COME POSSIAMO INGINOCCHIARCI SE IN CHIESA HANNO TOLTO GLI INGINOCCHIATOI?

A CURA DELLA REDAZIONE

Togliere dalla chiesa gli inginocchiatoi sarebbe come togliere le sedia in una sala da pranzo. Infatti le altre pose corporali, previste dalla liturgia, quali star in piedi,star seduti e muoversi in corteo, sono comuni a qualunque altro raduno sociale. Soltanto lo stare in ginocchio è esclusivo e tipico di un atto di culto, richiama quindi alla preghiera e alla relazione col Dio trascendente. Il fedele che si inginocchia e ancor più un popolo che si inginocchia affermano la sacralità dell’azione e del luogo dove si celebra. Togliere il segno visibile e permanente della prostrazione, ossia gli inginocchiatoi, infligge un colpo mortale all’identità e alla sacralità delle nostre chiese. Il fatto che si voglia sostituire un tale gesto con lo stare inchinati, in relazione all’uso liturgico degli orientali, non risolve il problema, perché, da un lato non fa parte della tradizione liturgica latina, che ha pieno diritto ad essere riconosciuta e rispettata; dall’altro lato nelle sacre Scritture si parla in modo esplicito ed inequivocabile dello stare in ginocchio. Basterebbe pensare all’inno della lettera agli Efesini: «Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre » (Fil 2,10-11). Oppure alle note parole di san Paolo: « Io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome» (Ef 3, 14). Il Signore stesso si inginocchiò, soprattutto nel momento supremo della sua passione, quando si prostrò pure a terra in una intensa e drammatica orazione.

Quante volte Pietro, gli apostoli e i miracolati di ogni genere si prostrarono, stupiti e grati, davanti al Signore, che li aveva beneficati. Senza indugiare oltre in tali riferimenti biblici, bastino questi pochi accenni per giustificare l’interrotta tradizione liturgica della Chiesa in tal senso. Inoltre sarebbe indulgere ad un insano archeologismo voler giustificare la rimozione degli inginocchiatoi col pretesto dell’assetto delle antiche basiliche o della posizione generalmente eretta dei fedeli durante le celebrazioni liturgiche di quei primi tempi. Infatti, la Chiesa, mossa dallo Spirito Santo, ha certamente accettato un coerente sviluppo della coscienza orante del popolo di Dio, che, nella successione dei secoli, volle esprimere con più efficacia simbolica il senso dell’adorazione, coinvolgendo maggiormente anche la gestualità corporea in corrispondenza ai moti interiori dell’anima.

Ed ecco che il cristiano ha diritto di trovare nella chiesa gli strumenti adatti per una completa espressione delle sue pratiche liturgiche e devozionali. Il tabernacolo con la presenza permanente della santissima Eucaristia è il centro di ogni chiesa e l’orientamento primario per un fedele cattolico. Davanti ad esso ogni buon cristiano si prostra in adorazione. Questo è infatti il primo gesto che ogni vero credente deve porre appena entrato in chiesa. Non è possibile che l’entrata nelle chiese si riduca ad una visita superficiale, senza pietà e senso del sacro. Sempre infatti un vero cristiano prima di una eventuale visita museale o culturale saprà individuare il SS. Sacramento ed adorarlo in modo conveniente. L’inginocchiatoio sta lì per ricordargli quel suo peculiare dovere.

Ma veniamo alle celebrazioni liturgiche. Esse richiedono, per l’esigenza interna dei riti e delle preci, la presenza degli inginocchiatoi, possibilmente per tutti i fedeli. Nella Messa ci si inginocchia sicuramente al momento della Consacrazione, ma anche durante l’intera Prece eucaristica e nei riti di comunione, sia all’Ecce Agnus Dei, sia eventualmente per ricevere la santa Comunione e fare il necessario ringraziamento (cfr. MR, editio typica tertia, 2001). Il culto eucaristico fuori della Messa (esposizione, adorazione, benedizione) esige che l’intero popolo stia inginocchiato. Durante le ordinazioni sacramentali (del vescovo, presbitero e diacono) l’assemblea liturgica sta in ginocchio per il canto prolungato e solenne delle litanie dei Santi. Nella vigente liturgia della Riconciliazione ci si inginocchia per l’atto penitenziale e il penitente si inginocchia davanti al confessore durante la Confessione sacramentale. Ancor più il gesto è connaturale ai pii esercizi: si pensi alla recita del santo Rosario, alla Via crucis e tanti atti devozionali davanti alle reliquie o alle immagini sacre. Voler relativizzare tutto questo o addirittura ritenerlo per principio inadeguato o superato per un cristiano ‘maturo’ manifesterebbe con certezza un pensiero non cattolico.

Da questi pochi accenni si vede quanto sia lontano dalla mente della Chiesa l’abolizione della genuflessione e dello stare genuflessi e come sia previsto per molti e importanti riti tuttora vigenti, che senza tale gesto sarebbero alquanto compromessi.

E’ evidente che non è cosa di poco conto l’eliminazione degli inginocchiatoi in quanto tale assenza produce a poco a poco alla perdita di tale gesto e all’assunzione di una mentalità del tutto secolarizzata negli stessi gesti liturgici. Di qui la riduzione nefasta delle chiese a sale multiuso: per conferenze, per concerti, per eventi culturali, per opere di beneficienza e infine per autentici atti di palese profanazione. Ed è così che Dio è scacciato dal suo tempio e si affretta il tempo nel quale Egli stesso dovrà intervenire col rigore della giustizia nello stesso modo che allora scacciò i venditori del tempio di Gerusalemme.

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