabili, riverbero di  visioni teologiche successive e complementari, ma sempre valide e legittime.

Queste indicazioni di principio contengono esigenze di coerenza con la dottrina della fede, che devono essere conosciute e valutate prima di procedere alla realizzazione pratica del luogo per la custodia della santissima Eucaristia. E’ necessario che una corretta teologia eucaristica stia alla base della costruzione o dell’adattamento del tabernacolo per assicurare ai fedeli una catechesi, una celebrazione e una spiritualità complete sotto ogni aspetto del Mistero. Questa molteplice educazione deve sgorgare dalla posizione e dalla forma dello stesso tabernacolo, che deve poter significare e comunicare con l’immediatezza e l’eloquenza dell’arte quella realtà invisibile e soprannaturale che custodisce.

Si potrà dire che queste norme sono ancora legate all’architettura classica, ma che non possono valere per quella moderna, così diversificata e nuova nella composizione delle varie parti di una chiesa. Tuttavia, questi principi valgono comunque. Infatti, il tabernacolo in una chiesa cattolica dovrà essere sempre quel luogo santo ed eminente che custodisce tutto il bene spirituale della Chiesa, Cristo stesso, nostra Pasqua e Pane vivo che dà vita agli uomini (PO5; RCCE1). 

Il papa Benedetto XVI nella sua Esortazione Apostolica postsinodale Sacramentum caritatis espone con chiarezza l’interpretazione più attuale della normativa relativa al tabernacolo:

“In relazione all’importanza della custodia eucaristica e dell’adorazione e riverenza nei confronti del sacramento del Sacrificio di Cristo, il Sinodo dei Vescovi si è interrogato riguardo all’adeguata collocazione del tabernacolo all’interno delle nostre chiese. La sua corretta posizione, infatti, aiuta a riconoscere la presenza reale di Cristo nel Santissimo Sacramento. E’ necessario pertanto che il luogo in cui vengono conservate le specie eucaristiche sia facilmente individuabile, grazie anche alla lampada perenne, da chiunque entri in chiesa. A tal fine, occorre tenere conto della disposizione architettonica dell’edificio sacro: nelle chiese in cui non esiste la cappella del Santissimo Sacramento e permane l’altar maggiore con il tabernacolo, è opportuno continuare ad avvalersi di tale struttura per la conservazione ed adorazione dell’Eucaristia, evitando di collocarvi innanzi la sede del celebrante. Nelle nuove chiese è bene predisporre la cappella del Santissimo in prossimità del presbiterio; ove ciò non sia possibile, è preferibile situare il tabernacolo nel presbiterio, in luogo sufficientemente elevato, al centro della zona absidale, oppure in altro punto ove sia ugualmente ben visibile. Tali accorgimenti concorrono a conferire dignità al tabernacolo, che deve sempre essere curato anche sotto il profilo artistico. Ovviamente è necessario tener conto di quanto afferma in proposito l’Ordinamento Generale del Messale Romano. Il giudizio ultimo su questa materia spetta comunque al Vescovo diocesano” (in Supplemento a L’Osservatore Romano, n. 60, mercoledì 14 marzo 2007, n. 69).

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