LA LITURGIA DELLE ORE – Aspetti particolari della Liturgia delle Ore – (II parte)

DON ENRICO FINOTTI

Trasmissione  Radio Maria – 12 ottobre 2019 – seconda parte

Stabiliti i criteri teologici fondamentali, possiamo considerare alcuni dei più importanti aspetti particolari riguardo ai tempi, alla struttura e ai contenuti della Liturgia delle Ore.

  1. La santificazione del giorno nelle varie Ore liturgiche [1]

La tradizione greco-romana ed ebraica sono concordi nel suddividere il giorno e la notte in dodici ore, diurne e notturne, secondo l’affermazione del Signore Gesù che disse: «Non sono forse dodici le ore del giorno? » (Gv 11,9). Nel computo romano esse sono numerate con questo ordine: ore diurne: dall’ora prima del giorno (ore 6-7 del mattino) all’ora dodicesima (ore 17-18 della sera); ore notturne: dall’ora prima della notte (18-19 della sera) all’ora dodicesima (5-6 del mattino). Un rilievo particolare viene dato all’inizio del giorno con l’ora Prima e al termine del giorno con l’ora Dodicesima: il sorgere del sole e il suo tramonto, infatti, costituiscono i due momenti più singolari dell’esperienza cosmica nella vita degli uomini. Un’evidenza speciale assumono le tre ore diurne di terza, sesta e nona, di tre ore ciascuna, che suddividono in quattro parti il giorno. Un identico schema si ripete anche per le ore notturne, che, soprattutto nel gergo militare, vengono dette vigiliae (turni di guardia). La notte é suddivisa in quattro vigiliae (o parti) di tre ore ciascuna: prima vigilia (dalle 18 alle 21), seconda vigilia (dalle 21 alle 24), terza vigilia (dalle 24 alle 3), quarta vigilia (dalle 3 alle 6 del mattino). Inoltre la durata del giorno viene stabilita in modo diverso dai Romani e dagli Ebrei: per Roma il giorno, «lo spazio che consta di 24 ore» (Can. 202 – § 1) , comincia dalla mezzanotte alla mezzanotte; per gli Ebrei il giorno inizia al tramonto del sole fino al successivo tramonto.

La Chiesa, che esordisce la sua vita nella cultura greco-romana ed ebraica, adotta nella sua liturgia il medesimo computo del tempo e la medesima numerazione delle ore del giorno che vigevano incontrastati nell’Impero Romano. Ciò risulta in modo del tutto speciale nell’impostazione della Liturgia delle Ore.

In particolare:

– Come regola generale il computo del giorno liturgico ordinario (feriale) segue il criterio romano: dalla mezzanotte alla mezzanotte; il computo del giorno domenicale o di una solennità o festa di precetto segue il criterio ebraico: dal tramonto al tramonto.

– Le Lodi (Laudes) del mattino e i Vespri della sera costituiscono i due cardini dell’Ufficio divino, le Ore principali, che a guisa di due colonne presiedono e delimitano la liturgia giornaliera. Anche il cosmo sembra commentare questi due momenti singolari dell’inizio e del termine del giorno, infatti, la stella del mattino (Lucifer) lo annunzia e l’astro della sera (Vesper) lo conclude.

– Le tre ore diurne: Terza, Sesta e Nona, assicurano che il giorno abbia il contrappunto fedele e regolare della preghiera della Chiesa, che si intreccia all’attività del giorno, temperandone la frenesia e orientandola alle realtà eterne. La Chiesa, mentre chiede la recita integrale delle tre ore diurne a coloro che sono tenuti al coro, concede che ordinariamente i sacerdoti e i fedeli possano assolvere le tre ore diurne in un’unica ora, l’Ora media.

– L’ora di Compieta completa l’Ufficio diurno ed introduce nel silenzio delle ore notturne con l’abbandono fidente nelle braccia della vigile Provvidenza divina.

