LA ‘PRAEPARATIO AD MISSAM’ – IL DIGIUNO EUCARISTICO

DON ENRICO FINOTTI

 

La tradizione liturgica, attestata fino ad oggi nella legge della Chiesa, prevede che ogni fedele acceda alla Comunione sacramentale dopo aver premesso un’ora di digiuno (il digiuno eucaristico). Tale digiuno costituisce uno degli elementi principali della preparazione alla Messa.

Alcune considerazioni:

1.  La considerazione del digiuno nella nostra cultura

Si pensi al valore delle molteplici forme di digiuno: il digiuno sanitario nell’odierno sistema consumistico; il digiuno per raggiungere determinate prestazioni nell’arte (es. canto) o nello sport; il digiuno estetico per avere un’ottima forma corporea; il digiuno sociale per motivi di solidarietà o protesta; ecc.

LA SPADA E LA PAROLA

Ecco il quarto libro della serie “Il liturgista risponde”, di don Enrico Finotti. Anche qui, nella forma delle domande e risposte vengono affrontati temi liturgici che spesso si pongono nelle nostre parrocchie, come quello delle reliquie dei santi, la veglia pasquale, la partecipazione del popolo e molto altro. Don Finotti osserva in questo testo: “In realtà la tradizione liturgica della Chiesa si sviluppa nel senso della determinazione sempre più precisa e dettagliata delle leggi rituali, passando dalla relativa libertà dei primi secoli alla precisione rubricale del Concilio Tridentino. Questo processo non è da ritenere negativo, quasi che la monumentale costruzione del diritto liturgico avvenuta nell’arco del tempo, sia stata un deragliamento dalla `libertà dello spirito’ e dall’autenticità del culto, come si presume essere stato in origine. E’ nella natura intrinseca della liturgia esigere la precisione del diritto ed esplicitare con determinazioni sempre più definite il tenore e il senso dei riti e delle preci. Dal momento che il soggetto della liturgia é il Cristo, indissolubilmente unito alla Chiesa, suo mistico corpo, è necessario conoscere con sicurezza il contenuto del suo pensiero e della sua preghiera e individuare la forma specifica dei suoi atti salvifici. La legge dell’oggettività è in tal senso fondamentale in liturgia, ed è questa che assicura al popolo cristiano di aderire con certezza al culto integrale che Cristo-capo, in indissolubile unione con la Chiesa sua sposa, elevano alla divina Maestà”. Da leggere in tutte le sacrestie…

ANCHE L’ABITO LITURGICO FA IL MONACO. OVVERO: PERCHÉ LA CASA DI DIO NON VA SPOGLIATA

https://www.aldomariavalli.it/2018/08/21/anche-labito-liturgico-fa-il-monaco-ovvero-perche-la-casa-di-dio-non-va-spogliata/

ALDO MARIA VALLI

“È necessario acquisire il senso della Liturgia come azione di Cristo e della Chiesa e non come un atto privato. Per questo nessuno, anche se sacerdote, può mutare, aggiungere o togliere elementi propri della liturgia stabilita dalla Chiesa ed edita nell’editio typica“.
Don Enrico Finotti, del quale ci siamo già occupati per i suoi precedenti libri Il mio e il vostro sacrificio e Se tu conoscessi il dono di Dio, scende nuovamente in campo a difesa della liturgia (anzi della Liturgia, con la L maiuscola, come scrive lui) e lo fa con Nell’attesa della tua venuta. Il liturgista risponde, edito anche questa volta da Chorabooks, la casa editrice animata dal maestro Aurelio Porfiri. 

L’ADORAZIONE EUCARISTICA NEL SECONDO MILLENNIO – terza parte

 

DON ENRICO FINOTTI

 

Con i primi secoli del secondo millennio, soprattutto a causa delle eresie eucaristiche (Berengario e gli Albigesi) la Chiesa reagisce e il popolo cristiano, fedele all’antica tradizione e mosso dal sensus fidei, corre ai ripari. Quell’adorazione eucaristica negata dagli    eretici viene promossa con forme sempre più sviluppate dal popolo cristiano. Anche il cielo interviene con speciali rivelazioni mistiche come quelle concesse alla beata Giuliana di Liegi, che insieme al Papa Urbano IV porteranno alla solennità del Corpus Domini. Il  processo è accelerato anche dai miracoli eucaristici, in particolare quello di Bolsena.  Quindi le eresie da una parte e il sensus fidei del popolo, i mistici, le rivelazioni private, i miracoli eucaristici e   l’intervento del magistero hanno portato a grande splendore il culto eucaristico del secondo millennio, fino al suo apogeo nei decreti del Concilio Tridentino.  Ed ecco i principali sviluppi del secondo millennio:

L’ADORAZIONE EUCARISTICA NEL PRIMO MILLENNIO – seconda parte

DON ENRICO FINOTTI   

Riguardo al culto eucaristico dobbiamo distinguere tra il primo e il secondo millennio: se nel    primo millennio l’adorazione era un atteggiamento sacro, che avvolgeva costantemente il Ss.    Sacramento, durante l’intero corso della Messa e accompagnava la comunione extra  Missam; nel secondo millennio nascono le specifiche forme di culto eucaristico, che oggi   conosciamo.

