DOMANDE DEI LETTORI
A CURA DELLA REDAZIONE

 

I SETTE SACRAMENTI
2016 NUMERO 3 - ANNO 9 -

 

1. Oggi si sente parlare frequentemente di “inclusività”. Mi pare di capire che la parola sia una variante del termine “accoglienza”, delle diverse idee, posizioni culturali, tradizioni, ecc.. Un po’ come il “cercare ciò che unisce e non ciò che divide”. Anche i sacerdoti parlano di “inclusività”, per esempio a proposito dell’ecumenismo e del dialogo con le altre religioni. Mi chiedo: fino a che punto? E’ possibile mettere insieme idee del tutto opposte?

 

2. Da diversi decenni si mette l’accento sulla “Parola” e in parrocchia il gruppo della Parola è il più prestigioso. Anche nella Messa la liturgia della Parola sembra essere la parte più importante al punto che spesso la liturgia eucaristica scorre via come una questione di orologio. Sembra che i Sacramenti siano secondari e molti li hanno dimenticati anche nella pratica. E’ questa la strada giusta, oppure si deve ritornare a parlare anche dei Sacra-menti?

 

3. In occasione delle feste mi sono recata in chiesa per la confessione. Un giovane sacer-dote, del tutto secolarizzato, pretendeva che i presenti si confessassero sedendo accanto a lui in un comune banco della navata. Non c’è stato modo di ottenere un posto più idoneo e allora ho cambiato chiesa… Ma, dico, la confessione non è un sacramento e dove sta la sua dignità… e il rispetto per i fedeli?

DOGMA E LITURGIA
2016 NUMERO 2 - ANNO 9 -

 

1. In seminario ci è stato insegnato che la liturgia deve essere intesa facilmente dalla gente, ma spesso nei suoi testi vi sono termini tecnici, propri della teologia sistematica. Nelle nuove edizioni del libri liturgici si nota un continuo sforzo per proporre traduzioni sempre più confacenti al parlare comune. Come rispondere a questo bisogno senza indulgere ad un fastidioso e continuo mutamento di linguaggio? (Un parroco)


2. Viviamo in un periodo storico nel quale parlare di dottrina è difficile e tutti insistono sulla sensibilità e sull’efficienza pastorale. Come tener conto dei principi dottrinali in un clima nel quale ciò che importa è unicamente l’attenzione psicologica e sociale alle mutevoli situazioni esistenziali? (Un insegnante di religione)

 

3. La riforma liturgica fu fatta per motivi pastorali: avvicinare il popolo alla liturgia e farla comprendere dalle persone ordinarie che la frequentano. Non è fuori luogo un ritorno alla precisa osservanza delle rubriche e alla pronunzia letterale delle orazioni quando una dinamica più sciolta aiuta a catturare l’attenzione dei fedeli, soprattutto dei ragazzi? (Un sacerdote)

 

4. Per decenni nel post-concilio si andava dicendo che non si doveva più fare il catechismo, ma fare l’esperienza dell’incontro col Signore. L’insegnamento della dottrina in questo modo fu abbandonato e sostituito con la comunicazione delle ‘nostre esperienze’ e della ‘testimonianza’ di persone ‘credibili’. Anche nelle celebrazioni le testimonianze e l’ omelia-raggio avevano grande considera-zione. Che ne dite? (Un catechista)

 

IL DIRITTO LITURGICO
2016 NUMERO 1 - ANNO 9 -

 

1. Sono un sacerdote, della diocesi di […] vi seguo e leggo sempre con grande interesse cercando di attuare nella parrocchia a me affidata le vostre preziose indicazioni. Vorrei aprire il mio animo per dirvi quale è stata la formazione liturgica che abbiamo avuto noi fin dal seminario e poi ai corsi di aggiornamento […] Ci veniva spiegato che i libri liturgici non dovevano essere tassativi, ma dovevano essere usati come una indicazione di massima per orientare la nostra creatività. Insomma non si doveva leggere il libro, ma ricrearlo con le nostre parole a seconda dell’assemblea per la quale si celebrava. Tutti noi avevamo paura di essere ritenuti dei ‘rubricisti’ e ci sentivamo (in buona fede) autorizzati a rifare con libertà riti e testi. Sembra che questo non sia stato il pensiero della Chiesa […] Chiedo a voi…

