ALCUNE CONSIDERAZIONI RIGUARDO AL RUOLO DELLA GUIDA LITURGICA STRAORDINARIA

A cura della Redazione

7 maggio 2018

Molti operatori liturgici chiedono spiegazioni sul loro ruolo di guida nell’azione liturgica in assenza del presbitero e riguardo al luogo che devono occupare nella celebrazione.

La domanda si presta ad una risposta più ampia in ordine alla presidenza dei vari ministri secondo la loro identità teologica.

1.  Il vescovo usa la cattedra soltanto per presiedere la liturgia, normalmente rivestito degli abiti pontificali. Quando, invece, assiste ad una celebrazione non sta alla cattedra, ma, indossando l’abito corale, si pone in un seggio diverso appositamente predisposto:“Qualora il vescovo non presieda nel modo più sopra descritto (CE 175-185), partecipi alla messa rivestito di mozzetta e rocchetto, tuttavia non alla cattedra, ma in un luogo più adatto per lui preparato” (CE 186).

La norma evidenzia l’alta considerazione che la tradizione liturgica riserva alla cattedra e quanto sia importante la tutela del suo simbolismo: il vescovo per primo è chiamato ad avere un particolare rispetto verso il luogo nel quale esercita il suo magistero e ad usarlo con competenza e venerazione.

2.  In analogia col vescovo anche il presbitero deve usare la sede nel modo dovuto e nei riti stabiliti, alimentando innanzitutto in se stesso il senso sacro della sede e curando che tale luogo sia adeguato e circondato di rispetto.

3.  Il diacono: Quando il diacono presiede la celebrazione, si comporta nei modi richiesti dal suo ministero, nei saluti, nelle orazioni, nella lettura del Vangelo e nella omelia, nella distribuzione della comunione e nel congedo dei partecipanti con la benedizione. Egli indossa le vesti proprie del suo ministero, e cioè il camice con la stola, e secondo l’opportunità, la dalmatica, e usa la sede presidenziale (Christi ecclesia, 38).

Al diacono, in assenza del presbitero, è concesso l’uso della sede presidenziale in quanto è investito del sacramento dell’Ordine e perciò sta davanti all’assemblea liturgica sul versante dei ministri ordinati, che hanno il compito di presiedere la preghiera pubblica e comune della Chiesa. Su questa base anche per il diacono, come per il presbitero, si usa il termine presiedere. Al contempo si deve dire che se il diacono è insignito della dignità del primo grado dell’Ordine sacro, non agisce tuttavia in persona Christi capitis. In tale prospettiva l’uso della sede presidenziale da parte del diacono potrebbe costituire un tema di dibattito: come in cattedrale il presbitero non usa la cattedra, riservata unicamente al vescovo, così il diacono non dovrebbe usare la sede, riservata al presbitero e guidare invece la celebrazione dal suo seggio  nel presbiterio.

4.  Le molte comunità ormai senza un servizio liturgico quotidiano a causa dell’assenza del ministro ordinato si impegnano lodevolmente a celebrare alcuni atti liturgici e pii esercizi con la guida di religiosi e laici a ciò preparati. La normativa è adeguatamente descritta nel Direttorio sulle celebrazioni domenicali in assenza del presbitero (Christi ecclesia):

Il laico che guida i presenti si comporta come uno tra uguali, come avviene nella liturgia delle ore, quando non presiede il ministro ordinato, e nelle benedizioni, quando il ministro è laico (“Il Signore ci benedica…”, “Benediciamo il Signore…”). Non deve usare le parole riservate al presbitero o al diacono, e deve tralasciare quei riti, che in un modo assai diretto, richiamano la messa, ad es. : i saluti, soprattutto “Il Signore sia con voi” e la forma di congedo che farebbe apparire il laico moderatore come un ministro sacro.

Porti una veste che non sia disdicevole a questo ufficio, o porti la veste eventualmente stabilita dal vescovo. Non deve usare la sede presidenziale, ma venga piuttosto preparata un’altra sede fuori del presbiterio. L’altare, che è la mensa del sacrificio e del convito pasquale, sia usato solamente per deporvi il pane consacrato prima della distribuzione dell’eucaristia (Christi ecclesia, 39-40).

Il laico (o religioso/a) quindi non presiede, ma guida l’azione liturgica e si comporta come uno tra uguali. Ciò deve chiaramente risultare dalle formule usate e da un seggio che viene predisposto fuori dal presbiterio: il presbiterio è infatti riservato ai ministri ordinati, così come la sede presidenziale: In mancanza del sacerdote o del diacono, colui che presiede l’Ufficio è soltanto uno tra uguali; non entra in presbiterio, non saluta, né benedice il popolo (PNLO 258).

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