– La preghiera notturna, detto un tempo Mattutino o Notturno ed oggi «Ufficio di lettura», santifica (almeno nell’ambito monastico) alcune parti della notte, di diversa estensione a seconda delle tradizioni liturgiche. L’antico schema, che suddivideva l’Ufficio della notte in tre «notturni», pur essendo un’unica celebrazione, alludeva all’analogia con le tre ore diurne (Terza, Sesta e Nona) abbracciando idealmente l’intero arco della notte. La tradizione romana ha fissato il tempo del Notturno nella quarta vigilia al canto del gallo (in galli cantu), terminandolo poi con le Lodi mattutine al sorgere del sole (in ortu solis).

– La «Veglia domenicale», raccomandata anche nell’Ufficio attuale, conserva l’antichissima tradizione apostolica del vegliare in preghiera nella notte che precede la domenica. Tale Veglia poteva estendersi per l’intera notte (pannukia) fino concludersi con la celebrazione al sorgere del sole (primo mane) del Sacrificio divino. La solenne Veglia pasquale ne é l’erede più insigne, anche se oggi viene alquanto circoscritta nella seconda veglia della notte (dalle 21 alle 24) e conclusa verso la mezzanotte. La Veglia domenicale ordinaria, comunque sempre possibile, é un’estensione dell’Ufficio di lettura ed é opportunamente celebrata nella prima parte della notte nel tempo successivo ai primi vespri.

– I «primi vespri» introducono, fin dalla sera antecedente, sia la domenica, sia le solennità e le feste di precetto. Essi costituiscono un mirabile portale di ingresso al giorno del Signore o alla solennità liturgica in modo da richiamare l’importanza di questi giorni solenni. La celebrazione dei primi vespri trova la sua motivazione storica nell’assunzione da parte della Chiesa del computo ebraico, che stabiliva l’inizio del giorno festivo fin dal tramonto (vespro) della vigilia.

Come si può notare si tratta di un complesso numericamente significativo di Ore, che santificano l’intero corso del giorno e della notte: «Sette volte al giorno io ti lodo» canta il salmo 119, 164. Ed ecco le sette Ore liturgiche giornaliere che formano la Liturgia delle Ore: Ufficio di lettura (o Notturno), Lodi, Terza, Sesta, Nona, Vespri e Compieta. E’ pure interessante osservare che i primi vespri domenicali o festivi portano il numero delle Ore a otto, richiamando quella pienezza del compimento nel giorno ottavo della beata eternità.

Le Ore canoniche non sono relative soltanto ai diversi momenti temporali del giorno e della notte, ma celebrano pure i misteri salvifici che in quelle precise Ore si compirono, soprattutto ricordano i principali eventi della Passione del Signore. Ed ecco che:

  • l’Ufficio notturno allude al mistero dell’Incarnazione che nel cuore della notte ebbe il suo esordio secondo le note parole bibliche: «Nel quieto silenzio che avvolgeva ogni cosa, mentre la notte giungeva a metà del suo corso, il tuo Verbo onnipotente, o Signore, é sceso dal cielo, dal trono regale» (cfr. Sap 18,14-15);
  • le Lodi mattutine celebrano il mistero della risurrezione del Signore secondo l’indicazione evangelica: «Risuscitato al mattino del primo giorno dopo il sabato» (Mc 16, 9);
  • le tre Ore diurne minori ricordano: Terza: la discesa dello Spirito Santo e la crocifissione del Signore (At 2,15 e Mc 15, 25) – Sesta: l’agonia del Signore (Mc 15,33) – Nona: la morte in croce (Mc 15,34);
  • i Vespri celebrano con spiccata evidenza il Sacrificio della sera: quello cruento sul Calvario e quello incruento nel Cenacolo;
  • Compieta allude all’avvento ultimo del Signore, quando la fine di tutte le cose sarà compita.

La Liturgia delle Ore quotidiana rappresenta quasi un Anno liturgico in miniatura, coronando ogni giorno col ricordo delle principali fasi della nostra Redenzione: dall’Incarnazione alla Parusia.