NELL’ATTESA DELLA TUA VENUTA

http://www.marcotosatti.com/2018/08/17/liturgia-essenziale-la-serieta-e-il-senso-del-sacro-anche-per-i-giovani-un-libro-di-padre-enrico-finotti/

MARCO TOSATTI

Oggi parliamo di un testo molto interessante. È il terzo libro di padre Enrico Finotti nel “format” delle domande e risposte sulla liturgia. Nell’attesa della tua venuta segue Il mio e il vostro sacrificio e Se tu conoscessi il dono di Dio. Anche in questo libro, come nei due precedenti, qui si trovano molte curiosità e dettagli per chi voglia conoscere la liturgia in modo profondo e non superficiale. Parlando della stola per esempio, l’autore afferma: “La stola quindi è l’insegna-base di tutti coloro che sono stati ‘segnati’ dal carattere dell’Ordine sacro: il Vescovo, il Presbitero e il Diacono. Essa è portata traversa dal Diacono e diritta dal Presbitero e dal Vescovo. Ora, mentre gli abiti variano a seconda del tipo di rito o in ragione della diversa solennità, la stola – sempre sopra il camice o la cotta (e mai sull’abito civile) – è assunta sempre, in ogni genere di celebrazione liturgica. Eliminare l’insegna propria del ministro ordinato è quindi impoverire certamente i ‘santi segni’ e una novità assoluta rispetto alla tradizione secolare della Chiesa, orientale e occidentale”.

L’ADORAZIONE EUCARISTICA – prima parte

 

DON ENRICO FINOTTI

  1. Il nesso indissolubile tra adorazione e comunione

Sacramento «per essere mangiato o anche adorato»?

 L’attuale crisi dell’adorazione eucaristica potrebbe avere come slogan di riferimento questo: «Cristo ha istituito il Sacramento per essere mangiato e non per essere adorato». Tale affermazione pretende di essere giustificata sulle stesse parole del Signore che afferma: «Prendete e mangiate, prendete e bevete». Da ciò si crede che oltre alla comunione sacramentale il Ss. sacramento non assolva alcun altro compito e che ogni forma di adorazione eucaristica sia estranea alla volontà istitutiva del Signore.

 Sant’Agostino d’Ippona offre il giusto correttivo a questa errata affermazione, quando afferma: «Nessuno riceve il Sacramento se prima non lo adora».

Perciò comunione e adorazione sono intrinsecamente unite, per cui non è possibile ricevere in modo degno e fruttuoso il santissimo Sacramento se prima non lo si adora convenientemente.

LA VEGLIA DELL’ASSUNTA – quarta parte

 

A CURA DELLA REDAZIONE

Abbiamo celebrato con entusiasmo la Veglia dell’Assunta… Ogni anno la medesima difficoltà: si vorrebbe una breve Messa di vigilia e non si capisce perché questa lunga ‘funzione’…                                                                                            

    Un gruppo di curatori della liturgia

 

«La Chiesa è nata nella notte» sembra dire la pratica liturgica primitiva. Infatti, l’ascolto prolungato della parola di Dio, il canto dei salmi e la celebrazione dei sacramenti si svolgevano nel tempo notturno della veglia domenicale e soprattutto delle grandi vigilie, prima tra tutte quella pasquale. Togliere la «veglia» è privare la Chiesa di una sua nota originale a cui deve i suoi primi passi vitali. Dalla veglia notturna nascono le vicende gloriose della testimonianza pubblica e diurna dei secoli del trionfo della fede. Non a caso quindi la Chiesa continua a considerare la Veglia pasquale come il vertice dell’intero complesso liturgico e la fonte di tutte le sue solennità.

Nonostante tale solida e indiscutibile tradizione oggi si assiste alla crisi della veglia liturgica e, curiosamente, soltanto di questa, perché la nostra epoca è pure l’epoca delle «veglie laiche». Si pensi alle notti del sabato, ai grandi appuntamenti notturni dello spettacolo e della cultura, al ritmo intenso di una vita audacemente spinta nelle ore della notte. Non sono infrequenti le «marce» con fiaccolata per gli scopi più vari. Non «imitano» in qualche modo gli antichi notturni liturgici?