 

2. In passato i sacerdoti mostravano un rispetto sacro delle norme liturgiche e traspariva in loro il timore di non averle osservate in modo preciso. Questo loro esempio suscitava anche in noi fedeli i medesimi sentimenti e si stava in chiesa in silenzio e con devozione. Oggi non esiste più niente di questo. Va bene tutto e il suo contrario e qualora si dovessero fare delle osservazioni si è pure rimproverati (Un sacrista).

 

3. Sono un seminarista mi piace molto la vostra linea editoriale precisa e moderata, vi pongo la seguente domanda: ma il Concilio non ha semplificato la liturgia e tante altre cose? Perché di nuovo voler complicare con un ritorno ad un ‘rubricismo’ ormai passato?

 

LA LITURGIA DELLE ORE
2015 NUMERO 4 - ANNO 8

 

Le domande, qui raccolte, sono scelte in base al tema di questo numero: La Liturgia delle Ore, e ci danno l’opportunità di completare vari aspetti, già accennati nell’articolo di fondo, in modo da offrire ulteriori approfondimenti in connessione con le richieste dei letto

 

1. Da molti anni in parrocchia si recita ogni giorno prima della Messa, o le Lodi se la Messa è al mattino, o i Vespri se la Messa è al pomeriggio. I partecipanti, però, sono così precari che in ogni momento questa pratica potrebbe venire abbandonata. Qualcuno vorrebbe una preghiera più ‘sentita’, come il rosario, ecc.. Il parroco ha spiegato ripetuta-mente il significato e l’importanza della Liturgia delle Ore, ma la fatica continua. Forse che questo tipo di preghiera è più adatta ai religiosi?

 

2. Nel corso diocesano ci avete parlato con tanta insistenza sulla celebrazione della Liturgia delle Ore. Ma ci riesce alquanto difficile realizzarla in comunità. O meglio, è partecipata in quei giorni nei quali è presente il parroco; quando invece è assente e ci siamo noi laici, spesso ci si deve accontentare di recitarla da soli. Andare avanti? Come?

 

3. Nei miei viaggi nelle capitali europee mi sono imbattuto ancora nell’ufficiatura corale: eccezionale per la bellezza e la sacralità. E in certe cattedrali il rito è fatto così bene che lascia nell’anima una profonda impressione. Merita parteciparvi. Perché un analogo servizio non potrebbe essere proposto anche in altre chiese, soprattutto quelle ricche di storia ed arte? Ciò che io ho provato potrebbe provarlo chiunque con beneficio spirituale.

 

4. Cari amici, si parla molto della riscoperta della Liturgia delle Ore, ma in pratica non esiste più nelle nostre parrocchie, almeno in quella forma solenne e partecipata che io ricordo nei tempi passati. Allora ogni domenica il Vespro era cantato con l’affluenza del popolo e nelle feste grandi il Magnificat, l’inno e anche i salmi erano in polifonia. Di tutto questo mi pare non vi sia più niente. Dove sta il progresso?

 

LA " MISSA UNIVERSALIS "
2015 numero 1 - anno 8

 

1.Nella settimana per l’unità dei cristiani vi è stata una celebrazione orientale con la tipica liturgia. Il nostro parroco ha caldeggiato la presenza dei fedeli per solidarietà con i molti immigrati. La liturgia è molto diversa dalla nostra, ma quella solennità c’era anche da noi. Il parroco da sempre non permette alcun canto in latino, perché, dice, è anticonciliare. So che non è del tutto vero, ma egli reagisce con fastidio alle nostre proposte. Come convincerlo ad un giudizio più equilibrato?