Si distinguono le Ore maggiori e le Ore minori. Sono dette maggiori: l’Ufficio di lettura (o Notturno), le Lodi mattutine e i Vespri serali; sono dette minori: Terza, Sesta, Nona e Compieta. Questa distinzione risale all’antichità ed attesta il graduale sviluppo dell’Ufficio divino nei secoli. Infatti, le Ore maggiori, celebrate quotidianamente nella comunità cristiana e presiedute dal vescovo o dal presbitero, fanno parte della cosiddetta liturgia cattedrale e sono rivolte a tutto il popolo; le Ore minori, supplementari e integrative dell’ufficio cattedrale, erano riservate alle comunità contemplative e facevano parte della liturgia monastica. Attualmente tuttavia l’Ufficio divino, pur distinto in ore maggiori e minori, dev’essere inteso nella completezza di tutte le sue sette Ore canoniche.

La piena comprensione della Liturgia delle Ore richiede la percezione della centralità del divin Sacrificio (Messa) come fulcro attorno al quale le Ore canoniche ruotano a guisa di pianeti intorno al sole. Infatti, il culto liturgico quotidiano é inteso dalla Chiesa come l’intero complesso formato dalla Messa del giorno circondata dalle Ore dall’Ufficio divino, che ne estendono il mistero nell’intero corso del giorno e della notte. I diversi aspetti del mistero celebrato nella Messa si riflettono in molti elementi propri delle Ore dell’Ufficio, in modo che da un lato esse preparano alla Messa e dall’altro ne estendono la grazia nelle ore della giornata.

 

  1. I diversi elementi della Liturgia delle Ore [2]

Consideriamo ora i molteplici e singolari elementi che compongono le Ore canoniche.

– I salmi, i cantici dell’Antico e del Nuovo Testamento e i cantici Evangelici. L’Apostolo raccomanda: «Ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali con inni e cantici spirituali» (Col 3, 16). La tradizione apostolica, erede della liturgia ebraica, imposta l’Ufficio divino sul canto dell’intero salterio, che in antico veniva assolto in una settimana e nel novus ordo é distribuito nell’arco delle quattro settimane. Ai salmi sono intrecciati alcuni cantici dell’Antico Testamento (cfr. Lodi e Vigilia domenicale) e del Nuovo Testamento (cfr. Vespri). Nell’Ufficio vigente la salmodia complessiva quotidiana é formata da dodici «salmi» tra salmi e cantici: il bel numero ricorda la «regola dell’Angelo», che in antico riguardava le dodici lezioni dell’Ufficio notturno. I cantici evangelici stanno al vertice delle Ore principali: il Benedictus alle Lodi mattutine e il Magnificat ai Vespri serali. A Compieta si canta il Nunc dimittis quale sereno affidamento al termine del giorno e alla soglia della notte. «I cantici evangelici abbiano il medesimo onore, la medesima solennità e dignità di cui si é soliti circondare il Vangelo, quando si ascolta» (PNLO, 138).

– Le antifone sono normalmente estratte da versetti specifici del salmo a cui servono, oppure sono composizioni fatte sul tema della festa o del Santo celebrato.

– Le letture brevi sono caratteristiche peculiari delle ore dell’Ufficio divino. Sono brevi per rispettare il carattere prevalentemente laudativo (latreutico) del medesimo e si proclamano a modo di capitolo, senza titolo e chiusura. Nell’Ufficio notturno invece vi sono letture più lunghe: la lettura biblica, la lettura patristica o agiografica e nella veglia domenicale si proclama pure il Vangelo della risurrezione.

– Gli inni sono splendide composizioni ecclesiastiche intonate all’Ora o al mistero del giorno. Essi introducono sempre ogni Ora. Il Te Deum é il re degli inni dell’Ufficio, che si canta a conclusione dell’Ufficio notturno domenicale e festivo, quando nella Messa vi é il Gloria.

– I responsori brevi seguono alla lettura breve delle Lodi, dei Vespri e di Compieta, mentre i versetti concludono la lettura breve delle Ore minori di Terza, Sesta e Nona. Le lezioni dell’Ufficio di lettura hanno un responsorio lungo, che raccoglie in sintesi i temi della lettura proclamata.

