L’AMBIENTE LITURGICO NEL TEMPO DI QUARESIMA: L’EVANGELIARIO (II)

Evangeliario della Chiesa Tridentina

DON ENRICO FINOTTI

C.   L’Evangeliario e il suo trono

La Quaresima è tempo speciale per ascoltare Cristo Maestro, di cui il segno liturgico dell’Evangeliario è nobile richiamo. Infatti, soprattutto nelle celebrazioni stazionali della Quaresima, esso presiede l’assemblea aperto sul trono. L’Evangeliario della Chiesa Tridentina, promulgato in occasione del Grande Giubileo del 2000 è entrato nelle nostre assemblee liturgiche “ornato di un manto regale” (cf. Evangeliario della Chiesa Tridentina, Premesse, II parte, n.8) , “segno della riscoperta del valore della Parola di Dio, della necessità dell’annunzio del Vangelo per la nascita della fede, della reale presenza del Risorto quando viene proclamata la sua Parola (SC 7)”. 

L’AMBIENTE LITURGICO NEL TEMPO DI QUARESIMA (I)

Chiesa Arcipretale di San Marco – Rovereto (TN)

A CURA DELLA REDAZIONE

A.    Aspetto penitenziale della chiesa

“In Quaresima non sono ammessi i fiori sull’altare e il suono degli strumenti è permesso soltanto per sostenere i canti, nel rispetto dell’indole penitenziale di questo tempo” (Congregazione Culto Divino, Paschalis Sollemnitatis  n.17)

*       Il colore violaceo

Il colore liturgico proprio della quaresima è il violaceo.

Conviene che di questo colore siano non solo gli abiti sacri (stola, casula, piviale, tunicella, velo omerale), ma anche il conopeo del tabernacolo e dell’ambone, e altre eventuali stoffe che adornano il presbiterio e la chiesa.

VALIDITÀ E LICEITÀ DELLA SANTA MESSA

A CURA DELLA REDAZIONE

“Parlando con un piccolo gruppo di amici, alcuni dei quali frequentano la messa Vetus ordo, ho sentito alcune argomentazioni in merito che mi hanno lasciato molto perplessa e poco convinta della bontà delle loro tesi.  In pratica per loro la Messa lecita sarebbe solo quella Vetus Ordo, ossia il rito antico, perché le messe in nuovo rito venute dopo il concilio Vaticano II sarebbero valide ma illecite. Infatti alcuni di loro, quando partecipano alla messa in italiano, rispondono con le vecchie formule ad alcune parti del comune che hanno una traduzione effettivamente un po’ ambigua (si sa che al concilio cercavano una messa ecumenica) e lo fanno volutamente a voce alta in modo da farsi sentire dai vicini. E qualche volta, quando li avevo vicino, ciò mi disturbava”. Non posso pensare che tutte le sante Messe celebrate in nuovo rito siano illecite (ho fatto loro l’esempio di pii sacerdoti che celebrano rispettando l’Ordinamento Generale del Messale Romano con fede e devozione). Secondo loro, per la salvezza della mia anima, dovrei partecipare alla messa Vetus Ordo… (Lettrice di Torino)

IL VALORE DELL’ELEVAZIONE EUCARISTICA

DON ENRICO FINOTTI

Il rito dell’elevazione eucaristica è certamente il più evidente fra i riti della Consacrazione e quello che imprime al complesso rituale il maggior impatto in ordine alla centralità e alla solennità della Consacrazione stessa. Senza l’elevazione, la Consacrazione perderebbe evidenza e rischierebbe di scomparire nel flusso del racconto, senza alcuna pausa contemplativa e indugio adorante. Ma è appunto l’elevazione quella che oggi tende ad essere ridotta, dimezzata, affrettata o anche di fatto eliminata. Il rito della duplice elevazione seguita dalla duplice genuflessione oggi sembra far problema. 

IL BEATO ANTONIO ROSMINI E LA LITURGIA

beato Antonio Rosmini Serbati

DON ENRICO FINOTTI

da www.accademiarosmini.it

Rosmini nell’opera “Delle cinque piaghe della Santa Chiesa” scrive:

“Furono dunque i Sacramenti… quei riti misteriosi, quelle opere potenti, onde gli Apostoli riformarono il mondo intero… che creavano un’anima nuova dentro l’antica, una nuova vita, de’ nuovi cieli ed una nuova terra. In somma, ciò che gli Apostoli aggiunsero alla loro predicazione, fu il culto cattolico, che nel Sacrificio, ne’ Sacramenti e nelle preghiere annesse principalmente consiste. Le dottrine che colla predicazione si diffondevano, erano altrettante teorie; ma la forza pratica, la forza di operare, nasceva dal culto, onde l’uomo attinger doveva la grazia dell’Onnipossente”[1].

IL PRIMATO DEL SACRAMENTO (III)

Cristo pantocratore – icona bizantina

Il fondamento sacramentale della Chiesa particolare

Infine, un’importantissima conseguenza si ha nello statuto ontologico della Chiesa particolare o locale.

In una prospettiva giuridica essa poteva apparire come un distretto determinato dal diritto pontificio e una emanazione di tale autorità giuridica.

In questa veste appariva solo la dimensione universale della Chiesa, ma poteva scomparire la percezione del reale valore dell’unica Chiesa che si realizzava veramente nella sua dimensione particolare e locale (diocesi).

L’ORDINE SACRO: IL PRIMATO DEL SACRAMENTO SUL DIRITTO

DON ENRICO FINOTTI

Il primato del sacramento sul diritto nell’Episcopato

Il primato e la centralità della liturgia è determinante in un modo del tutto straordinario nell’impostazione della dottrina sull’Ordine sacro contenuta nel cap. III della Lumen gentium.

«Il sacerdozio è non semplicemente ‘ufficio’, ma sacramento: Dio si serve di un povero uomo al fine di essere, attraverso lui, presente per gli uomini e di agire in loro favore. Questa audacia di Dio, che ad esseri umani affida se stesso; che, pur conoscendo le nostre debolezze, ritiene degli uomini capaci di agire e di essere presenti in vece sua – questa audacia di Dio è la cosa veramente grande che si nasconde nella parola ‘sacerdozio’» (Benedetto XVI, Omelia nella solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, in OR, 12 giugno 2010, p. 4).

Si trattava di stabilire con maggior chiarezza la dottrina sulla sacramentalità dell’episcopato.

IL PRIMATO DEL SACRAMENTO SUL DIRITTO – prima parte

DON ENRICO FINOTTI

1. L’ecclesiologia sacramentale e l’ecclesiologia giuridica 

Possiamo affermare in senso generale che l’ecclesiologia del Vaticano II si configura come ecclesiologia sacramentale rispetto all’ecclesiologia precedente, prevalentemente giuridica.

In altri termini, nel Vaticano II vi è il primato del sacramento sul diritto; dell’azione precedente, sovrana e fondante di Dio rispetto alla sua determinazione giuridica; della struttura ontologica soprannaturale che scende come dono dall’alto, rispetto al pur necessario vincolo giurisdizionale.

In breve il primato della grazia divina sulla legge umana.