 

2. E’ vero che bisognerebbe riprendere alcuni canti gregoriani, ma i nostri cori in genere sono letteralmente travolti dal far novità: imparare senza posa canti nuovi. Sembra che questa febbre sia sempre alta, ma così non abbiamo più il senso delle nostre tradizioni e ci troviamo in un continuo clima di distrazione e di affaticamento…

 

3. Il nostro professore è del parere che le raccomandazioni del Concilio riguardo al latino siano state un compromesso per ottenere il voto unanime dei Padri conciliari, ma che in realtà oggi ci si debba attendere un graduale ripensamento e superamento di queste affermazioni conciliari… Che cosa ne pensa?

 

4. Mi sono dedicato col massimo entusiasmo nella pastorale determinato a seguire ciò che il Magistero ci insegna. Ma in pratica non è così. Ormai tutti sono abituati a fare diversamente e i comportamenti più diffusi sono la norma dalla quale è difficile dissentire. Nel caso della liturgia le regole non sono seguite, ma dominano quelle abitudini imposte localmente da alcuni o che ormai si sono affermate in gran parte delle nostre comunità. Anche i sacerdoti sono alquanto incerti. Che fare?

LA MISTAGOGIA DAL RITO AL MISTERO
2014 numero 4 - anno 7

 

Si nota una crescente richiesta da parte dei fedeli di conoscere il significato dei ‘santi segni’ per poterli vivere con più frutto nella celebrazione liturgica. Abbiamo ritenuto quindi opportuno il ricorso ad un autore classico della mistagogia, che con brevità e semplicità di linguaggio ha saputo introdurre (mistagogia) i semplici e i colti nel significato spirituale dei simboli liturgici. Presentando alcune pagine del libro di Romano Guardini “I santi segni” 1 intendiamo rispondere ad alcuni tra i tanti interrogativi posti in diverse occasioni e modalità dai nostri buoni cristiani e fedeli lettori.

 

1. Qual é il senso di questa avvertenza di Guardini sui gesti corporali: “procura che l’intimo tuo spirito coincida davvero con (…) [un] atteggiamento esteriore!”.

 

2. Qual é il contenuto simbolico dell’inginocchiarsi?

 

3. Perché sono importanti i gradini in una chiesa?

 

4. C’è un rapporto tra il segno della Croce con l’acqua benedetta ed il Battesimo.

 

5. Cosa a che vedere simbolicamente la fiamma accesa con la vita spirituale del cristiano?

 

6. Cosa dice Guardini sull’”offrire” a proposito dell’altare e della patena?

 

7. Quali sono le direzioni dello spazio celebrativo e l’origine simbolica di ognuna di esse?

 

8. Perché mai il nome di Dio è anche un ‘santo segno’?

 

9. Cambiamento o approfondimento dei ‘santi segni’?

IL RITO, IL MINISTRO E L’ASSEMBLEA
2014 numero 3 - anno 7

 

1. Sento frequentemente parlare di riti, ma non ho mai approfondito il tema. Chiedo: quali sono le componenti di un rito, che si deve intendere per rito sacro?

 

2. Le attuali regole della liturgia rinnovata, a differenza del passato, sono piuttosto libere e ognuno le gestisce con grande scioltezza. Come mai? E’ opportuna questa libertà?

 

3. Ci si meraviglia della creatività dei sacerdoti, ma i maggiori danni sono fatti da altre persone impreparate e poco rispettose della liturgia. Penso ai cori o a certi lettori e commentatori, come anche a certi sacristi tutto fare. Che ne dite?

 

4. Si dà molta importanza all’assemblea, ma la Messa può essere celebrata anche senza assemblea come i sacerdoti recitare l’Ufficio divino da soli. Vorrei capire di più.