– Le intercessioni delle Lodi e dei Vespri si concludono col Pater, che con quello della Messa propone l’antica tradizione apostolica dei tre Pater giornalieri (mattino, mezzogiorno e sera).

– Le orazioni conclusive sono tolte dal salterio ordinario (per annum) o dal proprio del tempo o della festa o anche dal comune dei Santi in analogia con la Messa.

– L’Ufficio giornaliero esordisce e si conclude con elementi singolari:

l’Invitatorio si apre col versetto: Domine labia mea aperies e prosegue col salmo 94, intercalato   dal responsorio variabile secondo i tempi e le feste; al termine della Competa, ossia del giorno liturgico, si canta l’Antifona mariana: Alma redemptoris Mater (Avvento-Natale), Ave Regina caelorum (Quaresima), Regina caeli (Tempo pasquale) Salve Regina (per annum). Ve ne sono poi altre alternative.

Ciascuna delle Ore presenta un identico schema rituale così strutturato:

Versetto introduttivo: Deus in audiutoriumGloria Patri…(con inchino)

Inno del tempo o della festa.

Salmodia con i tre «salmi»

Lettura breve o letture lunghe nel Notturno

Responsorio breve o lungo nel Notturno

Cantico evangelico, vertice della celebrazione (Lodi, Vespri e Compieta)

Intercessioni e Pater (Lodi e Vespri)

Orazione conclusiva

Benedizione e congedo

La Compieta é introdotta dall’Atto penitenziale e conclusa dall’Antifona mariana.

 

  1. Coloro che celebrano la Liturgia delle Ore [3]

Possiamo distinguere tre categorie di persone alle quali incombe il «soave dovere» di celebrare la Liturgia delle Ore: i Sacerdoti, i Religiosi, la Chiesa locale, i singoli Fedeli.

– I Sacerdoti. Dal momento che la Liturgia delle Ore é in primo luogo la stessa preghiera che il Verbo incarnato, il Cristo Gesù nostro Signore, ha portato dal cielo in questa terra d’esilio, si intende che ministri primari dell’Ufficio divino siano coloro che, consacrati dal carattere sacerdotale, mediante il sacramento dell’Ordine, sono configurati a immagine di Lui, Sommo ed eterno Sacerdote. I Vescovi, i Presbiteri e i Diaconi hanno, quindi, il dovere di tener sempre viva nella Chiesa la lode perenne, benedicendo Dio, uno e trino, a nome di Cristo e della Chiesa, suo mistico corpo e sposa immacolata. Per questo già nell’Ordinazione diaconale risuona questa domanda: «Vuoi […] adempiere fedelmente l’impegno della Liturgia delle Ore […] insieme con il popolo di Dio per la Chiesa e il mondo intero? ».

La Liturgia delle Ore è affidata in modo particolare ai ministri sacri. Per questo incombe loro l’obbligo personale di celebrarla, anche se assente il popolo […]. La Chiesa, infatti, li deputa alla Liturgia delle Ore perché il compito di tutta la comunità sia adempiuto in modo sicuro e costante almeno per mezzo loro, e la preghiera di Cristo continui incessantemente nella Chiesa (PNLO, 28).

I vescovi, dunque, i sacerdoti e i diaconi aspiranti al sacerdozio, che hanno ricevuto dalla Chiesa il mandato di celebrare la Liturgia delle Ore, hanno l’obbligo di assolvere ogni giorno tutte le Ore (cf CIC, cc. 276 § 3; 1174 § 1), osservando, per quanto è possibile, il loro vero tempo (PNLO, 29). 

– I Religiosi. E’ nella natura della vita religiosa, soprattutto contemplativa, assolvere in primo luogo l’Ufficio divino, in comunione con la Chiesa a pro del popolo santo e per la salvezza del mondo.