IL BEATO ANTONIO ROSMINI E LA LITURGIA
2014 numero 2 - anno 7

 

1. Liturgia e ideologia. … durante l’intero arco della mia formazione in seminario sono stato condizionato, quasi inconsciamente, da alcuni luoghi comuni, ritenuti quasi dei dogmi indiscutibili e che hanno segnato il modo di accostarmi alla liturgia e poi di celebrarla. Cerco di esprimere questa mentalità con dei termini ideologici insistenti e ricorrenti f ra noi: ‘rubricismo’, ‘formalismo’, ‘intimismo’, ‘estetismo’. Questi erano i nemici che si dovevano comunque temere per non scadere in un modo certamente sbagliato, si diceva, di celebrare … Per questo è sempre stato diff icile per noi giovani sacerdoti rispettare i gesti e i testi di un rito o curare la bellezza degli abiti e degli arredi o indugiare troppo nella devozione personale … ci si sentiva minacciati dal giudizio piuttosto critico di superiori e compagni se avessimo percorso questa strada o anche solo contestato il modo ormai secolarizzato e prevalente di celebrare …

 

2. Liturgia e pastorale. … era per noi spontaneo e del tutto acquisito che celebrare la liturgia significasse sostanzialmente saper animare un’assemblea e rendere la celebrazione gradita e piacevole, adattandoci con facilità alle diverse situazioni e attese dei fedeli presenti … essere ‘pastorali’ era il massimo obiettivo per un sacerdote e nessuna regola doveva ostacolare il rapporto spontaneo e gioioso con la gente: così si doveva fare, e questo era il modello di celebrante a noi proposto … si diceva che i riti e i testi erano certo un’indicazione, ma non dovevano essere un impedimento per una celebrazione “ viva” …

 

3. Liturgia autentica? … la nostra formazione non ci abilitava tanto a celebrare bene la liturgia, quanto piuttosto a come animare in modo creativo una messa di gruppo … più che capaci celebranti dei riti ufficiali si volevano animatori provetti nella ‘dinamica di gruppo’ … si insisteva molto sull’autenticità, intesa però secondo il nostro ‘sentire’ soggettivo… così si finiva per disattendere le norme ... bisognava insomma fuggire ogni forma che non rispondesse a requisiti di modernità, creatività e spontaneità… tutto il resto era tollerato e lo si celebrava in modo minimale e senza convinzione…

 

4. Da un Dio buonista a una liturgia spontaneista. …siamo ormai impregnati da una concezione riduttiva del concetto di Dio: un Dio buonista che ha deposto ogni sua maestà e che sollecita una conf idenza quasi banale… a un Dio del tutto feriale ci si accosta col linguaggio feriale e immediato, non più attento al senso dell’adorazione che fu richiamato a Mosè presso il roveto ardente… il passaggio da un Dio buonista a una liturgia spontaneista è così del tutto naturale…

 

LA LITURGIA NELLA VITA DELLA CHIESA
marzo 2014 - anno 7 - n. 1

 

1. Vorremmo sottoporre alla redazione un fenomeno da noi molto diffuso: la veglia della notte di Natale e quella della vigilia di Pentecoste, inizialmente venivano celebrate in modo conforme alle indicazioni liturgiche, ossia la Messa di mezzanotte era preceduta dall’Ufficio di lettura e la Messa vigiliare di Pentecoste era prolungata, a immagine della Veglia pasquale, facendo uso delle letture proposte con abbondanza dal lezionario suggerite per quella celebrazione. Ora questi due importanti riti liturgici sono sostituiti, rispettivamente da una sacra rappresentazione natalizia e da un recital dei cresimandi… Ogni nostro tentativo di revisione cade nel vuoto, perché, si dice, ‘non bisogna tornare indietro’… Cosa possiamo fare? Grazie, due membri della commissione liturgica parrocchiale.

 

2. … La Via crucis ormai non la si riconosce più perché da troppi anni le 14 stazioni sono ridotte a poche e i temi riguardano prevalentemente argomenti come: la mano, il volto, il cammino, la caduta, lo sguardo ecc. Si cambia continuamente nel numero dei quadri e nelle tematiche secondo i gruppi a cui è affidata l’animazione… Non vediamo come poter modificare questo modo di fare e quali argomenti proporre per un ripensamento serio e onesto, che tuttavia riteniamo alquanto difficile per una mentalità da troppo tempo lasciata indisturbata e anche sostenuta da coloro che avrebbero dovuto educarci su una diversa strada… Un gruppo di catechiste

 

3. … La nostra festa patronale fino non molti anni fa prevedeva la Messa ‘grande’ al mattino e la processione pomeridiana. Ora con la scusa del troppo traff ico stradale e della modificata sensibilità dei fedeli non si fa più la processione e la stessa Messa è diventata veloce, piatta, anonima come una celebrazione di una domenica qualunque. Oggi l’attenzione è del tutto concentrata sul socializzare, ecco allora i giochi organizzati, il pranzo sociale e tanto di concerto folcloristico alla sera. Il tutto organizzato dalla parrocchia col contributo del Comune. Cose belle e che possono anche esser condivise ma che inevitabilmente riducono la festa religiosa a festa campestre. Che dire? - Un volontario della parrocchia

 

4. … Sono un lettore assiduo della vostra rivista e vi ringrazio per la preparazione e la chiarezza che sapete offrire sui vari argomenti. Ma ogni volta che ricevo la rivista, dopo aver letto con interesse e curiosità gli articoli, mi chiedo: Come dire queste cose agli altri e come realizzare ciò che viene suggerito? Eppure dite la verità e sento che è questa la strada giusta, perché, e voi lo dimostrate, questa è la visione della liturgia secondo il pensiero della Chiesa… In realtà voi vi riferite sempre alle leggi liturgiche stabilite dalla Chiesa, ma è appunto queste leggi che fanno problema perché sembra che tutto debba essere libero, spontaneo e continuamente variabile… Tutto vero ciò che dite, ma quanti raccolgono questi insegnamenti? … Condivido con voi questa ardua missione! Un cordiale saluto da un giovane parroco

“CONVERSI AD DOMINUM”
dicembre 2013 - anno 6 - n. 4

 

1. Spettabile redazione vorrei un chiarimento: nel mio recente pellegrinaggio a Roma il nostro parroco ha celebrato sovente ad un altare laterale delle basiliche che abbiamo visitato. Ma ciò è possibile dopo la riforma del Concilio? (lettera firmata)

 

2. Un tempo i nostri sacerdoti, durante l’adorazione eucaristica stavano in ginocchio davanti all’altare, ora stanno sempre seduti o all’ambone per animare … anche il rosario è proposto dall’ambone … praticamente non si vede più il sacerdote inginocchiato e rivolto all’altare. Vi sono disposizioni in merito? (un’adoratrice)

 

3. La nostra è una chiesa molto bella, ma è sempre invasa da cartelloni e oggetti di ogni genere. Si dice per far partecipare i bambini. Anche i turisti ci ripetono che tutto questo materiale dovrebbe essere tolto almeno per un certo buon gusto, che rispetti la sacralità e la bellezza artistica della chiesa… (un sacrista)

 

4. Recandomi per la confessione in un vicino santuario sono stata colpita dalla posizione raccolta e immobile di un sacerdote raccolto in preghiera. Mi sono chiesta: ma anche i sacerdoti pregano? Siamo abituati a vederli trafelati in mille cose e anche durante la Messa sembrano tutti presi dalla conduzione del rito e pare che per loro la calma della preghiera non ci sia, impegnati come sono nel tenere desta l’attenzione della gente. Un sacerdote, dimentico di tutto e raccolto in preghiera, mi è parso una novità e mi ha colpito al punto che non ho voluto disturbarlo… (lettera firmata)

 

 

 

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