Le comunità dei canonici, dei monaci, delle monache e degli altri religiosi che, in forza della loro Regola o delle loro Costituzioni, celebrano, con il rito comune o con un rito particolare, integralmente o parzialmente, la Liturgia delle Ore, rappresentano in modo speciale la Chiesa orante: esse esprimono, infatti, più pienamente il modello della Chiesa che senza interruzione e con voce concorde loda Dio, e assolvono il compito di «collaborare» innanzitutto con la preghiera, «all’edificazione e all’incremento di tutto il Corpo mistico di Cristo e al bene delle Chiese particolari»101. Questo va detto soprattutto per coloro che fanno vita contemplativa (PNLO, 24).

– La Chiesa locale.  L’Ufficio divino é la preghiera pubblica e comune dell’intero popolo di Dio in quanto tale e per questo la sua natura si esprime con massima evidenza quando viene celebrato pubblicamente nella cattedrale, nella parrocchia e nelle chiese in genere ed é egregiamente presieduta dal Vescovo, dal Parroco o da altro ministro sacro.

La Liturgia delle Ore, come tutte le altre azioni liturgiche, non è un’azione privata, ma appartiene a tutto il Corpo della Chiesa, lo manifesta e influisce in esso91. La sua celebrazione ecclesiale è posta nella sua più piena luce – e per questo è sommamente consigliata – quando la compie la Chiesa locale con il proprio vescovo, circondato dai presbiteri e dai ministri92; «in essa è veramente presente e opera la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica, apostolica» (PNLO, 20).

Le altre assemblee di fedeli curino anch’esse, e possibilmente in chiesa, la celebrazione comunitaria delle Ore principali. Fra queste assemblee hanno un posto preminente le parrocchie, vere cellule della diocesi, organizzate localmente sotto la guida di un pastore che fa le veci del vescovo. Esse «rappresentano in certo modo la Chiesa visibile stabilita su tutta la terra» (PNLO, 21).

– I singoli Fedeli. La Chiesa raccomanda anche la recita individuale dell’Ufficio da parte dei Fedeli, singoli o riuniti insieme. Essi in tal modo si uniscono alla preghiera ufficiale della Chiesa e ne ricevono una singolare grazia. Tra tutti i gruppi la Chiesa indica la famiglia cristiana come un luogo privilegiato per la preghiera delle Ore nella vita ordinaria dei fedeli laici.

Anche i laici riuniti in convegno, sono invitati ad assolvere la missione della Chiesa, celebrando qualche parte della Liturgia delle Ore, qualunque sia il motivo per cui si radunano o quello della preghiera o dell’apostolato o altro. È necessario, infatti, che imparino ad adorare Dio Padre in spirito e verità anzitutto nell’azione liturgica, e si ricordino che mediante il culto pubblico e la preghiera raggiungono tutti gli uomini e possono contribuire non poco alla salvezza di tutto rimondo.

È cosa lodevole, infine, che la famiglia, santuario domestico della Chiesa, oltre alle comuni preghiere celebri anche, secondo l’opportunità, qualche parte della Liturgia delle Ore, inserendosi così più intimamente nella Chiesa (PNLO, 27).

 

Conclusione

La Chiesa, con una sua splendida orazione, prepara gli animi dei sacerdoti e di tutti coloro che si accingono a pregare il divino Ufficio, in modo che tale atto sublime sia gradito alla divina Maestà e fruttuoso per la nostra santificazione. In particolare l’orazione mette in luce l’intima comunione con Cristo, unica voce che il Padre ascolta e unico varco per aver accesso al canto delle sedi celesti.

 

Apri, o Padre, le mie labbra

per benedire il tuo santo nome:

purifica il mio cuore

dai pensieri inutili, iniqui e inopportuni;

illumina la mia mente, infiamma il mio cuore

affinché possa recitare questo Ufficio

in modo degno, attento e devoto

e meriti di essere esaudito

al cospetto della tua Divina Maestà.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Signore Gesù, adempio il mio servizio divino

in unione a quella divina intenzione

con la quale tu stesso

elevasti le lodi a Dio qui in terra.

 

 

[1] Cfr. PNLO, Cap. II, nn. 34-99.

[2] Cfr. PNLO, Cap. III, nn. 100-203.

[3] Cfr. PNLO, Cap. I, nn. 20-33.

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